ARRIVA IL CODICE DI CONDOTTA UE PER PRODUZIONI ALIMENTARI SOSTENIBILI

Una serie di norme per un comportamento responsabile per le pratiche commerciali e di marketing nella filiera alimentare sono state firmate da 65 enti tra associazioni e imprese europee dell’agroalimentare con cui si impegnano a contribuire a un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente.

AMBIENTE
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Pamela Preschern
ARRIVA IL CODICE DI CONDOTTA UE PER PRODUZIONI ALIMENTARI SOSTENIBILI

Una serie di norme per un comportamento responsabile per le pratiche commerciali e di marketing nella filiera alimentare sono state firmate da 65 enti tra associazioni e imprese europee dell’agroalimentare con cui si impegnano a contribuire a un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente.

La Strategia europea Farm to Fork muove i primi passi. 26 produttori di generi alimentari, 15 rivenditori di generi alimentari, 1 del settore della ristorazione e 23 associazioni per un totale di 65 enti (tra cui le italiane Barilla, Ferrero, Esselunga e CoopItalia) sono i primi firmatari del Codice di condotta, una delle prime iniziative per quella Stretegia che promuove modelli di produzione e consumo di cibo più sani e rispettosi dell’ambiente.

Per la ripresa da una crisi globale come quella del Covid-19, serve un impegno altrettanto globale che coinvolga in azioni concrete e significative produttori, rivenditori, associazioni e ONG rappresentative del settore, ma anche agricoltori e cittadini. E per un motivo molto semplice: il passaggio a sistemi alimentari sostenibili comporta una serie di benefici di natura ambientale, sanitaria e sociale, nonché vantaggi economici. Ne guadagna l’ambiente e i cittadini, incoraggiati a scegliere prodotti di buona qualità e il meno nocivi possibile per la propria salute e per l’ambiente. E ne guadagnano i lavoratori del settore alimentare. Già perché il Codice rappresenta una piattaforma dove poter scambiare best practices e stabilire partnership che possono contribuire a collaborazioni durature, sviluppando nuovi modelli e opportunità di business. Un’occasione soprattutto per le PMI e le start-up del settore per allargare il loro business e farsi promotrici di quel cambiamento necessario per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS).
Ad essere coinvolti sono tutti gli attori della filiera alimentare ai quali il Codice fornisce un sostegno nel percorso di transizione verso la sostenibilità.

Il Codice è frutto del contributo attivo di associazioni e gli operatori europei del settore alimentare, di organizzazioni internazionali, ONG, sindacati e associazioni di categoria e dei servizi della Commissione europea. Questa già nel dicembre dello scorso anno aveva presentato una nota e convocato un meeting tecnico per affrontare il tema della disponibilità e accessibilità di opzioni alimentari a ridotto impatto negativo sulla salute e sull’ambiente.
Il processo di sviluppo del Codice di Condotta è andato avanti nei mesi successivi con la convocazione di eventi di alto livello, riunioni generali delle parti interessate e sessioni tematiche della task force ad hoc per discutere con le parti interessate. Percorso culminato con il lancio ufficiale lo scorso 5 luglio con un evento celebrativo di alto livello che ha visto la partecipazione della commissaria alla salute e sicurezza alimentare, Stella Kyriakides, il vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Frans Timmermans, e il commissario per il mercato interno Thierry Breton, oltre al Presidente della Task Force responsabile, Dirk Jacobs.

Il Codice è stato inoltre oggetto di discussione di una specifica sessione del pre-Summit ONU su sistemi alimentari tenutosi lo scorso 26-28 luglio a Roma, durante la quale se ne sono spiegate le origini (il processo collettivo che ha portato alla sua adozione) e il contenuto.
Quanto al contenuto, il Codice include obiettivi, a loro volta articolati in traguardi e azioni a favore di modelli di consumo sani e sostenibili, da conseguire nel breve-medio termine (alcuni entro il 2030, altri entro il 2050). Inoltre delinea un quadro entro cui realizzare iniziative più ambiziose in settori specifici come ad esempio il benessere animale, la riduzione dello zucchero e delle emissioni di CO2 e gas a effetto serra. Mentre le imprese di grandi dimensioni sono tenute a presentare rapporti annuali, le PMI potranno presentare resoconti ogni 2-3 anni.

Sono sette i target a cui i sottoscrittori devono mirare e riguardano: la realizzazione di una catena alimentare climaticamente neutrale, la riduzione dell’impatto ambientale della filiera agroalimentare e la riduzione degli sprechi e dei rifiuti, in un’ottica di circolarità, ma anche una crescita economica inclusiva che assicuri condizioni di lavoro dignitose, redditi adeguati e pari opportunità.

E proprio a quest’ultimo tema il pre-Vertice ONU svoltosi a Roma ha riconosciuto un’importanza cruciale e strategica, richiamando l’attenzione su coloro che hanno un ruolo fondamentale nella trasformazione dei sistemi alimentari e che pertanto non possono esser trascurati: i piccoli agricoltori e imprenditori e le donne residenti nelle aree rurali. Questi sono stati oggetto di specifici incontri organizzati dall’IFAD durante i quali si è discusso di condizioni di vita eque, redditi adeguati per i lavoratori e lavoratrici agricoli, così come di promozione della parità di genere, dando la possibilità ad alcuni di essi di partecipare esprimendo le loro opinioni sul futuro dell’agricoltura, della distribuzione degli alimenti e delle catene del valore.
Ai 65 “pionieri” che hanno assunto impegni precisi firmando il Codice (la cui sottoscrizione resta volontaria e aperta) devono seguire altre associazioni e imprese, in quanto solo con un approccio che preveda un dialogo ampio e la combinazione di proposte legislative e iniziative volontarie è possibile ottenere un vero cambio di passo. E per evitare ulteriori iniziative legislative europee, che spesso si traducono in documenti sterili.