ABITI DI CO2: LA LINEA "VERDE" DA INDOSSARE

Il marchio di moda spagnolo tra i più noti al mondo lancia la sua collezione di capi fatti usando le emissioni di carbonio. E alla crescita del fatturato si accompagnano dubbi e perplessità

AMBIENTE
Pamela Preschern
ABITI DI CO2: LA LINEA "VERDE" DA INDOSSARE

Il marchio di moda spagnolo tra i più noti al mondo lancia la sua collezione di capi fatti usando le emissioni di carbonio. E alla crescita del fatturato si accompagnano dubbi e perplessità

Una nuova linea di abbigliamento in edizione limitata. Questa tra le novità di Zara, il marchio spagnolo di moda tra i più famosi al mondo, che ha recentemente presentato la sua collezione con l’intento dichiarato di diventare sostenibile. Eppure, dietro a questa scelta sembrerebbe esserci il desiderio di seguire la tendenza del momento: essere “verdi” di questi tempi è “di moda” finendo così per incappare in quello che nei paesi anglosassoni è noto come greenwashing. Insomma, la voglia di mettere in pace la coscienza, più che un reale impegno verso l’ambiente.

Vestiti realizzati in carbonio
Vestiti fatti di CO₂. Di cosa si tratta esattamente? Nel dicembre dello scorso anno il brand ha proposto il primo abito da sera fatto con poliestere derivato dalla cattura delle emissioni di carbonio, utilizzando la tecnologia di LanzaTech. Con risultati più che incoraggianti, considerando che da allora l’utile netto è raddoppiato, come riportato nei dati di Inditex, proprietario del Gruppo. A detta dei rappresentanti del brand la cattura e il riutilizzo delle emissioni di carbonio dai processi industriali consentirebbero di limitare il loro rilascio nell’atmosfera e, di conseguenza, l’uso di risorse fossili necessari a produrli. Così come di realizzare un tessuto completamente riciclabile: alla fine della sua vita, se opportunamente trattato, l’abito può essere riconvertito e trasformato in altri.Eppure questi presunti benefici non convincono: soprattutto quando ci si basa su una cultura di sovrapproduzione fondata su progettazione e realizzazione di capi di abbigliamento rapidi ed economici, “usa e getta”, il cosiddetto fast fashion.

Tecnologia Carbon Smart: cosa è e come funziona
Il progetto avviato lo scorso anno è il frutto di una collaborazione tra la proprietaria del marchio Zara, l’azienda spagnola  LanzaTech (una compagnia dedicata al riciclo di carbonio) e l’azienda indiana India Glycols Limited. La tecnologia impiegata, Carbon Smart, permette di catturare la CO₂ dai processi di smaltimento dei rifiuti industriali, agricoli o domestici. Nel caso dell’abbigliamento il gas viene trasformato attraverso un processo di fermentazione in etanolo convertito in glicole monoetilenico (MEG) a basso tenore di carbonio e poi convertito in filato di poliestere, fibra che è tra le maggiori responsabili dell’inquinamento da microplastiche degli oceani. Il risultato finale non è un tessuto realizzato con il 100% di carbonio catturato: il MEG costituisce il 20% del poliestere finale, mentre il restante 80% proviene dall’acido tereftalico purificato (PTA).

Simili processi di produzione, come ci insegnano gli esperti, sono piuttosto costosi e ad alta intensità energetica, il che comporta un aumento anziché una diminuzione delle emissioni di combustibili fossili e di carbonio. Inoltre, quest’ultimo può essere catturato solo nella fase di generazione di energia e non in altre fasi rilevanti nel settore della moda come la logistica: basti pensare alle quantità di carbonio emesse durante il trasporto marittimo o aereo e che, non potendo essere catturate, vengono rilasciate nell’atmosfera.

Seppure questa tecnologia innovativa sia meritevole di attenzione e di ulteriore sviluppo, non aiuta a rendere i prodotti ecosostenibili. Così come le pratiche che incoraggiano la sovrapproduzione e il sovraconsumo, privilegiando un ciclo di vita breve dei prodotti e modelli di produzione e vendita basati sulla quantità piuttosto che sulla qualità. Con conseguenti devastanti impatti ambientali.  La scelta di reimpiegare uno scarto per produrre una sempre maggiore quantità di articoli (e quindi anche di rifiuti) è il sintomo di una visione miope, concentrata sugli effetti piuttosto che sulle cause del problema. Un approccio antico, consumistico, evidentemente lontano da un genuino e autentico rispetto dell’ambiente e del pianeta. Così come a volte purtroppo accade per il rispetto della qualità della vita e dei diritti umani dei lavoratori del settore, spesso soggetti a forme di schiavitù moderna, che si traducono in salari da fame. Temi di cui ci si interessa troppo poco se non per nulla perlomeno finché si vede crescere il fatturato. Ed ecco allora proliferare nei paesi poveri, Bangladesh e Cambogia tra gli esempi di sfruttamento umano più eclatanti, i cosiddetti sweatshop, fabbriche dove gli operai (anche minorenni) vengono fatti lavorare in pessime condizioni di salute e sicurezza.

E allora se i brand di moda fast fashion vogliono davvero creare valore al di là del profitto, mettendo al centro delle proprie scelte la tutela delle persone e dell’ambiente devono cominciare con il contenere la produzione e responsabilizzare i consumatori. Investire sul rispetto dei diritti ambientali e sociali, puntando sulla qualità piuttosto che sulla sola qualità, evitando di seguire populisticamente “la moda del momento”.

Saldi estivi: consigli per gli acquisti
Da pochi giorni sono partiti i saldi di stagione in tutta Italia. In occasione di questo appuntamento annuale che attira molti, alla ricerca di offerte imperdibili, è utile ricordare alcuni suggerimenti per evitare spiacevoli sorprese e truffe durante lo shopping sia nei negozi che sulle piattaforme (di vendita) online.

Vale per entrambi il consiglio di definire in anticipo il budget e le necessità, stilando una lista di prodotti che si vogliono acquistare per evitare spese inutili.

Fare un giro di ricognizione in diversi negozi per confrontare prodotti e marchi offerti prima di acquistare. Sarebbe opportuno farlo prima dell’avvio della stagione dei saldi considerando che alcuni commercianti proprio in questo periodo tendono ad aumentare il prezzo di partenza, applicando poi uno sconto che rende il costo del prodotto molto conveniente al consumatore disattento;
Privilegiare i primi giorni di saldi per evitare di non trovare più disponibile gli articoli desiderati o solo quelli di scarsa qualità, i classici “scarti di magazzino”;
Conservare sempre lo scontrino, in quanto è diritto del consumatore chiedere la sostituzione di prodotti difettosi o, in caso non siano più disponibili, una restituzione del denaro;
Diffidare dagli sconti troppo vantaggiosi, soprattutto di saldi superiori al 50% dietro i quali si possono nascondere tentativi di vendita di merce vecchia o contraffatta.

Online
– Controllare la disponibilità dello stesso prodotto in vari siti, alla ricerca del prezzo più conveniente;
– Monitorare spesso gli e-commerce preferiti in modo da non perdersi nessun aggiornamento, magari utilizzando i sistemi di notifica. Le offerte possono cambiare rapidamente con alcune aziende potrebbero fare anche degli sconti lampo di durata limitata;
Per trovare la taglia giusta, usare i programmi specifici messi a disposizione da molti negozi online e verificare le condizioni per i cambi e i resi.