ARTE RUPESTRE E MURALES: UN “MATRIMONIO” CHE È UN’OPERA D’ARTE

Valle Camonica, dalla Preistoria all’arte contemporanea. La promozione del territorio passa attraverso un museo a cielo aperto che abbraccia millenni di storia.

TURISMO
Francesca Tomassini
ARTE RUPESTRE E MURALES: UN “MATRIMONIO” CHE È UN’OPERA D’ARTE

Valle Camonica, dalla Preistoria all’arte contemporanea. La promozione del territorio passa attraverso un museo a cielo aperto che abbraccia millenni di storia.

Valle dei Segni, luogo di racconti e testimonianze, spazio di un dialogo distante migliaia di anni, fra la Preistoria e i giorni nostri, che trova il suo trait d’union nella quotidianità. Da tutto questo nasce Wall in Art, progetto artistico e vero e proprio itinerario turistico a cui si affiancano natura, paesaggio, cibo, che unisce idealmente passato e presente, in cui le tracce incise sulla roccia delle grotte dagli antenati trovano la propria eco nelle opere dei wallpainters chiamati a interpretare la realtà contemporanea delle comunità camune. In questo modo oggi, come ottomila anni fa, la valle più estesa delle Alpi Orientali diventa, ancora una volta, bacino di raccolta di segni che raccontano lo scorrere della vita attraverso due forme d’arte, molto distanti fra loro, accomunate dagli spazi in cui si esprimono, rigorosamente pubblici, e dal contenuto che vogliono trasmettere, storia, usi e costumi delle comunità locali.

Nato nel 2015 per iniziativa del Distretto culturale della Valle Camonica, in questi anni il progetto si è esteso in undici dei quaranta comuni disseminati nella vallata dando vita a un parco artistico diffuso che è diventato volano per la promozione del territorio. Partendo dalle opere di artisti come Eron, Ozmo, Borondo e Gaia, Wall in Art ha trasformato la valle in un esempio, concreto, di turismo di montagna innovativo e sostenibile. Un agire che è valso al progetto il terzo posto all’edizione 2021 del Lagazuoi Expo Dolomiti nell’ambito del Wima (Winnings Ideas Mountains Awards) il Premio per la creatività e l’innovazione nel mondo della montagna e che ha dato vita a un panorama unico, in cui Urban Art e arte rupestre sono entrate in correlazione coinvolgendo, attraverso la condivisione del processo creativo, abitanti e istituzioni. Undici interventi monumentali per mano di artisti attivi sulla scena internazionale e otto spot dipinti da giovani emergenti. Ad inaugurare questo immenso museo a cielo aperto, Ozmo. Tra i fondatori della street art in Italia, l’artista ha dipinto Minerva. Una monumentale figura bicromatica, collocata a protezione della comunità su uno dei muraglioni sotto al castello di Breno. Un richiamo al ritrovamento negli anni ’80 di una statua dell’Athena Risanatrice risalente al V secolo a.C..

Altro intervento quello di Borondo, a Malegno in media Valle Camonica. L’artista spagnolo famoso in tutto il mondo, ha dipinto Mites terram possident, citando il motto inciso sullo stemma del paese. Un’opera nel cuore antico del borgo, frutto di un processo di assorbimento, rielaborazione e restituzione del contesto e di partecipazione. Nel caso specifico, sulla parte bassa del muro i bambini del paese sono intervenuti graffiando e incidendo la superficie. Da non perdere in alta Valle Camonica, a Cevo, Soul of the Wall_Cevo realizzata dall’artista Eron e The human condition, opera di Gaia in cui l’artista newyorkese celebra la condizione del migrante.