ADOLESCENTI E VIDEOGIOCHI, UNA RELAZIONE PERICOLOSA

Una ricerca del Cnr, dell’Università di Padova e della Flinders University ha rivelato come i fattori socioeconomici possano influenzare il rischio di gaming problematico negli adolescenti europei.

SALUTE
Giulia Modesti
ADOLESCENTI E VIDEOGIOCHI, UNA RELAZIONE PERICOLOSA

Una ricerca del Cnr, dell’Università di Padova e della Flinders University ha rivelato come i fattori socioeconomici possano influenzare il rischio di gaming problematico negli adolescenti europei.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito il gaming come “una serie di comportamenti persistenti o ricorrenti che prendono il sopravvento sugli altri interessi”. È ormai noto che l’utilizzo eccessivo e distorto dei videogiochi può aumentare il rischio di dipendenza. Questa a sua volta porta non solo a una compromissione delle altre normali attività quotidiane, ma anche di disturbi fisici veri e propri e a relazioni sociali deficitarie.

Una ricerca ­– condotta dall’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ifc), dal Dipartimento di psicologia dello sviluppo e della socializzazione dell’Università di Padova (Unipd) e dall’australiana Flinders University – ha indagato in quale modo fattori individuali, sociali e contestuali siano associati a un maggiore rischio per gli adolescenti europei di gaming problematico, cioè di un utilizzo eccessivo dei videogame che possa mettere a repentaglio la salute e favorire l’allontanamento dalla scuola e dagli affetti. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Addiction e ha analizzato i dati della ricerca dell’European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs (ESPAD) del 2019 e i relativi ai comportamenti di gaming di 89mila adolescenti tra i 15 e i 16 anni residenti in 30 Paesi europei.

“Abbiamo rilevato che in Europa un ragazzo su cinque è ad alto rischio di gaming problematico (circa il 20%). L’esposizione al fenomeno dei ragazzi (30.8%) risulta tre volte più alto di quello delle ragazze (9.4%). È emerso anche che gli adolescenti residenti in Danimarca riportano i livelli più bassi di gaming problematico (12%), mentre quelli in Romania riferiscono una maggiore percezione di problemi associati all’uso di videogiochi (30.2%)”, spiega Sabrina Molinaro, ricercatrice del Cnr-Ifc e coordinatrice dello studio. “La percentuale di studenti italiani con un alto rischio di gaming problematico (23.9%) è superiore alla media europea, con un numero maggiore di ragazzi (34%) che percepisce conseguenze negative legate al gaming rispetto alle ragazze (12.8%)”.

Il contesto familiare e le politiche nazionali possono diminuire la probabilità che gli adolescenti sperimentino un uso problematico dei videogiochi. “La ricerca indica come la presenza di regole genitoriali e di supporto emotivo familiare proteggano in adolescenza da un utilizzo eccessivo e distorto dei videogiochi”, conclude Alessio Vieno, professore Unipd. “Il rischio di gaming problematico è infine maggiore negli Stati dove sono più marcate le disuguaglianze economiche, mentre risulta minore nei Paesi dove vengono effettuati investimenti nelle politiche di salute pubblica, come i benefici fiscali per le famiglie”.

La ricerca sembra confermare la centralità del supporto emotivo della famiglia nel prevenire il fenomeno e l’importanza delle politiche di protezione sociale, grazie alle quali un maggiore sostegno economico può migliorare la qualità della relazione genitori-figli e fornire risorse per attività ricreative alternative per un sano sviluppo degli adolescenti.