APPALTI DIGITALI: SI ENTRA IN UNA NUOVA ERA

La digitalizzazione degli appalti è diventata obbligatoria dal 1 gennaio 2024. Un’analisi delle sfide e dei vantaggi di questo cambiamento.

INFRASTRUTTURE
Pamela Preschern
APPALTI DIGITALI: SI ENTRA IN UNA NUOVA ERA

La digitalizzazione degli appalti è diventata obbligatoria dal 1 gennaio 2024. Un’analisi delle sfide e dei vantaggi di questo cambiamento.

Le stazioni appaltanti alle prese con gli appalti. Come se la stanno cavando? È questa la domanda che si pone l’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) a poco più di un mese dall’introduzione dell’obbligo di digitalizzazione digitali secondo quanto stabilisce il nuovo Codice dei contratti pubblici.

I dati relativi ai codici identificativi di gara (i cosiddetti CIG), con cui si rilevano i contratti pubblici stipulati seguito di una gara d’appalto o affidati,  invece, sono positivi e mostrano come la digitalizzazione dei contratti pubblici sia entrata a pieno regime.

Le difficoltà delle stazioni appaltanti e possibili soluzioni

Alla luce dei problemi che l’allineamento alle nuove procedure sta creando e in risposta a quesiti e segnalazioni nella fase iniziale ricevuti da alcune stazioni appaltanti l’ANAC ha deciso di fornire e pubblicare, con la delibera 582/2023, delle istruzioni operative, organizzate in nove pagine, per chiarire gli aspetti relativi al cambiamento in atto, inclusa la gestione del periodo transitorio. Oltre ai servizi infrastrutturali a disposizione per conformarsi all’obbligo di digitalizzazione, l’Anac ha messo a disposizione un collegamento web anche per gli affidamenti di importo inferiore a 5000 euro. In questo modo l’ente vuole scongiurare il blocco delle attività di approvvigionamento e imporre l’obbligatorietà a tutti i contratti esclusi.

A queste misure si aggiungono incontri multilaterali che coinvolgono anche i gestori delle piattaforme e precise indicazioni dell’Anac in risposta a quesiti di natura informatica relativi ad alcuni aspetti delle gare di appalto.

I numeri dei CIG emessi

Se da un lato le domande delle stazioni appaltanti evidenziano problematiche legate all’adattamento alle procedure, dall’altro le cifre riguardanti i codici identificativi di gara richiesti e attivati indicano che il processo di adeguamento digitale sta procedendo rapidamente. Esemplificativo un dato: nella quarta settimana di gennaio sono stati emessi quasi 95.000 CIG e attivati oltre 116.000. Un risultato significativo che poco si discosta da quello dello scorso anno quando il processo di digitalizzazione non era ancora avviato.

Cosa significa digitalizzare gli appalti

La dematerializzazione delle gare e l’interoperabilità delle piattaforme digitali rientrano tra i target del processo in corso con l’entrata in funzione della Piattaforma dei Contratti Pubblici  (PCP) dell’Anac che interagisce con le piattaforme delle stazioni appaltanti che devono essere digitali certificate e interoperabili per gestire ogni fase del ciclo di vita dei contratti. Queste sono da utilizzare anche per: la redazione e acquisizione di atti; l’accesso ai documenti di gara; la presentazione del Documento di gara unico europeo; la presentazione delle offerte: la gestione e conservazione del fascicolo di gara, il controllo tecnico, contabile e amministrativo dei contratti. A ciò si aggiunge una Banca dati nazionale dei contratti pubblici per rendere disponibili informazioni per lo svolgimento delle varie fasi del ciclo di vita dei contratti tramite la Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND).

Gli obiettivi sono una gestione dei contratti pubblici più rapida, trasparente e semplificata per avere un sistema di approvvigionamento più efficiente e garantire una maggiore efficacia dell’azione amministrativa con ricadute positive su cittadini e imprese e quindi sulla società tout court.

Con la digitalizzazione degli appalti scompaiono i documenti in formato cartaceo e la gestione di tutte le fasi (dalla programmazione all’esecuzione passando per l’accesso all’informazione) avviene attraverso piattaforme interoperabili che consentono lo scambio e il riutilizzo delle informazioni fornite alle pubbliche amministrazioni.

I vantaggi per le imprese

Oltre a poter contare su procedure rapide, trasparenti e una maggiore efficacia dell’amministrazione, i privati possono beneficiare del Fascicolo virtuale dell’operatore economico predisposto da Anac nel quale è possibile raccogliere dati relativi all’operatore economico per verificare il possesso dei requisiti di partecipazione a bandi di gara.

Riguardo la pubblicità degli atti di gara mediante la propria Banca Dati l’ANAC potrà trasmettere le informazioni all’Ufficio delle pubblicazioni dell’UE.

In conclusione, le condizioni e gli strumenti per un efficientamento e ottimizzazione nella gestione degli appalti pubblici in formato elettronico ci sono e ai diretti interessati non resta che adeguarsi all’evoluzione dei tempi.