ACCIAIO PREBELLICO, BASSO FONDO RADIOATTIVO

L’era atomica ha modificato il fondo radioattivo naturale. Oggi produrre l’acciaio di una volta è difficile. Mentre i relitti nascondono una tentazione.

AMBIENTE
Alessio Mariani
ACCIAIO PREBELLICO, BASSO FONDO RADIOATTIVO

L’era atomica ha modificato il fondo radioattivo naturale. Oggi produrre l’acciaio di una volta è difficile. Mentre i relitti nascondono una tentazione.

Il 16 luglio 1945, gli Stati Uniti condussero il primo test nucleare della storia, con l’esplosione della bomba Trinity, nel deserto del New Mexico. Seguirono l’impiego in guerra, con le tragedie di Hiroshima e Nagasaki. Quindi, ancora decenni di esperimenti. Stati Uniti, Unione Sovietica, Francia, Gran Bretagna e Cina misero alla prova i loro arsenali, liberamente all’aria aperta. Il che ha modificato i livelli del fondo radioattivo naturale, su tutto il pianeta. Una dimostrazione inquietante della potenza dell’azione umana sopra l’ecosistema. Tuttavia, da allora, neanche l’acciaio è più lo stesso. L’acciaio prebellico o a basso fondo, conserva una caratteristica particolare.

Acciaio prebellico

Dal 1963, il Trattato sulla messa al bando parziale degli esperimenti nucleari ha inclinato verso il ripristino dei livelli usuali del fondo radioattivo naturale. Ormai pressoché ristabiliti. Tuttavia perfino oggi, è difficile produrre acciaio che non risenta della pur minima quantità di isotopi radioattivi rilasciati dagli esperimenti.

Si tratta di una differenza ininfluente, almeno per la maggior delle possibilità d’impiego. Ciò nonostante, alcuni strumenti molto sensibili, scientifici, medici, legati all’esplorazione spaziale, funzionano bene con un acciaio privo di interferenze. Ad esempio i contatori Gheiger, impiegati per misurare, appunto, i livelli di radiazione. E lo stesso vale per altri metalli. Pertanto, esiste tuttora una richiesta di acciaio a basso fondo.

mare

In fondo al mare

Purtroppo, la maniera più famosa di procurarsi acciaio prebellico, tocca le vecchie navi, varate prima degli esperimenti in atmosfera. Tonnellate d’acciaio, pronte da riciclare. Così, spesso, i relitti vengono depredati illegalmente.

Nel 2016, il Guardian ha pubblicato un’inchiesta sull’ultimo “viaggio” di circa quaranta navi, affondate nell’oceano Pacifico durante la Seconda Guerra Mondiale.

Relitti britannici, americani, australiani, olandesi e giapponesi risultano danneggiati o distrutti. Difficile stabilire con certezza, se il prezzo del rottame valga i costi dell’operazione o se come pare, la spiegazione necessiti di metalli a basso fondo radioattivo. Più costosi e tanto ricercati da violare il riposo dei marinai.

Piombo romano al Gran Sasso

Anche il piombo moderno emette una debolissima quantità di radiazioni, prescindendo dall’epoca atomica. Ciò avrebbe reso questo materiale inadatto a schermare l’esperimento Cuore, disposto per tentare l’osservazione di un fenomeno fisico raro, soltanto ipotizzato da Ettore Majorana e definito, doppio decadimento beta senza emissione di neutrini.

Per questa ragione, nel 2016, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare ha stretto un accordo con la Soprintendenza Archeologia della Sardegna, finanziando lo scavo archeologico di una nave romana da trasporto, affondata alcuni decenni prima della nascita di Cristo, nei pressi dell’isola di Mal di Ventre. La nave trasportava tonnellate di piombo spagnolo.

Naturalmente, quando i romani fusero i lingotti, l’atmosfera ignorava tracce di test atomici. Mentre la radioattività naturale del piombo, decadendo con il passare del tempo, risulta quasi scomparsa. Ottime ragioni tecniche, perché i lingotti romani trovassero impiego come materiale isolante nei laboratori del Gran Sasso e una maniera insolita di valorizzare (?) il patrimonio culturale.

tronco albero

L’albero più solo del mondo

Motu Ihupuku o Campbell Island, emerge seicento chilometri a Sud della Nuova Zelanda. Meno di un’ora di luce al giorno per sette mesi l’anno. Venti ad oltre cento chilometri orari per almeno cento giorni. Pioggia continua. Temperatura media attorno i sette gradi. Quando il governatore britannico Uchter John Mark Knox decise di produrre legname sull’isola, il piano fallì e i suoi alberi morirono. Tutti tranne uno. Un testardo picea sitchensis ha superato il secolo di vita, in una terra estrema e incontaminata, lontana dalla civiltà industriale dell’emisfero Nord.

Così, Chris S.M. Turney e altri ricercatori hanno studiato la presenza di isotopi che potrebbero essere stati originati dagli esperimenti nucleari, attraverso gli anelli di crescita dell’albero. Questa conifera è sempre vissuta lontano dai poligoni della Guerra Fredda. Eppure gli isotopi aumentano proprio negli anni Cinquanta e Sessanta. Con il picco del carbonio-14, nel 1965.

Antropocene atomico?

Paul Crutzen ha proposto di battezzare la nostra epoca geologica come Antropocene, sottolineando la capacità umana di modificare l’ambiente naturale, con l’ampiezza di una forza geologica. Il riscaldamento climatico ne è l’esito più profondo e rischioso ma non certo l’unico. Così, vale la pena di osservare un esempio di passaggio epocale un po’ più classico. La distinzione tra i periodi geologici, Cretaceo e Paleogene, passa attraverso l’estinzione dei dinosauri e un sottile strato argilloso, ricco di iridio. L’iridio è raro sulla terra e piuttosto comune sugli asteroidi. Walter Alvarez scoprì questo strato argilloso per la prima volta nella Gola del Bottaccione, non lontano da Gubbio. Dopo di che, tale argilla è stata ritrovata un po’ ovunque.

Se fosse cominciato l’Antropocene uno strato simile dipenderebbe dall’attività umana. Ebbene, Turney ha già riconosciuto questo strato sull’Isola di Campbell, tra gli anelli dell’albero più isolato del mondo. Secondo diversi studiosi, l’inizio dell’Antropocene non va fissato con la Rivoluzione Industriale ma con gli esperimenti atomici.

Tuttavia anche l’acciaio prebellico e l’innalzamento del fondo radioattivo naturale ricordano la capacità umana di modificare l’ecosistema terrestre. Alterare gli equilibri è facile. Prevedere le conseguenze è difficile. Probabilmente, Robert Oppenheimer neppure immaginava: il basso fondo, dell’acciaio d’una volta.