ALZHEIMER E DEMENZA MALATTIE MODERNE

La demenza di oggi deriva soltanto dal nostro stile di vita moderno e dall’influenza dell’ambiente circostante, non ha niente a che vedere con i nostri antenati.

SALUTE
Francesca Danila Toscano
ALZHEIMER E DEMENZA MALATTIE MODERNE

La demenza di oggi deriva soltanto dal nostro stile di vita moderno e dall’influenza dell’ambiente circostante, non ha niente a che vedere con i nostri antenati.

I nostri avi hanno vissuto fra guerre, povertà e malattie. Non esistevano antibiotici, non c’erano i vaccini, non si applicavano le cure di oggi e niente tecnologie avanzate. Si moriva per una bronchite, oggi curabile, ma la cosa certa è che non sapevano cosa fosse lo stress e tutto l’inquinamento ambientale che oggi siamo costretti a vivere costantemente. Alcune malattie antiche le abbiamo sconfitte, altre meno, altre invece, sono comparse ai giorni nostri, ad esempio la demenza legata all’età, potremmo pensare fosse già presente ai tempi dei nostri antenati, dal momento che nell’antichità erano molti gli individui che non riuscivano a raggiungere la vecchiaia.

Eppure, i testi medici di 2.500 anni fa menzionavano raramente gravi casi di perdita di memoria, il che suggerisce che l’odierna diffusione di questa patologia sia frutto dell’ambiente e dello stile di vita attuale, con comportamenti sedentari e l’esposizione all’inquinamento atmosferico che fanno da padroni fra le ragioni d’incidenza della condizione.

Non esisteva l’Alzheimer

A evidenziarlo è stata una ricerca pubblicata di recente sul Journal of Alzheimer’s Disease.  Lo studio “Dementia in the Ancient Greco-Roman World Was Minimally Mentioned”, è stato condotto da Caleb Finch della Leonard Davis School of Gerontology, University of Southern California (USC) e da Stanley Burstein del Department of History della California State University di Los Angeles.

“Una grave perdita di memoria era estremamente rara tra 2.000 e 2.500 anni fa, ai tempi di Aristotele, Galeno e Plinio il Vecchio. Gli antichi greci avevano pochissime, ma noi le abbiamo trovate, menzioni di qualcosa che sarebbe simile a un lieve deterioramento cognitivo. Quando siamo arrivati ​​ai Romani e abbiamo scoperto almeno quattro affermazioni che suggeriscono rari casi di demenza avanzata, non possiamo dire se si tratti di Alzheimer. Quindi c’è stata una progressione dagli antichi greci ai romani”, sottolinea Finch.

demenza

Altri tipi di disturbi

Durante la vecchiaia degli antichi greci c’erano segni di lievi deterioramenti cognitivi che portavano problemi di memoria, ma nulla che si avvicinasse a sintomi come quelli causati oggi dall’Alzheimer e da altri tipi di demenza.

I disturbi degli anziani menzionati negli antichi scritti medici di Ippocrate e dei suoi seguaci sono la sordità, vertigini e disturbi digestivi.

Ma qualche secolo più tardi, nell’antica Roma, si trova qualche riferimento. “All’età di ottant’anni alcuni anziani cominciavano ad avere difficoltà ad imparare cose nuove”, affermava Galeno. Plinio il Vecchio aveva notato che il senatore e famoso oratore Valerio Messalla Corvino dimenticava invece, il proprio nome.

In quel periodo la densità delle città romane stava aumentando e ciò potrebbe aver portato a sua volta un incremento dell’inquinamento e dei casi di declino cognitivo. Per di più, gli aristocratici romani erano soliti utilizzare recipienti per cucinare e tubature dell’acqua in piombo, aggiungendo addirittura acetato di piombo al vino per addolcirlo, avvelenandosi inavvertitamente con la potente neurotossina. Alcuni scrittori antichi riconobbero la tossicità dei materiali contenenti piombo, ma il problema non venne affrontato e risolto almeno fino al XX secolo.

Vista l’assenza di dati demografici per l’antica Grecia e Roma, Finch ha pensato inoltre, di rivolgersi a un modello sorprendente per l’invecchiamento antico: gli odierni amerindi Tsimane, un popolo indigeno dell’Amazzonia boliviana, trovando in questi una correlazione fra l’ambiente e la demenza. “Gli Tsimane – come gli antichi greci e romani – hanno uno stile di vita preindustriale fisicamente molto attivo e hanno tassi estremamente bassi di demenza. I dati degli Tsimane, piuttosto approfonditi, sono molto preziosi. Si tratta della vasta popolazione di anziani meglio documentata che soffre di demenza minima, il che indica che l’ambiente è un fattore determinante sul rischio di demenza”, sostiene Finch.

Dunque, il problema ambientale è più grave di quanto possiamo immaginare, dal momento che i danni che provoca colpiscono sia il Pianeta Terra che gli esseri umani. L’unica arma che abbiamo per fermare tutto questo è semplicemente cambiare il nostro modo di vivere e dovremmo pensarci in fretta.