ANCHE GLI SCIMPANZÉ VANNO IN MENOPAUSA

Nuovi studi sostengono che anche gli scimpanzé attraversano questo cambiamento ormonale. La scoperta apre il dibattito per nuove riflessioni sul significato evolutivo.

AMBIENTE
Francesca Danila Toscano
ANCHE GLI SCIMPANZÉ VANNO IN MENOPAUSA

Nuovi studi sostengono che anche gli scimpanzé attraversano questo cambiamento ormonale. La scoperta apre il dibattito per nuove riflessioni sul significato evolutivo.

Non siamo l’unica specie certamente in cui le femmine vivono a lungo dopo aver varcato la terribile soglia della menopausa, che segna non solo un cambiamento estetico e a volte psicologico, ma soprattutto la fine della vita riproduttiva.

Anche le balene, ci somigliano in questo, ma fino ad ora nessun altro era entrato nel club esclusivo. È infatti la prima volta che gli scienziati sostengono di aver accertato il fenomeno in primati non umani allo stato selvatico.

Uno studio durato 21 anni

La scoperta, verificata in una popolazione di scimpanzé in Uganda, è esposta in uno studio pubblicato sulla rivista Science, dopo ben 21 anni di osservazione.

I ricercatori hanno esaminato e monitorato alcune femmine di scimpanzé della popolazione Ngogo, nel parco nazionale di Kibale (Uganda) dal 1995 al 2016, scoprendo una sorprendente analogia con l’essere umano, che conferma la vicinanza genetica tra le due specie. Grazie anche all’analisi di campioni di urina di 66 esemplari, di età compresa fra i 14 e i 67 anni, gli scienziati hanno appurato che la fertilità degli scimpanzè diminuisce dopo aver superato i 30 anni: le probabilità di gravidanza calano drasticamente, fino a non avere più nascite dopo i 50 anni.

Proprio come le donne che circa alla stessa età iniziano a entrare in menopausa.

Ma la cosa ancora più singolare è che la menopausa non segna il termine della vita: 16 degli scimpanzè Ngogo sono vissute infatti, dopo la fine del loro periodo riproduttivo e hanno condotto mediamente un quinto della loro vita adulta (dai 14 anni) in uno stato post-riproduttivo.

La menopausa è un vantaggio evolutivo?

Gli studi finora disponibili sugli scimpanzé non avevano mai sottolineato questo aspetto della vita in animali selvatici. Addirittura, nelle popolazioni del Parco nazionale di Gombe in Tanzania studiate da Jane Goodall dal 1960, si esaminava un veloce invecchiamento delle femmine, che morivano attorno ai 30 anni con ancora il ciclo mestruale.

scimpanzè

Dunque, la domanda sorge spontanea: La menopausa è un tratto selezionato dall’evoluzione perché assegna un vantaggio o è un “incidente”, una conseguenza della diminuzione dei tassi di mortalità collegata a cambiamenti ambientali?

Secondo gli autori della ricerca una probabilità è che la popolazione di scimpanzé Ngogo tragga vantaggio dalle condizioni ambientali particolarmente benevoli, come gli scarsi contatti con l’essere umano che l’hanno protetta da patogeni alieni e l’abbondanza di cibo, che hanno concesso ad alcuni animali una vita più longeva, ma che il sistema riproduttivo non riesca a stare al passo.

Il ragionamento, però, potrebbe essere esattamente il contrario, ovvero è anche possibile che avere una lunga vita post-riproduttiva sia un tratto della storia evolutiva degli scimpanzé che è stato nascosto da condizioni ambientali sfavorevoli.

Una nonna alternativa

Questa scoperta ha messo inoltre, in discussione l’ipotesi della nonna, a lungo usata per spiegare la menopausa umana: il fatto, cioè, che il periodo post-riproduttivo delle donne si sia evoluto per aiutare i figli nelle cure dei nipoti. La teoria non è applicabile sugli scimpanzé, perché le femmine in età riproduttiva abbandonano la comunità d’origine per andare altrove e cercare un altro partner.

Le nonne, perciò, non sanno nemmeno chi siano i loro nipoti.

“Questo non significa che queste femmine anziane non abbiano un ruolo importante, ma questo deve essere chiarito da ulteriori studi e ricerche. Quello che lei ha vissuto in quella foresta, le diverse stagioni che ha attraversato, le diverse zone della foresta che conosce, le interazioni con i vicini: questa è la sua preziosa eredità”, afferma Wood, un autore dello studio.