A ROMA IL PRIMO OSPEDALE PUBBLICO PER CANI E GATTI

Sarà gratuito. In Piemonte le associazioni animaliste chiedono al governatore Ciro una legge che metta finalmente fine alla pratica di tenere i cani legati alla catena.

AMBIENTE
Chiara Grasso*
A ROMA IL PRIMO OSPEDALE PUBBLICO PER CANI E GATTI

Sarà gratuito. In Piemonte le associazioni animaliste chiedono al governatore Ciro una legge che metta finalmente fine alla pratica di tenere i cani legati alla catena.

Il cane è un animale sociale, che vive per il suo branco, per correre, esplorare, scoprire, essere stimolato e attivato dall’ambiente che lo circonda. È un lupo, in fondo. Eppure, migliaia di cani in Italia sono ad oggi ancora costretti a vivere legati alla catena, come fossero poco più di una bicicletta. Legati e privati di ogni esigenza etologica specie-specifica, da soli, al freddo, al caldo, di giorno e di notte. Cani obbligati a vivere reclusi in pochi mq a cui viene impedita la corsa, l’esplorazione, il profumo dell’erba fresca, la compagnia di altri cani. La cosa più grave è che in tantissime regioni italiane tutto questo è ancora legale e impunito.

Per questo, le associazioni Save the dogs, Animal law Italia, Green impact e Fondazione cave canem hanno consegnato cinquemila firme al presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio per chiedere di modificare una normativa in vigore dal lontano 1993 che, ancora oggi, permette tutto questo. Il governatore Ciro ha sottolineato che “il Piemonte è all’avanguardia per la prevenzione del randagismo e la tutela degli animali”, e ha anticipato che la Regione a breve interverrà con un provvedimento riguardante la custodia dei cani con la catena.

Nella lettera inviata alla Regione dalle Associazioni, si legge: «Nonostante l’accresciuta sensibilità dei cittadini al benessere degli animali e alle loro esigenze etologiche, difatti, sono moltissimi i cani tuttora tenuti alla catena per lunghi periodi di tempo. Il Piemonte è tra le Regioni che hanno una legge formulata in modo inadeguato, in quanto consente la detenzione dei cani alla catena forse anche per tutta la loro vita. Al confronto con le normative più evolute, la legge regionale del Piemonte risulta quindi obsoleta e inefficace per la prevenzione di un fenomeno considerato inaccettabile dalla collettività e quindi vietato non soltanto in molte regioni italiane ma anche a livello internazionale. Il Piemonte, insieme alle poche altre regioni che non si sono ancora dotate di una disciplina normativa efficace sul tema (Molise, Provincia autonoma di Trento, Provincia autonoma di Bolzano, Calabria, Val d’ Aosta, Sardegna, Toscana, Friuli-Venezia Giulia) dovrebbe urgentemente modificare la propria normativa, per garantire il rispetto degli standard più moderni e adeguati di tutela e benessere dei cani».

Sempre per la stessa causa, nel marzo 2021, Green Impact e Save the Dogs hanno pubblicato il rapporto “Verso il divieto di tenere i cani alla catena” a cui hanno contribuito esperti nazionali e internazionali, tra cui gli etologi. Enrico Alleva e Adam Miklosi. Gli scienziati e i ricercatori che hanno lavorato al Rapporto concordano che la vita di un cane costretto alla catena è, in sé e per sé, una forma di maltrattamento, con conseguenze oggettive sullo stato psicologico, emotivo e fisico dell’animale. È stato infatti confermato che detenere i cani in questo modo è equiparabile al maltrattamento, dato che ha grosse conseguenze sul loro benessere. Oltre ai tipici comportamenti stereotipati (come fare avanti indietro o girare su loro stessi), gli animali rischiano danni cerebrali e vivono uno stress enorme.

La modifica della norma sembra raccogliere consensi trasversali in Consiglio Regionale, ma resta l’opposizione di Coldiretti e degli agricoltori, sostenuti dalla Lega, che chiedono una deroga per le cascine. “Se il divieto della detenzione a catena è passato nella regione italiana con la maggiore presenza di aziende zootecniche, la Lombardia, non si capisce perché non possa essere accolto dagli agricoltori in Piemonte” commenta piemontesi commenta il Dr. Enrico Moriconi, Garante per i Diritti degli Animali del Piemonte. “La Regione potrebbe finanziare la realizzazione di box adeguatamente ampi per il contenimento degli animali che vivono in contesti rurali”

E dalla speranza di un nuovo regolamento che tuteli il benessere dei cani in Piemonte, ad un’altra buona notizia che arriva, sempre in questi giorni, dalla capitale. Accanto al canile della Muratella, storico rifugio di Roma, infatti, sorgerà presto il primo ospedale veterinario gratuito. Lo ha annunciato l’assessorato all’Ambiente, aggiungendo che saranno stanziati 150.000€ iniziali per un totale complessivo che si stima intorno ai 3,5 milioni.

Già da diversi anni il comune di Roma offre cure veterinarie gratuite a tutti coloro che risiedono nella capitale e hanno un reddito Isee non superiore ai 15.000€ , garantendo così assistenza anche ai titolari di pensione sociale, ai cittadini non vedenti con cane conduttore e alle associazioni no-profit impegnate in progetti di “pet-care”. Un apposito programma di recupero dei cani abbandonati sottoposti a sevizie e maltrattamenti con educatori specializzati e, addirittura, un utilizzo mirato della musicoterapia per alleviare disagi e stress dei ricoverati a quattro zampe. Nel percorso di partecipazione per l’impianto saranno coinvolte sia la Asl Roma 3 sia le associazioni animaliste: un momento di confronto che dovrebbe partire tra aprile e maggio 2022. Al centro di questa rivoluzione, fanno sapere dallo staff di Sabrina Alfonsi, assessore all’Ambiente della capitale, c’è anche la ristrutturazione del canile di Muratella: il canile più grande della città che ospita più di 400 trovatelli.

“La Regione Lazio, al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale, protegge e tutela la salute degli animali e ne sancisce il diritto alla dignità di esseri viventi ed il rispetto delle loro esigenze fisiologiche ed etologiche, condannando fermamente ogni tipo di maltrattamento, compreso l’abbandono. Proprio per questo ritengo che la presenza di strutture pubbliche si renda quanto più necessaria sia per la prevenzione al grave fenomeno del randagismo, sia alla prevenzione del triste fenomeno degli abbandoni, alimentata ancora di più in questo ultimo anno dell’acuirsi della crisi economica delle famiglie, dovuta al periodo pandemico. Si tratta di una battaglia di civiltà per la Regione Lazio che intende così recepire i disposti dell’art. 13 del Trattato di Lisbona il quale riconosce le ‘esigenza in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti’”. Afferma il Consigliere Regionale Simone Lupi.

Si prevede, dunque, un 2022 italiano all’insegna della tutela del benessere e della dignità animale e ci auguriamo vivamente che queste iniziative vengano rispettate e portate a termine per il progresso di un Paese sempre più attento al rispetto degli animali.