ARCIDOSSO: MEDIOEVO, MISTICISMO, NATURA

Uno dei luoghi più suggestivi del Monte Amiata. Imponente e caratteristico, dove la parte più antica del paese è caratterizzata dalla presenza della Rocca Aldobrandesca che svetta in cima al borgo.

TURISMO
Tempo di lettura:10 Minuti
Monica Riccio
ARCIDOSSO: MEDIOEVO, MISTICISMO, NATURA

Uno dei luoghi più suggestivi del Monte Amiata. Imponente e caratteristico, dove la parte più antica del paese è caratterizzata dalla presenza della Rocca Aldobrandesca che svetta in cima al borgo.

Arcidosso, in provincia di Grosseto, sorge alle pendici del versante occidentale del monte Amiata, ai margini dei grandi boschi che salgono sino alla vetta del monte. Per la sua vastità, il territorio comunale appare caratterizzato da aree molto varie tra di loro: si va dalla parte alta della montagna (1.600 metri circa) alle vallate che gradualmente scendono verso la Maremma. Dominato dal castello Aldobrandesco, che è uno dei più antichi e meglio conservati castelli di Europa, Arcidosso ha un centro storico molto affascinante e che cattura il turista già a prima vista.
Le numerose chiese, le cinta murarie, la cascata dell’Acqua d’Alto, la riserva naturale del monte Labbro, il parco faunistico dell’Amiata sono alcune delle bellezze che il piccolo centro offre ai suoi visitatori.

La Storia
Il nome di Arcidosso viene menzionato per la prima volta in un documento del 4 marzo 860. Il nome deriva probabilmente dai sostantivi latini arx e dossum, che significano rispettivamente fortezza e dosso. A partire dal XII secolo si trovò a far parte dei possedimenti della famiglia degli Aldobrandeschi della Contea di Santa Fiora, i quali la fortificarono, iniziando la costruzione del castello e la torre maestra con l’aiuto degli abitanti di Casal Roveta, Talassa e Montoto, antichi insediamenti medioevali oggi scomparsi. Nel 1331, dopo uno dei più lunghi assedi condotti dall’esercito senese, comandato dal condottiero Guidoriccio da Fogliano, il castello ed il borgo di Arcidosso entrarono a far parte della Repubblica di Siena. Questo storico evento è stato dipinto da Simone Martini e figura nel museo del Palazzo Pubblico di Siena, oggetto di una accesa disputa sull’attribuzione artistica dello stesso non ancora conclusa. Arcidosso divenne poi sede di un vicariato tra il 1347 e il 1348, rimase sottomesso a Siena fino alla fine della Repubblica nel 1559, quando passò ai Medici di Firenze, che vi nominarono un capitano di giustizia. Ottenuto il ruolo di “capitale” amministrativa del Monte Amiata, ricevette le visite dei granduchi Cosimo II nel 1612 e di Leopoldo II nel 1842. Durante il periodo del Granducato di Toscana, fino a pochi anni prima dell’unità d’Italia, Arcidosso arrivò a contare oltre 12.000 abitanti: il quadruplo di quelli che risiedevano nel capoluogo di provincia Grosseto. Arcidosso, in seguito alla costituzione dello Stato unitario italiano venne eletto al ruolo di pretura.

Cosa vedere ad Arcidosso
Arrivando nel borgo una delle prime cose ad attrarre l’attenzione è l’imponente monumento ai Caduti del Lavoro. A destra della scalinata si trova una lapide che indica il luogo dove fu ucciso nel 1878, David Lazzaretti, il Profeta dell’Amiata.
Prima di entrare nel borgo antico, vale la pena fermarsi alla chiesa della Madonna delle Grazie (o dell’Incoronata), uno dei santuari più venerati dell’Amiata. Diverse le opere d’arte qui presenti, tutte di scuola senese. Spiccano la Vergine in Gloria tra i Santi Sebastiano e Rocco di Ventura Salimbeni e una Madonna con Bambino del primo Quattrocento proveniente dal Palazzo della Capitaneria, oggi in bella mostra sull’altare maggiore.
Subito all’esterno della Porta Talassese vi è la piccola e interessante Chiesa di Sant’Andrea, attestata sin dal 1118. Sulla strada che porta al borgo vi è poi una curiosa fontana neogotica in ghisa, realizzata a Follonica nelle Fonderie Granducali. Ancora qualche rampa e si arriva alla base della Rocca, affacciata su una silenziosa piazzetta.


La Rocca Aldobrandesca è uno dei castelli medievali più antichi e meglio conservati della zona dell’Amiata. Da non perdere la visita di questo importante edificio storico che offre al suo interno un percorso archeologico-artistico attraverso la storia del castello e del territorio.
A questo punto è il momento di scoprire le stradine lastricate che costituiscono il cuore del centro storico. Tra queste si noterà la chiesa medievale di San Niccolò. Una discesa porta al Terziere del Codaccio e alla chiesa di San Leonardo, eretta nel XII secolo e sistemata nel Cinquecento. L’interno dell’edificio, danneggiato nella Seconda Guerra Mondiale, conserva una serie di importanti dipinti tra cui la Decollazione di San Giovanni Battista (1588-89) di Francesco Vanni. Dalla strada per Montelaterone, una discesa tra splendidi castagni porta alla Pieve di Santa Maria in Làmula, costruita nel 1268 sui resti di un edificio più antico, nonostante i rimaneggiamenti che già iniziarono nella seconda metà del XIII e i restauri moderni, costituisce uno dei più significativi esempi di architettura romanica della Toscana meridionale.

Cosa vedere nei dintorni
Gli amanti della spiritualità non mancheranno di visitare, nel territorio comunale di Arcidosso, il Monte Labbro, che oltre al rilevante interesse ecologico (il luogo non per caso è tutelato dalla Riserva naturale del Monte Labbro) è noto per ospitare sulla sua cima la Torre Giurisdavidica, tutto quel che resta della religione fondata nell’800 da David Lazzaretti.
Sempre all’interno della Riserva, il Parco Faunistico del Monte Amiata, è il luogo perfetto per una giornata in famiglia, passeggiando per i sentieri immersi nel verde è possibile ammirare da lontano animali come cervi, daini, caprioli, mufloni, nel suo ambiente naturale.
Sulle pendici dello stesso monte è presente dagli anni ’80 il Tempio di Merigar West – rifugio spirituale di una importante comunità tibetana.

Prodotti tipici del Monte Amiata
Arcidosso rientra nel territorio di produzione della Castagna del Monte Amiata IGP caratterizzata per il suo sapore delicato e dolce grazie alle terre vulcaniche della zona. Da assaggiare le caldarroste così come il castagnaccio e la polenta preparati con la farina di castagne.

Come arrivare
In auto si arriva percorrendo la superstrada che collega Grosseto a Siena. Arrivati all’uscita di Paganico, si percorrono gli ultimi 25 km in direzione Monte Amiata, lungo una strada che si snoda tra le colline sinuose, nella zona in cui la Maremma si congiunge alla Val d’Orcia. Lo si può raggiungere anche dalla A1, uscendo a Chiusi e proseguendo verso la Cassia, salendo a Vivo d’Orcia e poi scendendo verso Castel del Piano.

Riferimenti

https://www.comune.arcidosso.gr.it/

http://www.prolocoarcidosso.it/