ADDIO AI GHIACCIAI "ARCHIVI"

Un esperimento sulle Alpi svizzere ha dimostrato che lo scioglimento dei ghiacciai porta via gran parte della storia dell’ambiente e dell’uomo.

AMBIENTE
Maria Grazia Ardito
ADDIO AI GHIACCIAI "ARCHIVI"

Un esperimento sulle Alpi svizzere ha dimostrato che lo scioglimento dei ghiacciai porta via gran parte della storia dell’ambiente e dell’uomo.

I ghiacciai sono archivi naturali per conoscere i dati sul clima del passato, essenziali per capire come il clima sta cambiando oggi.

Gli strati di ghiaccio, però, conservano anche altri tipi di dati ambientali, che mostrano quanto costa alla natura l’impatto dell’uomo. Un campione di ghiaccio ci può far conoscere le tracce lasciate dagli eventi storici, sia globali che locali, come ad esempio il picco di inquinamento da piombo intorno agli anni ‘70 o i residui di polonio derivati dai test nucleari durante la guerra fredda.

Ora però il riscaldamento globale sta rendendo inutilizzabili questi dati, e quelli sul clima. Infatti a causa dello scioglimento dei ghiacciai, non è più possibile ottenere informazioni attendibili da “questi archivi climatici”.

In sostanza lo scioglimento dei ghiacciai alpini sta procedendo più rapidamente di quanto si pensasse, facendoci perdere questo patrimonio naturale che tanto ha contribuito a ricostruire storia ambientale e umana.

È arrivato a questa conclusione un team di ricercatori dell’istituto svizzero Paul Scherrer, dell’Università di Friburgo, dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e dell’Istituto Superiore di ricerca di Scienze Polari del CNR.

Gli esperti hanno analizzato le carote perforate nel 2018 e nel 2020 dal ghiacciaio Corbassière a Grand Combin, nel Cantone Vallese, sulle Alpi svizzere e hanno notato differenze fondamentali, confrontando le firme del particolato bloccato negli strati annuali.

Sostanze come armonio, nitrato e solfato provengono dall’aria e si depositano sul ghiacciaio attraverso le nevicate, diversamente a seconda che sia inverno o estate.

La carota di ghiaccio del 2018, che è stata perforata da profondità fino a 14 metri e contiene depositi che risalgono al 2011, mostra queste fluttuazioni come previsto.

Ma la carota del 2020, prelevata a 18 metri di profondità, sotto la guida del ricercatore Theo Jenk, rileva queste fluttuazioni solo per i tre o quattro strati annuali superiori.

Più in profondità nel ghiaccio, cioè in un tempo più distanziato, la curva che indica la concentrazione di sostanze in traccia diventa sensibilmente più piatta e la quantità totale è inferiore.

Da qui la conclusione che tra il 2018 e il 2020, lo scioglimento deve essere stato così forte da consentire a una quantità elevata di acqua di penetrare dalla superficie all’interno, trascinando le sostanze che conteneva in profondità. La deduzione è quindi che l’acqua non si è congelata di nuovo, ma si è prosciugata, lavando via la concentrazione di sostanze.

L’archivio climatico è distrutto, è come se fossero andati annientati milioni di volumi che ci hanno consentito di conoscere la storia dell’umanità e della sua evoluzione.