ACUFENE: L’INCUBO UDITIVO

Fastidioso quando è temporaneo, ingestibile se cronico, l’acufene è un disturbo al centro di alcuni recenti studi che vogliono trovarvi soluzione.

SALUTE
Emma Meo
ACUFENE: L’INCUBO UDITIVO

Fastidioso quando è temporaneo, ingestibile se cronico, l’acufene è un disturbo al centro di alcuni recenti studi che vogliono trovarvi soluzione.

Per “acufene” si intende la percezione di un rumore di varia natura (un ronzio, un tintinnio, un fischio) in una o entrambe le orecchie, un rumore inesistente che tende a sovrastare quello che realmente ci circonda. Secondo uno studio risalente al 2022, 750 milioni di persone hanno a che fare con l’acufene, chi in forma temporanea e chi ci convive. L’incidenza è più alta negli uomini, così come la perdita dell’udito, ed ha una maggiore frequenza con l’aumentare dell’età. Come per ogni dolore cronico, la convivenza è difficile: sono le conseguenze psicologiche ed emotive a gravare sulle spalle di chi ne soffre, esattamente come se non ci fosse alcuna via d’uscita. Vista la forte tendenza all’isolamento, è importante chiedere aiuto nel momento del bisogno e fare rete con le persone che sanno esattamente cosa si prova, per un sostegno efficace.

Sono molteplici le cause che potrebbero essere alla sua origine, fatto che rende estremamente difficile trovare una cura che vada bene per tutti: innanzitutto si differenzia in primario, se causato da una delle porzioni delle vie uditive, e in secondario, quando sono le strutture adiacenti alle orecchie a provocarlo – per esempio un disallineamento dell’articolazione mandibolo-mascellare.

Lo studio più recente

L’ospedale universitario del Massachusetts, il quale si occupa della salute delle orecchie e degli occhi, ha effettuato una ricerca su un gruppo di 294 persone, suddivise in un “gruppo di controllo” che non ha mai sperimentato l’acufene, un “acufene intermittente” che lo ha fatto per un periodo inferiore a sei mesi e un “acufene cronico” per un periodo più lungo. I risultati, ottenuti con disparate metodologie tra le quali monitoraggio degli stimoli evocati sui neuroni sensitivi e l’annessa risposta del tronco cerebrale, dimostrano una degenerazione del nervo cocleare – l’ottavo nervo cranico responsabile della trasmissione all’encefalo dell’informazione acustica – piuttosto che un danneggiamento delle singole cellule nervose che compongono l’organo di senso che ci permette di udire. Non solo, in chi lamenta acufene cronico il riflesso muscolare dell’orecchio medio è alterato: esso, che serve a proteggere le strutture interne da rumori e frequenze elevati, insorge dietro uno stimolo che, in chi è affetto, ha bisogno di un valore superiore rispetto alle persone con un sano nervo cocleare. La degenerazione da sola, però, non basta a provocare l’acufene, altrimenti la perdita dell’udito durante l’invecchiamento vi sarebbe accompagnata nei più.

Alla base di questa ricerca ve n’è un’altra, precedente, dai risvolti curiosi: nel 2014 una sezione dell’università di Buffalo ha dimostrato che la perdita di udito a causa di esposizione a rumori o a farmaci conduce ad una riduzione della trasmissione nervosa ai centri dell’udito situati nel tronco encefalico, i quali aumentano la loro attività invece che diminuirla come ci si aspetterebbe, in cerca di un nuovo equilibrio – definito dagli studiosi “potenziamento del guadagno centrale” – che amplificherebbe i rumori neurali di fondo, provocando l’acufene.

Data la scarsa conoscenza su questa patologia, è stata indetta la “Tinnitus Awareness Week”, una giornata dedicata alla sensibilizzazione nella prima settimana del mese di febbraio

Cosa si può fare?

Come già detto, non esiste una vera cura per l’acufene. Quello che si può fare per adesso è alleggerire il carico emotivo di chi ne soffre quotidianamente, facilmente portato a sviluppare ansia e depressione, tramite delle terapie cognitivo-comportamentali. In concomitanza, ci si può affidare a delle terapie di mascheramento del suono: esistono, infatti, delle frequenze e dei suoni in particolare, come lo scrosciare di una cascata o il frinire dei grilli, che aiutano a coprire l’acufene ed aiutano il cervello a concentrarsi su rumori esterni piuttosto che su quelli interni, soprattutto nelle ore notturne in cui l’acufene rende difficile l’addormentamento.