ALLARME SICCITÀ: DAL TEVERE RIAFFIORA UN PONTE ROMANO

Il manufatto, realizzato all’epoca di Nerone, serviva per collegare la Città con il Circo Vaticano. E di cui si era quasi dimenticata l’esistenza.

AMBIENTE
Valentino De Luca
ALLARME SICCITÀ: DAL TEVERE RIAFFIORA UN PONTE ROMANO

Il manufatto, realizzato all’epoca di Nerone, serviva per collegare la Città con il Circo Vaticano. E di cui si era quasi dimenticata l’esistenza.

Sei centimetri in appena tre giorni. Sono queste le cifre che danno la dimensione del problema della siccità e che riguardano il fiume Tevere, denunciandone il drammatico abbassamento.
Una terribile calura sta investendo l’Italia in questi giorni, tanto che nella Regione Lazio il Presidente Nicola Zingaretti ha proclamato ” lo stato di calamità naturale per l’intero territorio regionale fino alla data del 30/11/2022 a causa della grave crisi idrica determinatasi per l’assenza di precipitazioni meteorologiche”.

Per dare un’idea delle terribili conseguenze per la fauna e la flora locali, basti pensare che il biondo fiume, così come amano chiamarlo i romani, che attraversa la Capitale normalmente dovrebbe assestarsi tra i quattro e i cinque metri e mezzo mentre in questi giorni raggiunge appena un metro e dodici centimetri di profondità.
Colpa dei cambiamenti climatici che ormai stanno segnando le nostre stagioni eliminando o rendendo trascurabili le proverbiali “mezze stagioni” dalle temperature miti, per dividere l’anno solare tra estrema calura ed inverni brevi e rigidi.

La tropicalizzazione dell’ecosistema dovuta a cause antropiche è ormai un problema non più differibile e la decisione dell’UE di fermare la vendita di nuove auto e furgoni a motori termici (diesel e benzina) nel 2035 potrebbe arrivare troppo tardi. Ma tra tanti effetti negativi che questi cambiamenti hanno per la comunità mondiale ecco che proprio a Roma la Storia sceglie uno dei modi più singolari per ricordare che vi fu un tempo in cui l’opera dell’Uomo era ben lontana dal poter incidere in maniera così profonda sul clima.

 

Il Tevere, che nel suo tratto iniziale ha raggiunto i 35 cm (ovvero il livello più basso dal 1996), in questi giorni sta restituendo rifiuti, biciclette, televisori ed elettrodomestici vari che non protetti più dai flutti del fiume, emergono accompagnati da un odore nauseabondo.
Accanto a loro però, nel tratto urbano che passa sotto Ponte Vittorio, riemergono su entrambe le sponde anche i resti del cd “Ponte Trionfale”.

Chiamato anche “Vaticano” o “Neroniano”, il ponte venne fatto costruire dall’imperatore Caligola (37-41 d.C.) per collegare il Campo Marzio al nuovo Circo in costruzione a nord della Città, sull’ager Vaticanus.
L’obelisco che ancora oggi possiamo ammirare al centro di Piazza San Pietro viene proprio dalla spina del Circo di Caligola/Nerone e fu fatto spostare di qualche metro rispetto al sito originale da papa Sisto V, Felice Peretti “er papa tosto”, nel 1586.
Il ponte venne rinnovato da Nerone e su di esso passò anche la Via Triumphalis, la via attraversata dalle truppe vincitrici che tornavano in città per celebrare il trionfo.
Non se ne conosce l’esatta data della distruzione, ma è probabile che durante l’Alto Medioevo furono proprio i romani a ordinarne lo smantellamento per impedire ai barbari di rientrare in città.

Con l’arrivo dei piemontesi si sentì la forte esigenza di collegare di nuovo il nascente quartiere Prati con il resto della Città e venne edificato così Ponte Vittorio, dal nome del sovrano sabaudo che unì Roma al restante Regno d’Italia.

Da quel momento i romani hanno quasi dimenticato l’esistenza del vecchio ponte, passando il fiume cittadino da più di 100 anni grazie al nuovo attraversamento.
Ma la Natura ha diverse vie per inchiodarci alle nostre responsabilità, molte terribili, altre come in questo caso, facendo riaffiorare le vestigia di un passato in cui la Città Eterna viveva in simbiosi con il suo Tevere.