A PRANZO E CENA FACCIAMO IL BIS

È partita la campagna promossa da Anci e Mite contro lo spreco di cibo. Obiettivo, ridurre i rifiuti e contribuire alla salvaguardia del pianeta.

AMBIENTE
Francesca Tomassini
A PRANZO E CENA FACCIAMO IL BIS

È partita la campagna promossa da Anci e Mite contro lo spreco di cibo. Obiettivo, ridurre i rifiuti e contribuire alla salvaguardia del pianeta.

Contro lo spreco si chiede il “BIS”. Un’apparente contraddizione in termini che invece racchiude il senso della campagna omonima promossa da Anci e Mite, la prima a livello nazionale, contro lo spreco alimentare e in favore della salvaguardia del pianeta. Obiettivo, salvare dai rifiuti gli avanzi di cibo e risparmiare le risorse necessarie per farlo arrivare a tavola. Per raggiungerlo, questa volta l’aiuto viene dai ristoratori che hanno aderito al progetto e mettono a disposizione le food bag.

Una doggy bag 2.0, che non ha più bisogno di nascondersi dietro l’affetto verso gli amici a quattro zampe per mascherare la necessità – perché la doggie è nata negli anni ’40 in pieno dopoguerra – di portare gli avanzi a casa, e che fonda la sua nuova ragion d’essere sui tre pilastri del concept della nuova campagna: buono, intelligente, sostenibileBIS, appunto. Se la forma è classica, un contenitore in alluminio riciclabile con cui portarsi via quello che non si riesce a consumare al tavolo, colori e scritte sul packaging mettono subito in chiaro spirito e dinamiche. Non solo. Nel nome della salute del pianeta, il comportamento virtuoso, ecologico, antispreco, diventano il superpotere in grado di neutralizzare quel senso di vergogna e imbarazzo, forse principalmente italiano, a chiedere l’asporto di quel che resta nel piatto.

Gli stessi chef, senza distinzione di stelle, invitano i propri clienti a portarsi il cibo a casa alzando il livello da una questione meramente economica, a un fatto etico e di rispetto per il loro lavoro. Testimonial di tutta l’operazione è Neri Marcorè che nel 30 secondi di spot  prodotto per il lancio, invita gli italiani a portare via il cibo avanzato nel piatto per fare il bis… a casa. Ad oggi, sono circa settanta le attività sulla Penisola che hanno abbracciato il progetto. Ognuna ha ricevuto il kit di benvenuto di circa 200 vaschette (omaggio del Consorzio Cial) e materiale di comunicazione da esporre nei propri locali. Fra i benefit la pubblicazione dei riferimenti di tutti i ristoratori su una pagina web dedicata, dove sono indicati indirizzi e offerta gastronomica, che Anci si è impegnata a diffondere a livello nazionale anche attraverso accordi con guide turistiche e portali di ricerca. Dulcis in fundo, la riduzione sulla tassa dei rifiuti prevista dalla legge 143/2003 nei confronti delle utenze non domestiche che adottano misure per ridurre o prevenire la produzione dei rifiuti. Un esperimento, per ora, i cui risultati saranno raccolti e analizzati per costituire future linee di indirizzo dei progetti in questo ambito.

Non è la prima volta che si prova a lanciare “il cuore” oltre l’ostacolo. Qualche anno fa, un tentativo analogo era stato fatto con Rimpiattino. Un’idea tutta italiana, a partire dal nome che voleva rimpiazzare l’ennesimo anglicismo, e che nelle intenzioni di Fipe e Comieco, i promotori dell’iniziativa, si poneva l’obiettivo anche in quel caso di contrastare lo spreco e limitare i rifiuti. Cifre che da tempo suonano come un vero e proprio campanello d’allarme, 4milioni di tonnellate di scarti l’anno a livello domestico e 240mila solo nella ristorazione, che hanno generato, di necessità virtù, l’alleanza fra istituzioni e imprese per cercare di mettere un freno e invertire la rotta.