ARTERIE…DI PLASTICA

Un recente studio italiano ha trovato micro e nanoplastiche nelle placche aterosclerotiche e ne ha dimostrato la loro pericolosità.

SALUTE
Pamela Preschern
ARTERIE…DI PLASTICA

Un recente studio italiano ha trovato micro e nanoplastiche nelle placche aterosclerotiche e ne ha dimostrato la loro pericolosità.

Presenza di plastica nelle arterie umane

È la prima ricerca a indagare sulla presenza di plastica nelle arterie umane. Che le micro e nano plastiche si trovassero non solo nell’ambiente e all’interno del nostro corpo, in particolare in organi e tessuti tra cui la placenta, il latte materno, il fegato, i polmoni e i tessuti cardiaci si sapeva già.  Lo studio italiano, pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine, oltre a rivelare la loro presenza nelle placche aterosclerotiche, là dove si accumula il grasso, ne rivela anche i rischi: le plastiche renderebbero questi tessuti più friabili più friabili esponendole al rischio di rottura e a un aumento almeno di 2 volte di quello di infartiictus e mortalità rispetto a quelli non contaminati.

Lo studio

Dalla collaborazione di alcuni enti di ricerca, tra cui l’Harvard Medical School di Boston, l’IRCSS Multimedica di Milano, le Università di Ancona, di Salerno, la Sapienza di Roma, e l’IRCSS INRCA di Ancona coordinata dai ricercatori dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli, è risultata un’accurata ricerca che dimostra l’esistenza in placche aterosclerotiche di micro e nanoplastiche fatte di polietilene (PE) o polivinilcloruro (PVC), composti utilizzati per produrre contenitori, rivestimenti, pellicole plastificate e  materiali per l’edilizia.

L’indagine è stata condotta su 257 pazienti di oltre 65 anni, sottoposti a un’endoarterectomia per stenosi carotidea asintomatica, operazione per rimuovere placche aterosclerotiche; a seguito dell’analisi delle stesse è emersa la presenza di particelle di PE (circa 20 microgrammi per milligrammo di placca) in oltre il 58 per cento dei pazienti e di quelle di PVC (in media 5 microgrammi per milligrammo di placca) in oltre il 12 per cento.

Durante il follow-up, durato quasi tre anni, è stato notato che in coloro che avevano placche ‘inquinate’ dalle plastiche il rischio di infarti, ictus o di mortalità era doppio rispetto agli altri, a prescindere da altri fattori di rischio come età, sesso, fumo, indice di massa corporea, livelli di colesterolo, pressione sanguigna e glicemia o precedenti eventi cardiovascolari, e una crescita dei marcatori dell’infiammazione.

studio Arterie di plastica

L’uso delle plastiche

Il polietilene (PE), una delle plastiche più utilizzate su scala globale, costituisce il 40 per cento del totale della produzione di plastica. Apprezzato per la sua leggerezza, resistenza e per la sua versatilità è usato diffusamente per produrre contenitori, rivestimenti e vari oggetti. Altrettanto comune e diffuso è il polivinilcloruro (PVC) anch’esso versatile e presente in innumerevoli prodotti, tra cui rivestimenti, pellicole, tubi, dischi in vinile. Entrambi le tipologie possono dare origine a particelle che si diffondono e vengono assorbite nell’ambiente: stando all’ultimo rapporto Future Brief sulle nanoplastiche della Commissione europea, un adulto respira o ingerisce in media a 5 grammi di plastica alla settimana. E per il futuro i dati non sono incoraggianti, considerando che la produzione annuale è destinata a raddoppiare entro il 2040 e triplicare entro il 2060.

I danni delle plastiche al cuore

Nella ricerca si spiega il meccanismo alla base dei danni causati al cuore dalla plastica e il rischio cardiovascolare che ne consegue. I responsabili dello studio indicano che l’effetto infiammatorio delle micro e nanoplastiche sarebbe alla base dell’instabilità delle placche e quindi del maggior rischio di trombi, infarti o ictus. Dati raccolti in vitro e da esperimenti con animali mostrano che tali sostanze inquinanti causano stress ossidativo e infiammazione nelle cellule che ricoprono i vasi sanguigni, possono alterare il ritmo cardiaco e sviluppare di fibrosi e alterazioni della funzionalità del cuore.

Arterie di plastica

Cosa resta da chiarire

Lo studio non indaga l’origine delle micro e nanoplastiche rinvenute nelle placche aterosclerotiche, operazione complicata considerata la diffusione di PE e PVC che, con le loro ridotte dimensioni, sono praticamente onnipresenti e penetrano in profondità nei tessuti. Eppure non si tratta esclusivamente del ritrovamento di frammenti di nanoparticelle rilevanti in alcuni organi umani ma anche di  elementi di dimensioni con un  diametro fino a 10 micron nella placenta, 15 micron nel latte materno e urine, 30 micron nel fegato, 88 micron nei polmoni, con un diametro superiore a 0,7 micron nel sangue.

Lo studio, che conferma gli effetti dannosi delle plastiche per noi essere umani oltre che per l’ambiente, stimola domande relative a nuovi rischi cardiovascolari. Secondo i ricercatori occorre riconoscere che la convenienza economica della plastica è un ostacolo alla sua riduzione e allo stesso tempo è necessario sensibilizzare gli individui e incentivarli a una diminuzione dell’uso di questo materiale, in particolare degli articoli monouso, facilmente sostituibili. È in gioco la nostra salute.