A DIFESA DELLE COSTE LE PIANTE “ACCHIAPPA PLASTICA”

Lo sparto pungente e la gramigna delle spiagge sono una barriera verde che impedisce la diffusione dei rifiuti nelle zone più lontane dal mare. La conferma da uno studio dell’Università di Pisa.

AMBIENTE
Susanna Bagnoli
A DIFESA DELLE COSTE LE PIANTE “ACCHIAPPA PLASTICA”

Lo sparto pungente e la gramigna delle spiagge sono una barriera verde che impedisce la diffusione dei rifiuti nelle zone più lontane dal mare. La conferma da uno studio dell’Università di Pisa.

Sono tipiche della vegetazione delle dune del mediterraneo e sono una vera e propria barriera verde che protegge le coste contro l’invasione della plastica. Sono lo sparto pungente e la gramigna delle spiagge, le radici molto ramificate e la loro conformazione agiscono infatti come delle vere e proprie ‘trappole’ per limitare la dispersione dei rifiuti. La conferma dell’importante ruolo svolto da queste piante arriva da un progetto, condotto da un team dell’Università di Pisa coordinato dalla Dott.ssa Daniela Ciccarelli, ricercatrice presso il Dipartimento di Biologia, a partire da uno studio fatto sui rifiuti di alcune spiagge del litorale toscano e pubblicato su Marine Pollution Bulletin, diventato poi la tesi di laurea magistrale in Biologia marina del Dott. Alessio Mo.

Il team al completo dell’Università di Pisa che ha condotto la ricerca è composto da Alessio Mo, Marco D’Antraccoli, Gianni Bedini e Daniela Ciccarelli. Questo gruppo di lavoro ha iniziato, appunto, da una sorta di censimento dei rifiuti marini, prendendo in esame tre spiagge del litorale toscano: Calambrone, Lecciona e Bufalina, la prima a sud della foce del fiume Arno e le ultime due a nord, siti in cui si depositano maggiormente i detriti a causa delle correnti. E spiagge frequentate dall’uomo.

“Si tratta di un’idea nata dal nostro team che studia da diversi anni la vegetazione delle spiagge e delle dune costiere – spiega la Dott.ssa Daniela Ciccarelli – le zone balneari su cui abbiamo condotto l’osservazione non sono state scelte a caso. Volevamo capire il legame tra rifiuti e presenza dell’uomo, attraverso un monitoraggio condotto in due momenti: a maggio, prima dell’inizio della stagione balneare e poi a ottobre a fine stagione. E poi se vi era una correlazione con la presenza o meno della vegetazione”. Primo risultato dell’indagine, i rifiuti intercettati sono per lo più plastiche di natura polimerica (85%), poi sono stati trovati carta e cartone (3,6%) e infine legno lavorato (3,1%). Per quanto riguarda la relazione tra la vegetazione delle dune e i rifiuti presenti, qui l’osservazione ha condotto alla ‘scoperta’ della decisiva capacità delle piante spontanee che crescono sulle dune, le graminacee, di ‘trattenere’ i rifiuti. Racconta Ciccarelli: “Abbiamo visto che là dove i sistemi dunali sono conservati, quindi ci sono le piante tipiche come lo sparto pungente e la gramigna delle spiagge, questi hanno la capacità di fare come da barriera per i rifiuti. La plastica resta intrappolata nelle piante, ecco perché abbiamo parlato di piante ‘acchiappa plastica’. Fenomeno importante perché consente di salvare le zone più interne, retrodunali, dall’invasione dei rifiuti”.

Quindi diventa più che mai decisivo proteggere le dune con la loro vegetazione spontanea, che adesso sappiamo essere un valido ostacolo contro la dispersione e la diffusione del nemico numero uno dell’ambiente. Sull’impatto dell’uomo sulle tre spiagge i riscontri sono stati differenti. Spiega Ciccarelli, “A Calambrone non abbiamo trovato differenze tra l’inizio della stagione balneare e dopo la fine. Lì è molto attiva una comunità del territorio che è impegnata a pulire la spiaggia e fanno un buon lavoro. Per la Lecciona e la Bufalina abbiamo trovato differenze tra prima e dopo la stagione, con cicche di sigaretta e sacchetti di plastica. Quelle sono spiagge in cui c’è un impatto antropico evidente”. D’altronde è sempre l’uomo, con i suoi comportamenti, a fare la differenza, a volte in meglio quando si prende cura dell’ambiente che ‘consuma’, a volte invece in peggio