AGRICOLTURA ITALIANA, LA PIÙ GREEN D’EUROPA

Sicurezza alimentare e buon gusto, qualità ed ecosistema: la nostra agricoltura usa al minimo gli agrofarmaci rendendoci i produttori più virtuosi d’Europa.

AMBIENTE
Maria Grazia Ardito
AGRICOLTURA ITALIANA, LA PIÙ GREEN D’EUROPA

Sicurezza alimentare e buon gusto, qualità ed ecosistema: la nostra agricoltura usa al minimo gli agrofarmaci rendendoci i produttori più virtuosi d’Europa.

Tutti a tavola e in sicurezza. L’agricoltura italiana è la più green d’Europa per la riduzione dell’utilizzo di agrofarmaci e anche per le emissioni di gas serra. Mentre i nostri agricoltori tagliano di oltre il 20% l’uso di agrofarmaci, Francia, Germani e Austria li aumentano, regalandoci il primato della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti con residui chimici irregolari. È quanto comunica la Coldiretti a commento dell’ultimo Report Eurostat, in occasione della giornata mondiale dell’Ambiente.

L’organizzazione degli agricoltori ci fornisce inoltre dei dati piuttosto confortanti sulla situazione alimentare che con 5333 prodotti  tradizionali censiti, 316 specialità Dop/Igp riconosciute a livello comunitario e 526 vini Dop/Igp, ci conferma tra i campioni d’Europa.   Sul territorio nazionale oggi ci sono 504 varietà iscritte al registro viti contro le 278 dei cugini francesi e 533 varietà di olive contro le 70 spagnole.

La nostra penisola è anche leader nel biologico con oltre 80.000 produttori che con la estesa  rete di mercatini degli agricoltori, oltre 10.000  punti vendita tra fattorie e mercati, fa arrivare i prodotti sulle nostre tavole. Il settore è tra i più sostenibili a livello comunitario, con appena il 7,2% di tutte le emissioni a livello nazionale che registra 30 milioni di tonnellate di diossido di carbonio (Co2) equivalenti emesse, contro i 76 milioni della Francia e i 66 milioni della Germania.

Siamo anche dei grandi “ricercatori” dei nostri prodotti originali e così arriviamo alla riscoperta di grani, frutti e vitigni antichi, mentre, l’impegno dell’Associazione Italiana Allevatori (AIA), con il progetto Livestock Enviroment Opendata (LEO) garantisce la valorizzazione di ben 58 razze bovine per un totale di circa 3 milioni e 130.000 animali, 46 ovine (oltre 52.000 animali) e 38 caprine (121.000 animali). Quest’ultimo un patrimonio messo a rischio dai bassi compensi riconosciuti agli allevatori e dagli attacchi alla fauna selvatica che spinge all’abbandono delle aree interne e montane. In sintesi sono queste azioni importanti di recupero della biodiversità che trovano sostegno dai consumatori nei mercati di vendita diretta, che hanno offerto opportunità economiche agli operatori e qualità del cibo a Km zero, una sorta di mappa del tesoro alla portata di tutti.

Tutto bene quindi? Dalle parole di Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, alcune rivendicazioni e attenzioni ai pericoli: “L’agricoltura italiana è la meno sussidiata tra quelle dei Paesi europei dove in vetta alla classifica ci sono ai primi posti Francia, Germania e Spagna, ma soprattutto occorre avversare ogni tentativo di ridurre gli standard di sicurezza, a partire da pericolose deroghe, ai prodotti contaminati con principi chimici vietati perché velenosi”.

Il primato del “made in Italy” alimentare resta il nostro orgoglio e abbinato alla ricchezza storico-archeologica-artistica contribuisce a rendere sempre più l’Italia “il Bel Paese”.