ANIMALI… ALIENI

Sono le specie esotiche e quando vengono introdotte in un territorio non loro rischiano di essere invasive. Danneggiano le nostre risorse naturali e sono nocive per la salute.

AMBIENTE
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Chiara Grasso
ANIMALI… ALIENI

Sono le specie esotiche e quando vengono introdotte in un territorio non loro rischiano di essere invasive. Danneggiano le nostre risorse naturali e sono nocive per la salute.

Scoiattoli grigi, cimici asiatiche, gamberi della Louisiana, pappagallini verdi, nutrie, zanzare tigre, tartarughe Trachemys…ormai questi animali sono entrati nell’abitudine e nella quotidianità. Le troviamo nei nostri parchi, nelle nostre città, case o fiumi. Purtroppo, però, si tratta di animali esotici invasivi e quindi molto pericolosi per l’ecosistema, per le nostre attività e per la salute umana. Ma facciamo un passo indietro per capire cos’è una specie esotica. Una specie, sia animale che vegetale, si definisce esotica quando il suo habitat d’origine non è il nostro territorio. Il lupo è una specie autoctona (indigena), il pappagallo, è invece una specie alloctona o esotica. E quando questa viene introdotta in un territorio in cui naturalmente non sarebbe stata presente,  ha tutti i benefici per potersi insediare ed appunto invadere il nuovo habitat, diventando invasiva.
Non tutte le specie invasive sono aliene però! E non tutte le aliene sono invasive!

Quando le specie non autoctone vengono introdotte in un ecosistema in cui non si sono evolute, le loro popolazioni a volte esplodono di numero, alterando l’equilibrio dinamico dell’ecosistema. La ragione di ciò è che in una comunità naturale o nativa, le specie evolvono insieme in un ecosistema con molti controlli ed equilibri che limitano la crescita della popolazione di una specie. Questi controlli ed equilibri includono cose come: predatori, erbivori, malattie, parassiti, altri organismi che competono per le stesse risorse e limitano i fattori ambientali. Questi controlli ed equilibri formano la complessa rete della vita che costituisce un ecosistema e in cui una specie autoctona compete per la sopravvivenza. Tuttavia, quando un organismo viene introdotto in un ecosistema in cui non si è evoluto naturalmente, in cui la natura non l’ha “programmato”, non ha più quei limiti e il suo numero a volte può aumentare notevolmente.

Per questo, l’introduzione di specie invasive può avere un effetto drammatico sulla natura, sulla salute umana e sull’economia. Sono infatti nocive per le nostre risorse naturali (pesci, fauna selvatica, piante e salute generale dell’ecosistema) perché distruggono le comunità naturali e i processi ecologici. Ciò causa danni alle specie autoctone in quell’ecosistema perché sono improvvisamente in competizione con una nuova specie per le stesse risorse (cibo, acqua, riparo, ecc.). Le specie invasive possono competere con le specie autoctone per cibo e habitat e talvolta persino causarne l’estinzione. In ogni caso, anche se le specie autoctone non vengono completamente eliminate, l’ecosistema diventa spesso molto meno diversificato. Un ecosistema meno diversificato è più suscettibile a ulteriori disturbi come malattie e disastri naturali. Le specie invasive, ad esempio, possono:

  • Ridurre la capacità dei corsi d’acqua di effettuare consegne d’acqua storiche.
  • Spostare le comunità vegetali autoctone e/o cambiare radicalmente la natura degli habitat che invadono.
  • Competere per le stesse risorse naturali e requisiti di vita (cibo, acqua, spazio, riparo) delle specie autoctone e degradare le ecologie locali interrompendo la catena alimentare.
  • Causare l’estinzione delle specie autoctone.
  • Aumentare l’erosione del suolo e il rischio di incendio.
  • Diminuire la qualità dell’habitat del sottobosco nelle foreste e facilitare la diffusione di altre specie invasive.
  • Diminuire la qualità e la quantità di habitat per la fauna selvatica.
  • Degradare gli habitat acquatici e intasare i corsi d’acqua.

Al di là dei disastrosi effetti sull’equilibrio ecosistemico, rappresentano un disastro  anche per le coltivazioni e le attività economiche, agendo come ospiti per altri organismi dannosi e diminuendo la qualità e la quantità dei pascoli e delle colture, senza considerare i potenziali rischi anche per la salute umana, essendo vettori di nuove infezioni e zoonosi.

Del tutto inutile chiedersi chi sia  responsabile dell’espansione e dell’introduzione di questi animali e queste piante dannose e pericolose. La risposta è scontata: è l’Uomo.
Le specie aliene sono infatti quelle che l’essere umano, volontariamente o involontariamente ha trasportato da un continente all’altro, favorendone l’espansione. Alcuni, come gli scoiattoli grigi e le tartarughe scivolatrici (Trachemys) sono stati volontariamente rilasciati, altri pare siano fuggiti da allevamenti di pellicce come la nutria (castorino) o gabbiette, come i parrocchetti dal collare mentre gli insetti sono stati principalmente trasportati nei container e nelle navi merci.

Quali sono le soluzioni quindi? In alcuni casi estremi, l’eradicazione è una soluzione tempestiva ed efficace, quando la popolazione non ha ancora raggiunto un’espansione ed un’invasione incontrollata. Se l’eradicazione non è più possibile, la specie può essere soggetta a sforzi di controllo e gestione. Ma il metodo di contenimento più efficace è la prevenzione. L’educazione, quindi, come in ogni altro campo è la forma di risoluzione più funzionale.
Evitiamo di comprare pet esotici e nel caso in cui ne avessimo uno avvisiamo le autorità in modo che l’animale sia tracciato con l’assoluto divieto di rilasciarlo in natura. Cerchiamo di prevenire l’invasione facendo maggiore attenzione a quali souvenir portiamo volontariamente o involontariamente a casa dai nostri viaggi all’estero e collaboriamo con gli enti di ricerca nel caso in cui avvistassimo una specie esotica nuova.
Ognuno di noi può fare tanto. Può essere parte del cambiamento.