ACQUA, RISORSA INSOSTITUIBILE

Le risorse idriche ci sarebbero, ma le infrastrutture “fanno acqua” da tutte le parti. Difficile mantenere, conservare, riutilizzare la ricchezza di acqua che abbiamo.

AMBIENTE
Maria Grazia Ardito
ACQUA, RISORSA INSOSTITUIBILE

Le risorse idriche ci sarebbero, ma le infrastrutture “fanno acqua” da tutte le parti. Difficile mantenere, conservare, riutilizzare la ricchezza di acqua che abbiamo.

Non conosciamo mai il valore dell’acqua, finché il pozzo non si prosciuga” nulla dipinge meglio la situazione italiana attuale di questa considerazione di Thomas Fuller, storico e sacerdote britannico del XVII secolo.

Il 2022 che si classifica infatti in Italia nel primo semestre come l’anno più caldo di sempre con una temperatura addirittura superiore di 0,76 gradi rispetto alla media storica, ci ha reso consapevoli, speriamo una volta per tutte, del bene prezioso di cui il nostro territorio è ricco abbastanza, anche se le precipitazioni sono praticamente dimezzate lungo la penisola con un calo del 45%. La siccità, che sta creando lo stato di emergenza in molte regioni, ha provocato danni per oltre tre miliardi solo nelle campagne, senza contare gli incendi triplicati e lo scioglimento dei ghiacci. Effetti climatici pericolosi anche per la salute, in particolare degli anziani e dei più fragili, provocati dal caldo soffocante che ci accompagna ormai dal mese di giugno. Si calcola che per le ondate di calore la mortalità può essere in aumento del 41%.

Eppure l’Italia è il paese con più acqua d’Europa – più di Gran Bretagna o Francia- con 302 miliardi di metri cubi di pioggia l’anno (negli ultimi 50 anni). Abbiamo una grande ricchezza di corsi d’acqua (7594), di laghi (324) e oltre 1000 falde sotterranee. Abbiamo anche 526 dighe che raccolgono l’11% delle piogge contro il 15% di 50 anni fa. Ma secondo quanto sostiene l’esperto, Endro Martini, geologo referente Contratti di Fiume per la Società Italiana di Geologia Ambientale, “Oggi queste dighe sono piene di sedimenti e non vengono svuotate, quindi i volumi di acqua disponibile sono ridotti”. La riduzione dei volumi disponibili nelle dighe, la riduzione delle portate delle sorgenti, la riduzione delle piogge nei fiumi crea quello stato d’allerta che la Protezione Civile Nazionale sta per dichiarare.

Non basta infatti essere ricchi di acqua se si è anche portatori di carenza di infrastrutture, le attuali risalgono al dopoguerra e non sono mai state rinnovate. L’acqua non ha finanziamenti pubblici dalla Legge Galli del 1996. Abbiamo 600 mila km di rete idrica che perdono il 42% (per arrivare alla perdita media europea dell’8% ci vorranno 250 anni) dell’acqua.

Quindi, il combinato disposto tra la siccità peggiore in anni recenti e temperature superiori al bollente 2003, toccando i 40 gradi a fine giugno, stanno portando l’Italia verso una drammatica contingenza ambientale ed economica. Eppure la quantità di acqua che cade sull’Italia, spesso, è superiore a quella di molti Paesi del nord Europa: dunque l’acqua ci sarebbe, ma sembra che non siamo in grado né di utilizzarla, né di gestirla. Abbiamo, ormai, alluvioni improvvise e dannose a causa del cambiamento climatico, questa troppa acqua quando arriva bisognerebbe trattenerla, derivarla, conservarla per quando non c’è.

Le grida di allarme si moltiplicano perché per noi umani questa è una risorsa vitale di cui beneficiamo ogni giorno. A casa la usiamo per cucinare, pulire, risciacquare; usiamo l’acqua per costruire oltreché per riscaldarci e raffreddare le centrali elettriche. Con l’elettricità che generiamo dal suo movimento illuminiamo città e case. Come difendersi quindi dalla siccità che provoca la crisi idrica? Le proposte degli esperti, secondo i quali, l’attuale crisi non sarà purtroppo l’ultima, ci sono e ci parlano di piccoli invasi per l’acqua piovana, condotte che tengano, droni, satelliti e perfino riuso dei liquami, con tecnologie di precisione. Anche le grandi e medie città italiane stanno combattendo contro la siccità che ci colpisce, chiedendo di gestire in modo efficiente le risorse idriche, proprio perché secondo il rapporto “Città in transizione”,  i capoluoghi italiani verso la sostenibilità ambientale” realizzato dall’Ispra, le perdite idriche totali rappresentano un problema atavico delle reti comunali italiane. In sintesi quindi emergenza sì ma anche investimenti, oltre all’1% dei fondi PNRR già stanziati, ed una visione per il futuro.