AUTO ELETTRICHE, È ANSIA DA RICARICA

I veicoli sono economicamente più accessibili e in Europa le auto elettriche rappresentano già il 10% del totale dei veicoli venduti. Il mercato è in piena fioritura, ma c’è un aspetto che potrebbe frenare la corsa al veicolo a zero emissioni, la mancanza di colonnine per la ricarica.

INFRASTRUTTURE
Thais Palermo
AUTO ELETTRICHE, È ANSIA DA RICARICA

I veicoli sono economicamente più accessibili e in Europa le auto elettriche rappresentano già il 10% del totale dei veicoli venduti. Il mercato è in piena fioritura, ma c’è un aspetto che potrebbe frenare la corsa al veicolo a zero emissioni, la mancanza di colonnine per la ricarica.

Il trasporto su strada è responsabile di circa il 20% di tutto l’inquinamento causato dall’essere umano. Consapevoli delle responsabilità dei veicoli alimentati a carburante sui livelli insostenibili di CO2 emesse nell’ambiente, durante la COP 26, la Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico tenutasi a Glasgow lo scorso novembre, 33 paesi e alcune case automobilistiche hanno firmato un accordo per interrompere la produzione di auto alimentate a carburante entro al 2040.

L’accordo è stato sottoscritto da colossi quali Ford, Mercedes-Benz, General Motors, Jaguar e Volvo, che avevano già annunciato il loro obiettivo di fermare la produzione di auto con motori a combustione interna, ma anche da fabbricanti meno conosciuti in Europa tra cui la cinese BYD. Eppure le tre più grandi case automobilistiche del mondo – Toyota, Volkswagen e Renault-Nissan-Mitsubishi – si sono rifiutate di aderire. Sull’argomento è intervenuto l’amministratore delegato della Volkswagen, Herbert Diess, che ha giustificato la scelta della casa automobilistica alludendo, in un’intervista al quotidiano tedesco Handelsblatt, all’impossibilità di operare una conversione totale all’elettrico prima del 2050 – conversione che in Europa arriverà, secondo Diess, nel 2035. “Abbiamo bisogno di materie prime, nuove miniere, un’economia circolare. La capacità della batteria e la costruzione di reti di energia rinnovabile in tutta Europa saranno il collo di bottiglia”, ha spiegato l’AD della società tedesca. Collo di bottiglia che sembra rivelarsi un problema in tutto il mondo.

Infrastruttura di ricarica inadeguate: un punto dolente che genera nei consumatori la cosiddetta ansia da autonomia

Il numero di acquirenti di automobili che optano per il veicolo elettrico è in continua crescita: i sei milioni che scelgono quest’anno di abbandonare i veicoli a combustione rappresentano ancora un’8% di tutte le acquisizioni di auto nel mondo – che in Europa salgono al 10%. Ma per raggiungere le zero emissioni entro 2050 questi numeri, anche se in continua crescita, non bastano. La cifra deve salire, e non di poco: entro il 2030, più del 65% degli acquirenti dovrà passare all’auto elettrica, per arrivare al 100% entro il 2050.

Come spiega l’Economist, molti investitori danno per scontato che la transizione avverrà senza problemi, grazie alla crescita esponenziale del mercato, che attesta una fiducia nel settore mai vista prima: in primo luogo, Tesla, società di Ellon Musk, che vale oggi un trilione di dollari, ma che lascia spazio anche per le new entry quali Rivian, azienda statunitense produttrice di pickup elettriche, e le società cinesi tra cui Faw, che si posiziona nella produzione di veicoli elettrici di lusso. Ciononostante, la strada verso un mercato costituito da un parco auto totalmente elettrico non è esente da ostacoli. Ed è proprio la mancanza di un’adeguata infrastruttura di ricarica – come segnalato dall’Amministratore Delegato di Volkswagen – a mettere più paura.

Secondo il settimanale economico inglese, ci sono ad oggi un totale di 1,3 milioni di punti di ricarica pubblici, un numero insufficiente a soddisfare le esigenze di un mercato che è in forte crescita. Per l’Agenzia internazionale dell’energia, organizzazione internazionale fondata dall’OCSE, entro il 2030 ci vorranno 40 milioni di punti di ricarica pubblici. La costruzione di questa infrastruttura in circa 7 anni richiederebbe investimenti per quasi 100 miliardi di dollari all’anno. Se l’obiettivo è quello di arrivare al 2050 con zero emissioni, il numero di punti di ricarica entro la metà del secolo dovrebbe quintuplicare rispetto al 2030, passando a circa 200 milioni.

Guardando i numeri si capisce perché il collo di bottiglia della infrastruttura di ricarica non è da prendere alla leggera. Se la vendita delle auto elettriche prosegue ai ritmi attuali, sostiene Bomblerg Nef nel suo outlook annuale sui Veicoli Elettrici, sarà necessario per il raggiungimento delle zero emissioni entro il 2050 un investimento totale di circa 1,6 migliaia di miliardi di dollari.

Le incertezze legate alla infrastruttura necessaria per far funzionare tutto il sistema delle auto elettriche spaventa gli utenti che, vittime della cosiddetta “ansia da autonomia”, sono disincentivati dall’acquisto di auto elettriche. Lo rivela un sondaggio svolto dalla società di consulenza finanziaria AlixPartners nei sette Paesi che racchiudono il quasi 90% delle vendite di automobili elettriche: è vero che i prezzi delle auto, ancora elevati per molte tasche, compare ​​al terzo posto nell’elenco dei motivi per non acquistare un veicolo elettrico. Ma le altre ragioni indicate sono tutte legate alla preoccupazione dei potenziali acquirenti sull’autonomia della batteria elettrica, e alla paura di rimanere per strada senza riuscire a trovare un punto di ricarica in tempo debito. Preoccupazione che difficilmente sarà risolta nel breve tempo.