Artico, concentrazione di Black Carbon

Uno studio del CNR identifica i meccanismi che controllano questa concentrazione del composto.

AMBIENTE
Cristina Nati
Artico, concentrazione di Black Carbon

Uno studio del CNR identifica i meccanismi che controllano questa concentrazione del composto.

Il black carbon, noto come carbone nero, emerge come altamente inquinante per l’atmosfera, capace di contribuire al riscaldamento climatico, è stato rilevato anche in Artico. Questa regione, remota e apparentemente isolata, è al centro di ricerche approfondite tese a rivelare i complessi meccanismi attraverso i quali il carbon black la raggiunge dalle medie latitudini, dove si trovano le principali fonti di emissioni.

Lo studio, pubblicato come highlight su Atmospheric Chemistry abd Phisic, è stato condotto dai ricercatori dell’Istituto di Scienze polari del CNR, in collaborazione con l’Università di Stoccolma  e l’ETH di Zurigo. Per oltre quattro anni il team ha misurato, in modo continuativo, la concentrazione di carbone nero in Artico, studiando come la sua concentrazione cambia nel tempo.

Questo composto, prodotto dalle attività umane e dagli incendi alle medie e basse latitudini, può sopravvivere a lungo in atmosfera e raggiungere la regione artica dove contribuisce al riscaldamento dell’atmosfera e alla fusione accelerata di neve”, spiega Giulia Gilardoni, ricercatrice Cnr-Isp e autrice del lavoro. “Attualmente i modelli in uso non riescono a riprodurre la variabilità temporale del black carbon in Artico, rendendo difficile la capacità di predirne gli impatti sul riscaldamento climatico a scala regionale e globale”.

La ricerca ha utilizzato un modello di machine learning ovvero una tecnica di intelligenza artificiale che ha contribuito ad analizzare le misure raccolte presso l’osservatorio atmosferico di Gruvebadet nelle isole Svalbard. La misurazione della concentrazione atmosferica di questo carbon è partita nel 2018, monitorando sia il giorno che la notte polare, con il risultato di stabilire che le concentrazioni di carbon black mostrano una forte variabilità stagionale, con valori maggiori tra dicembre e aprile.

Abbiamo scoperto che questa variabilità dipende dalla frequenza e intensità delle piogge, che sono maggiori tra maggio e novembre, periodo in cui le concentrazioni sono minori, dato che le piogge rimuovono efficacemente questo composto dall’atmosfera, prima che possa raggiungere le regioni polari” – spiega Mauro Mazzola, coautore dello studio e ricercatore Cnr-Isp.

I ricercatori hanno inoltre rilevato che all’interno di una stessa stagione si verificano differenziazioni nella concentrazione di carbone nero, che dipendono dalle temperature e dai fenomeni meteorologici. I risultati ottenuti servono a fornire nuovi dati per i modelli climatici e di trasporto utili per capire come la concentrazione del composto avrà impatto sul clima regionale e globale.