ALL’ELBA SCOPERTO UN IMPORTANTE INSETTO

L’Arcipelago Toscano, l’isola d’Elba in particolare, si conferma un importante centro per lo studio e la conservazione della biodiversità, come dimostra la recente scoperta di un insetto appartenente ad una famiglia poco nota.

AMBIENTE
Domenico Aloia
ALL’ELBA SCOPERTO UN IMPORTANTE INSETTO

L’Arcipelago Toscano, l’isola d’Elba in particolare, si conferma un importante centro per lo studio e la conservazione della biodiversità, come dimostra la recente scoperta di un insetto appartenente ad una famiglia poco nota.

L’isola d’Elba, la più grande per popolazione e superficie, insieme a Giglio, Capraia, Montecristo, Pianosa, Giannutri, Gorgona, costituisce l’Arcipelago Toscano. L’isola, rappresenta un importante scrigno di biodiversità, sia per la flora, sono state infatti censite circa 1100 specie, che per la fauna, grandi vertebrati ma soprattutto insetti, basti pensare che sono presenti circa 50 specie di farfalle e altrettanti di falene e ben 394 coleotteri della famiglia dei curculionoidea.

L’Elba importante per il processo di tutela della biodiversità

A dimostrazione dell’importanza che l’isola riveste per la tutela della biodiversità, le numerose attività che vengono svolte, grazie soprattutto al NAT LAB, museo del naturalista, nato nel maggio 2019 dalla volontà dell’esperto entomologo Leonardo Forbicioni. Il museo, ospitato nei locali del forte inglese a Portoferrario, capoluogo dell’isola, rappresenta un vero e proprio punto di riferimento per esperti, ricercatori, studenti e semplici curiosi delle scienze naturali. Al suo interno in particolare è presente una collezione entomologica frutto della passione e della ricerca ventennale dello stesso Forbicioni, costituita da ritrovamenti esclusivi dell’isola o addirittura di determinate zone come ad esempio la Meira tedeschi, coleottero curculionide, ritrovato esclusivamente sul monte calamita all’ Elba, e scelto come simbolo del Nat Lab.

Paolo Fontana, entomologo e ricercatore, autore di un importante ritrovamento

L’isola e la sua biodiversità si sono recentemente arricchite grazie alla scoperta di un insetto appartenente ad un gruppo poco noto, gli Embiotteri, il cui ritrovamento si deve al Dott. Paolo Fontana entomologo ed apidologo dell’ unità operativa protezione delle piante e biodiversità agroforestale di Pergine Valsugana, uno dei centri della fondazione Edmund Mach di San Michele all’ Adige in provincia di Trento. Il ricercatore, inoltre è anche Presidente della Word Biodiversity Association, oltre ad essere uno dei pochi studiosi del gruppo degli Embiotteri e insieme a Leonardo Forbicioni, elbano d’adozione, e Vice Presidente dell’ associazione, come dimostra il recente ritrovamento, è speso presente all’Elba per lo studio della fauna entomologica dell’ isola.

Al Dott. Fontana, abbiamo chiesto come è avvenuto il ritrovamento. L’occasione è stata utile anche per alcune considerazioni sull’importanza dell’Arcipelago Toscano per la conservazione della biodiversità.

Dott. Paolo Fontana, Presidente della Word Biodiversity Association
Dott. Fontana, come è avvenuto il ritrovamento di questo insetto?

A fine maggio 2022, in occasione di un evento sull’ apicoltura organizzato all’ Isola d’ Elba, dove è presente un gruppo locale della Word Biodiversity Association, che grazie all’ impegno di Leonardo Forbicioni e di sua moglie Monica gestisce un museo all’ interno del quale è stato creato, su commessa del comune di Portoferraio, il Nat Lab, museo della biodiversità, mi trovavo sull’isola. Naturalmente occupandoci di attività a fini di studio e ricerca, il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano ci dotata delle autorizzazioni necessarie per la raccolta degli insetti. In questa occasione, durante i momenti liberi, da entomologo che non smette mai di cercare, insieme a Forbicioni, essendo io l’unico specialista in Europa di un piccolo e raro ordine di insetti, gli Embiotteri, proprio davanti al Forte Inglese sono stato incuriosito dalla presenza di esemplari di quest’ordine.

Successivamente ci siamo spostati a Porto Azzurro, dove abbiamo continuato le attività legate all’ apicoltura, e da buon entomologo rovistando tra le piante e il terreno, ho trovato altri esemplari allo stato giovanile e li ho portato a casa. Una volta diventati adulti, mi sono accorto che i ritrovamenti avvenuti davanti a Porto Ferraio appartenevano ad una specie già conosciuta, denominata Embia ramburi, mentre quelle rinvenute a Porto Azzurro erano nuove per la scienza, in quanto non corrispondevano a nessuna specie nota in Italia e nel bacino del Mediterraneo.

In che modo si è deciso di scegliere quale fosse il nome del nuovo insetto?

Abbiamo deciso di coinvolgere la cittadinanza sull’importanza di scoprire la biodiversità e dare un nome alle forme viventi presenti sul pianeta. Per questo il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano ha lanciato un sondaggio in rete conclusosi nei primi giorni di gennaio 2023, per il quale noi avevamo proposto tre nomi, Embia ilvana (dell’isola d’Elba), Embia insularum, Embia delle isole, e Embia biodiversitatis. Il nome, individuato tra i tre proposti, sarà comunicato non appena verrà pubblicato l’articolo scientifico attualmente in fase di sottomissione ad una rivista specializzata.

Quando parliamo di embiotteri a quali insetti facciamo riferimento?

Si tratta di un gruppo insetti molto ridotto, sono note 600 – 700 specie al mondo, dieci delle quali nel nostro paese. Per quanto riguarda le abitudini alimentari si tratta di una specie detritivora, infatti si ciba delle porzioni morte dei vegetali, ha ridotte dimensioni, gli adulti misurano circa 1 cm di lunghezza, tutte le femmine sono attere, altre specie hanno invece le ali, sono caratterizzate per il fatto di vivere al suolo all’ interno di tubicini di seta che essi stessi tessono. A livello delle zampe anteriori presentano due segmenti delle estremità dilatate, al cui interno sono presenti ghiandole che secernono una seta, tra le più sottili conosciute nel regno animale.

Tra le caratteristiche della specie, il fatto che alcune siano partenogentiche, in altre è stato descritto un cannibalismo sessuale, e in generale garantiscono cure parentali; infatti, la femmina una volta deposte le uova non le abbandona ma le accudisce fino ad oltre la schiusa. Nel bacino del mediterraneo sono legati agli ambienti caldi ma necessitano di un determinato grado di umidità, e proprio per proteggersi dalle perdite di umidità per questo vivono in tubi di seta, nei nostri climi compiono un ciclo prevalentemente primaverile e ai primi caldi approfondiscono nel terreno, per cui è più difficile intercettarli.

Come mai si è appassionato allo studio degli embiotteri?

Da molti anni studio gli ortotteroidei, gruppo che riunisce ortotteri, mantidi, blattoidei, fasmidi, dermatteri ed embiotteri che in Italia comprende circa 443 specie. Li ho incontrati nel 2000 in Toscana, incuriosendomi fin da subito, tanto da descrivere due nuove specie, una nel 2001 sulla costa toscana e l’altra nel 2002 in Sardegna. Sono insetti non semplici da studiare perché presenti in un determinato periodo dell’anno, necessitano di essere allevati e soltanto in presenza degli adulti è possibile capire di quale specie si tratti.

Come dimostra quest’ ultima scoperta, l’Arcipelago Toscano può essere considerato uno scrigno di biodiversità?

Sicuramente l’Arcipelago Toscano rappresenta uno scrigno naturalistico importante, e per quanto riguarda gli embiotteri, pur non essendo stati condotti studi specifici sono presenti quattro specie, tre al Giglio, una a Pianosa, una a Montecristo, mentre di Gorgona, Capraia e Giannutri non abbiamo ancora dati, anche se sono sicuro che soprattutto a Capraia si potranno trovare nuove specie di embiotteri, magari una di quelle che stò studiando.

Inoltre, l’Arcipelago Toscano non essendo lontano dalle coste italiane e da quelle corse non è isolato, e in particolare l’Isola d’Elba presenta rilievi montuosi, fonti d’acqua, ecc che lo rendono un paradiso naturalistico, motivo per il quale è quanto mai necessario preservarne la biodiversità. Troppo spesso trattandosi di isole a vocazione turistica, però la tutela della natura e della biodiversità si scontra con la concezione un po’ distorta da parte dei turisti di spiagge pulite e con l’edificazione spesso incontrollata che non sempre coincidono con quello che ha la natura di spiaggia viva, anche se nonostante questo la natura sull’isola ha una forza importante. Dall’ esperienza che l’isola può offrire a tutti noi si capisce quanto la biodiversità rappresenti una ricchezza, tanto che la sua tutela è stata inserita nella costituzione.

Quali saranno i prossimi passi?

Naturalmente pubblicare la scoperta su una rivista scientifica, inoltre è nostra intenzione far conoscere questo genere di insetti alla popolazione elbana, infine nei mesi di maggio e giugno prossimi andremo a vedere se questa e altre specie siano presenti nelle varie isole dell’arcipelago.

 

Photo Credits Dott. Paolo Fontana