HAI VOGLIA A DIRE GREEN

Progetti ambiziosi contro la realtà del quotidiano. Una riflessione su cosa ci attende.

AMBIENTE
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Beatrice Curci
HAI VOGLIA A DIRE GREEN

Progetti ambiziosi contro la realtà del quotidiano. Una riflessione su cosa ci attende.

Cifre da capogiro quelle destinate all’ambiente e alle risorse naturali dal Recovery Fund. Sui 1800 miliardi di euro disponibili, 373,9 serviranno per ricostruire un’Europa più ecologica dopo la pandemia di COVID-19. All’Italia vanno circa 196 miliardi, ma la parte più consistente del piano, il 74,3%, sarà proprio per la componente “green”. Transizione energetica, mobilità sostenibile, tutela del territorio, “impresa verde”, economia circolare, fonti rinnovabili, insomma l’elenco è lungo per l’ecologia declinata in ogni suo aspetto se non fosse che queste parole sono forse per molti, ma non certo per tutti. Anche perché l’importanza di prestare attenzione e di prenderci cura del nostro Pianeta circola nella testa di tanti di noi, ma non trova ancora la giusta collocazione.

Se i “venerdì” della giovane Greta Thunberg hanno risvegliato alcune coscienze, soprattutto quelle più giovani, se l’attenzione dei media sul tema è decisamente cresciuto, se l’imprenditoria cerca affannosamente di adeguarsi e sui luoghi di lavoro si prova, spesso senza riuscirci, a “respirare” un’aria più pulita, non si può invece negare che i comportamenti umani osservati nel quotidiano, con scientifico rigore, rivelino tra le pareti di casa propria, in vacanza al mare o in montagna, in giro per le strade, tutt’altro. Un menefreghismo da come se non ci fosse un domani. Senza voler generalizzare, né drammatizzare perché non è mai corretto e, anche in questo caso i distinguo fanno la differenza, quindi oso azzardare un per la maggior parte. Che poi se verifichiamo non è molto distante dal dato reale.

Perché si fa presto a dire: l’ambiente è importante, l’inquinamento è dannoso per la salute, il cambiamento climatico è frutto dei nostri comportamenti scellerati, le auto inquinano e… Il problema è che tra i muri di casa abbiamo già molti e irrisolti problemi con la raccolta differenziata: vuoi perché spesso le indicazioni sono un rebus transgrafico perfetto per gli addetti ai lavori ma cervellotico, contorto e illeggibile per la gente comune; vuoi perché questo non è un paese per giovani e chi è agè ha difficoltà ad abbandonare “le care e vecchie abitudini” del mettiamo tutto nell’indifferenziato perché poi in discarica fanno così e mettono tutto insieme ; vuoi perché se vai a scavare in fondo in fondo la pigrizia è una dote; vuoi perché tra le strade, le piazze, in giro per le città non abbiamo ancora imparato a sistemare e usare a profusione i cestini per i rifiuti e allora lasciamo cartacce, bottiglie di plastica e vetro, pezzi di carta in giro magari sulle scale di un monumento dove abbiamo deciso di bivaccare perché ignoranza e inciviltà hanno quasi sempre la meglio.

Vuoi perché la criminalità organizzata trova, è proprio il caso di dirlo, terreno fertile nel nostro Paese sversando tonnellate di rifiuti tossici nei nostri territori facendo fortuna; vuoi perché l’immondizia rende, mentre dovrebbe essere la mondezza a rendere magari come in alcuni paesi del Nord Europa con impianti che riciclano, aumentano il pil interno e a volte abbelliscono anche l’arredo urbano. Vuoi perché non è mai facile lasciare le nostre piccole, mediocri rassicuranti certezze per abbracciare sul serio nuove e più appropriate eco-abitudini. E vuoi anche perché nel lasciare la strada vecchia per quella nuova si sa quello che si lascia ma non si sa quello che si trova. Ma poi in quanti restano “fermi” sempre allo stesso punto, proprio per paura di intraprendere una strada nuova? Invece solitamente chi lascia la strada vecchia per quella nuova sa bene quello che lascia, per questo lo lascia. Si chiama consapevolezza e allora sarebbe utile, se non più proficuo, intraprendere strade nuove con il “rischio” di migliorarsi.

E di quella cifra da capogiro messa a disposizione dal Recovery Fund per la transizione ecologica, forse sarebbe utile che una cospicua parte andasse in investimenti per una vera inversione di mentalità. E questo è possibile solo attraverso una costante formazione, attraverso la cultura e un rinnovato senso civico. Solo così, fuor di retorica, potremo migliorare la nostra vita e quella del pianeta per dare oggi e, conseguentemente domani, un futuro sano alle generazioni che verranno. Perché per ora mi sa che sono già belle che fregate.