DALL'ISLANDA L'IMPIANTO CHE CATTURA IL CO2 DALL'ARIA

Si chiama Orca, trasforma l’anidride carbonica in roccia ed è in grado di riconvertirne 4mila tonnellate all’anno. Unico problema, costa troppo.

AMBIENTE
Alessio Ramaccioni
DALL'ISLANDA L'IMPIANTO CHE CATTURA IL CO2 DALL'ARIA

Si chiama Orca, trasforma l’anidride carbonica in roccia ed è in grado di riconvertirne 4mila tonnellate all’anno. Unico problema, costa troppo.

È stato attivato in Islanda il più grande impianto al mondo in grado di “catturare” l’anidride carbonica dall’aria e di riconvertirla, “sparandola” sotto terra e trasformandola in roccia. Un procedimento addirittura più semplice di quanto sembri descrivendolo. L’impianto è stato realizzato in quindici mesi ed è nato dalla collaborazione tra Climeworks, azienda svizzera, e Carbfix, gruppo islandese attivo nel campo della riconversione della CO2. Il  nome di questa straordinaria macchina è Orca, che deriva dalla parola islandese “Orka”, ovvero “energia”. Si tratta del più importante impianto di assorbimento del mondo e potrebbe diventare il capostipite di una serie di strutture simili.

Dall’atmosfera al sottosuolo, trasformandosi in roccia

Il funzionamento di Orca non è affatto complesso,  anche se a raccontarlo sembra di parlare quasi di magia. L’impianto è dotato di imponenti ventilatori che – letteralmente – aspirano l’aria indirizzandola all’interno di un collettore. Quest’ultimo è dotato di uno speciale materiale filtrante che assorbe l’anidride carbonica separandola dal resto delle sostanze presenti nell’aria. Una volta che il filtro giunge a saturazione e non può più immagazzinare CO2, il collettore si blocca. A questo punto la temperatura all’interno dell’impianto viene innalzata in modo da dividere l’anidride carbonica dal filtro per poi intrappolarla. Infine l’anidride carbonica assorbita viene mescolata con dell’acqua e “sparata” sotto terra, ad una profondità di 1.000 metri circa. Stoccato nel sottosuolo, il composto subisce una metamorfosi e si mineralizza. Secondo le stime annunciate dalle aziende produttrici dell’impianto, in circa due anni, il pericoloso ed inquinante gas serra diventa a tutti gli effetti roccia, restando inerte nel sottosuolo.

The ‘Orca’ direct air capture and storage facility, operated by Climeworks AG, in Hellisheidi, Iceland, on Tuesday, Sept. 7, 2021. Startups Climeworks and Carbfix are working together to store carbon dioxide removed from the air deep underground to reverse some of the damage CO2 emissions are doing to the planet. Photographer: Arnaldur Halldorsson/Bloomberg

Tanto rumore per nulla?

E qui arrivano i problemi, che certamente andranno risolti se si vuole rendere questa tecnologia realmente utile a rallentare il riscaldamento globale. L’impianto islandese dovrebbe riuscire, a pieno regime, ad assorbire circa 4mila tonnellate di anidride carbonica all’anno. Che non è tanto: parliamo – più o meno – delle emissioni di 870 autovetture a combustibile fossile. E cioè – visto che in un anno in tutto il pianeta si producono circa 33 miliardi di tonnellate di CO2 – si sta discutendo di meno dello 0,1%. Risultati modesti a fronte di un impegno economico elevato: l’impianto al momento ha un costo compreso tra i 10 ed i 15 milioni di dollari, mentre per quel che riguarda i costi di smaltimento del gas serra siamo intorno agli 800 dollari per tonnellata di anidride carbonica. Un prezzo medio che permetterebbe di rendere questo tipo di impianti competitivi è di circa 150 dollari, sempre per tonnellata.

Settore prima inesistente, ma ora c’è e può crescere

Ma tra gli operatori di questo nuovo “mercato” dell’eliminazione dei gas serra c’è ottimismo: il sistema funziona, bisogna soltanto renderlo economicamente sostenibile e replicabile. Va anche detto che il mercato della carbon capturequesto il nome attribuito al settore dell’estrazione e dello stoccaggio della CO2 – fino a poco tempo fa non esisteva. Adesso invece sono sempre di più i paesi e gli operatori di settore che mostrano interesse per questo tipo di procedura: ad esempio il Regno Unito, che ha previsto investimenti fino ad un miliardo. Oppure il Canada, dove si sta sperimentando una speciale benzina capace di “catturare” la CO2. Ed ancora gli Stati Uniti e la Svizzera, dove si stanno svolgendo sperimentazioni simili. Insomma, le idee ci sono: serve implementare l’aspetto tecnologico e rendere questo tipo di procedure economicamente sostenibili. Ma d’altronde non è di sostenibilità che stiamo parlando?