AMBIENTE E MUSICA

La colonna sonora dal vivo di Ludovico Einaudi di un potente messaggio per la natura sotto il cielo stellato delle Alpi Apuane.

AMBIENTE
Enzo Millepiedi
AMBIENTE E MUSICA

La colonna sonora dal vivo di Ludovico Einaudi di un potente messaggio per la natura sotto il cielo stellato delle Alpi Apuane.

È stato insolito ma non troppo vedere assieparsi, spontaneamente e ordinatamente, su un prato brullo, a ridosso del monumentale Roccandagia sulle Alpi Apuane, versante Garfagnana, 2.500 giovani e famiglie con bambini, tutti equipaggiati con torce, plaid e indumenti adeguati, che saliti fin lassù per uno dei pochi concerti in Italia di Ludovico Einaudi tutti ambientati nella natura e dedicati alla natura.

Un luogo perfetto, lontano dal chiasso delle arene, anche questo dunque per il tour estivo 2022 di Ludovico Einaudi che ha scelto “oasi e riserve naturali, parchi e siti archeologici, altipiani incontaminati e anfiteatri monumentali” per fondere l’esperienza musicale con il paesaggio, sotto i cieli stellati di teatri di pietra, di erba e di alberi.

È lo stesso luogo – lo ricordiamo – che ebbe fama nel 1998 come set del film di Leonardo Pieraccioni “il mio West”, meta altrimenti di un passeggio lento e riscelto quest’anno per il concerto di apertura del festival “Mont’ Alfonso sotto le stelle”.

Ed è stato sommessamente potente (poche parole pronunciate sottovoce ma di grande intensità) il messaggio che Ludovico Einaudi ha ribadito prima di mettersi alla tastiera del pianoforte in uno dei luoghi più suggestivi delle Alpi Apuane sopra quel lago di Vagli che custodisce la “piccola Atlantide”, il paese sommerso di Fabbriche di Careggine.

E la fusione tra musica e natura si è rivelata palpabile e perfetta nelle due ore filate, mentre si faceva strada il tramonto, di una esecuzione sublime, riproposizione di una colonna sonora di un film dal vivo, con il quale si sono ripercorsi molti dei motivi del “Quasi amici” per concludersi con l’ineguagliabile Experience omaggio finale di Ludovico Einaudi al pianoforte, Redi Hasa al violoncello, Federico Mecozzi al violino e Francesco Arcuri, elettronica e percussioni.

Ludovico Einaudi

E tutti a seguire, composti, seduti o sdraiati sull’erba, in un silenzio ristoratore, rotto appena dai siparietti di delicatissimi applausi illuminati da lucine nella notte ormai inoltrata. Tutti accomunati dunque dall’amore per la musica, ma anche dalla magia del luogo e dalla consapevolezza che è venuto il tempo di cambiare, senza allarmismi e drammi, il nostro rapporto con la natura.

Un viaggio non certo facile, anzi complesso e complicato, pure costoso e rischioso, che seguiamo ogni settimana nel processo avviato delle innovazioni che si moltiplicano un po’ ovunque per riuscire a rispondere ai paradigmi della transizione sostenibile che oltre a dover essere ecologica non può non essere anche economica e sociale.

È un viaggio con tre obiettivi da perseguire tutti insieme perché sia davvero transizione che non è esagerato chiamare epocale, più che storica.

Lasciati in sospeso per due ore i racconti sulle novità dei ricercatori, dei laboratori, del mondo produttivo, e anche di quella politica mondiale che stenta in quelle che si vorrebbero decisioni più risolutive, sui volti sereni di quella sera abbiamo colto, e per questo vogliamo testimoniarlo, il senso più profondo nell’esigenza di un mondo migliore.