AGRIVOLTAICO, UN "MATRIMONIO COMBINATO" MA SOSTENIBILE

Crescono le adesioni alla Rete Nazionale per l’agrivoltaico sostenibile. Complice il massiccio investimento previsto dal PNRR per lo sviluppo del settore.

AMBIENTE
Pamela Preschern
AGRIVOLTAICO, UN "MATRIMONIO COMBINATO" MA SOSTENIBILE

Crescono le adesioni alla Rete Nazionale per l’agrivoltaico sostenibile. Complice il massiccio investimento previsto dal PNRR per lo sviluppo del settore.

Un connubio tra tecnologia energetica fotovoltaica e agricoltura è l’essenza della Rete Nazionale per l’agrivoltaico sostenibile che, a poco più di un anno dalla sua nascita, conta circa seicento adesioni. Il fotovoltaico rappresenta la fonte di elettricità più economica a nostra disposizione.  Se si considera che la copertura di appena lo 0,32 per cento dei terreni agricoli con impianti solari consentirebbe il raggiungimento del 50% degli obiettivi del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC), l’investimento previsto nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) acquista un significato non trascurabile. Per lo sviluppo dell’agrivoltaico il PNRR ha stanziato 1,1 miliardi di euro per l’installazione di una capacità pari a 1,04 GW finalizzata a produrre circa 1.300 GWh annui.  Energia che permetterebbe una riduzione delle emissioni di gas serra pari a oltre un milione di tonnellate di CO2 e dei costi di approvvigionamento energetico.

La Rete: struttura e obiettivi

La Rete Nazionale per l’agrivoltaico sostenibile nasce nel maggio 2021 su impulso dell’Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile  (ENEA). È  la stessa Agenzia a mettere a disposizione le sue competenze attraverso la Task ForceAgrivoltaico Sostenibile @ENEA“, una squadra interdisciplinare di architetti, ingegneri, biotecnologi, ricercatori ambientali, agronomi, fisici ed esperti in materia di paesaggio, energia e agricoltura, componenti chiave per lo sviluppo di sistemi agrivoltaici sostenibili. Fondata con l’intento di sviluppare sistemi ibridi che combinano agricoltura e produzione di energia, la Rete è un progetto sostenuto, oltre che da ENEA, anche da ETA- Florence renewable energies, una società di consulenza nel settore delle energie rinnovabili, nell’efficienza energetica e nei sistemi energetici integrati.

La ReteNazionale per l’agrivoltaico sostenibile intende incoraggiare la definizione di norme di settore chiare, strumenti di supporto ai decisori e linee guida sia per la realizzazione di impianti che producano energia elettrica dal fotovoltaico e, allo stesso tempo sia per le colture agricole. Così come intende promuovere le eccellenze italiane nei settori delle tecnologie per l’energia rinnovabile, dell’agricoltura e del paesaggio, stimolare la condivisione di buone pratiche e creare opportunità di business con le comunità energetiche. Tra gli obiettivi va ricordato anche il riconoscimento della rilevanza dei sistemi agrivoltaici nella lotta al cambiamento climatico.

Per raggiungere questi traguardi è fondamentale il coinvolgimento dell’intera filiera di settore, favorendo lo scambio tra imprese, istituzioni, università e associazioni di categoria. Tra gli aderenti all’iniziativa figurano istituzioni pubbliche, imprese, rappresentanti del mondo della ricerca e della società civile. I partecipanti includono tra i vari: l’Associazione Italiana Architettura del Paesaggio (AIAPP), Confagricoltura, il Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali (CONAF), il Coordinamento FREE (Coordinamento Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica), Italiasolare, Legambiente, REM Tec, Società Italiana di Agronomia (SIA), l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Le principali attività della Rete riguardano la raccolta e analisi di norme e leggi; la promozione di casi studio innovativi; l’organizzazione di gruppi di lavoro, webinar tematici, eventi di settore, visite agli impianti e collaborazioni strategiche.

 

I vantaggi dell’agrivoltaico

Stando a quanto riportato in uno studio dell’ENEA svolto in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e pubblicato sulla rivista scientifica Applied energy nel gennaio 2021, gli impianti agrivoltaici sono simili a quelli fotovoltaici a terra in quanto utilizzano tensostrutture volte a limitare l’impiego di acciaio e cemento. A differenza di questi tuttavia hanno un vantaggio: incidono in misura minore sul consumo di suolo e, in specifiche condizioni ambientali (siccità ad esempio), producono una maggiore resa di alcune colture. Il tutto sfruttando l’ombra generata dagli impianti stessi, il che garantisce una riduzione della temperatura del suolo e, conseguentemente, del bisogno d’acqua. “In specifici contesti l’agrivoltaico può contribuire ad aumentare la resilienza del settore agroalimentare rispetto agli impatti del cambiamento climatico e al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030”, spiega Alessandro Agostini, ricercatore ENEA della Divisione Produzione, Storage e Utilizzo dell’Energia e coautore dello studio.

Il futuro della Rete  

I fondi europei a sostegno della Rete saranno assegnati dal Ministero della Transizione Ecologica tramite un bando specifico, la cui pubblicazione è prevista entro dicembre di quest’anno. Non si può tuttavia escludere l’apertura di un ulteriore bando nel 2024 che potrebbe invece riguardare i fondi non assegnati in precedenza.

Come indicato da Ezio Terzini, responsabile divisione ENEA di Fotovoltaico e Smart Devices lo sviluppo ulteriore della Rete potrebbe consentire di superare alcuni ostacoli come la specificità dei contesti urbani italiani e il limitato potenziale di integrazione del fotovoltaico negli edifici, ma anche le incertezze legate al cambiamento d’uso del suolo e alla trasformazione del paesaggio. L’agrivoltaico è un settore unico, in grado di combinare energia, tecnologia, agricoltura e tutela del paesaggio e come tale contribuisce a sostenere le comunità locali con evidenti benefici in termini di sostenibilità dal punto di vista ambientale che economico e sociale. Per incoraggiarne la diffusione è necessario sviluppare soluzioni innovative e adeguati criteri di progettazione e valutazione delle prestazioni degli impianti.

Affinché il settore possa dispiegare tutto il suo potenziale senza comportare effetti negativi è necessario un approccio che tenga in considerazione il contesto in cui si opera. Inoltre è richiesta l’ adozione approccio interdisciplinare supportato dalla ricerca e in grado di garantire un’adeguata combinazione di sistemi e colture. E quindi, sulla base dei risultati, una pianificazione dello sviluppo di impianti agrovoltaici e un sostegno all’industria delle energie rinnovabili con decisioni politiche lungimiranti. Senza snaturare i territori e senza compromettere paesaggio e suolo.

Un equilibrio non facile da raggiungere in un ambito dove gli interessi di breve periodo potrebbero favorire decisioni affrettate e dannose per le comunità. Per capire cosa è e come funziona l’agrivoltaico sostenibile si può accedere al video in cui la ricercatrice del Centro Ricerche ENEA di Portici, Alessandra Scognamiglio, ne riporta brevemente caratteristiche e vantaggi.