AVVISTATO LO SCIACALLO DORATO IN TOSCANA

Pochi giorni fa è stato avvistato un esemplare di sciacallo dorato (Canis aureus) vicino Prato. La sua espansione pare essere dovuta ai cambiamenti climatici e alla riduzione di lupi del secolo scorso. Si tratta, quindi di un vero e proprio caso ecologico.

AMBIENTE
Chiara Grasso*
AVVISTATO LO SCIACALLO DORATO IN TOSCANA

Pochi giorni fa è stato avvistato un esemplare di sciacallo dorato (Canis aureus) vicino Prato. La sua espansione pare essere dovuta ai cambiamenti climatici e alla riduzione di lupi del secolo scorso. Si tratta, quindi di un vero e proprio caso ecologico.

Le fototrappole sono un’ottima risorsa per monitorare e studiare la fauna selvatica. Si tratta di speciali fotocamere che, collocate generalmente sugli alberi, si attivano automaticamente al passaggio di un animale davanti all’obiettivo. Questa modalità di osservare la natura senza disturbare gli animali, pochi giorni fa ci ha regalato un avvistamento importantissimo per lo studio della fauna della nostra penisola. Si tratta dello sciacallo dorato, un canide arrivato spontaneamente per la prima volta in Italia nel 1984 e che pian piano dal Nord Italia si sta espandendo verso sud.
Ad averlo registrato in Toscana per la prima volta pochi giorni fa, attraverso le riprese delle fototrappole, sono state Natural Oasis e Fondazione Parsec, che lo hanno avvistato a Cava Volpaie, l’oasi della biodiversità poco sopra l’abitato di Bagnolo, a Prato.

Luca Lapini, Stefano Pecorella, Mauro Ferri e Marta Villa, studiosi della specie, hanno affermato a fine settembre che “la specie è attualmente diffusa in tutta l’Italia settentrionale, fino alla Provincia di Ravenna. In questa vasta zona della penisola si stima siano ormai presenti 196-250 esemplari suddivisi in almeno 37-47 gruppi riproduttivi territoriali”. Quindi ad oggi Canis aureus sembra essersi stabilito in Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna e Toscana.


Gli esperti affermano che la sua espansione può essere in parte collegata ai cambiamenti climatici, alla riduzione dei lupi dovuta alla caccia del secolo scorso e alle attività umane che hanno agevolato il suo arrivo nel nostro paese. “Va detto che non abbiamo a che fare con un super predatore, scordiamoci l’accostamento con il folcloristico sciacallo o con il coyote americano.” afferma Francesco Bacci, ricercatore e fotografo naturalista di Naturaloasis “È molto più probabile che la sua presenza passi inavvertita, piuttosto che si verifichino incidenti con le attività umane o con gli animali domestici. Le espansioni territoriali sono uno dei tanti processi naturali che regolano l’equilibrio dei nostri ecosistemi. Piuttosto dovremmo riflettere sul perché questa specie ha varcato i nostri confini nazionali e cosa l’ha spinta a farlo, dato che questa espansione è stata probabilmente promossa da particolari condizioni ambientali causate dall’attività dell’uomo, tra i quali ritroviamo l’aumento delle temperature dovuto ai cambiamenti climatici e il cambiamento di destinazione dell’uso del suolo, attività che hanno creato una nicchia ecologica adatta per questa specie”.

Ma chi è lo sciacallo dorato? È originario dell’Europa sudorientale dell’Asia minore e del Caucaso. È facile confonderlo con una volpe o con un cane di taglia media in quanto arriva a pesare circa 10-15 kg. Si tratta di un onnivoro, opportunista e adattabile sia nella dieta che nella scelta del proprio territorio. Vive in coppie stabili o in piccoli gruppi familiari ed è attivo soprattutto di notte. Trattandosi di un predatore opportunista, onnivoro, caccia soprattutto piccoli mammiferi, uccelli, uova, rettili, resti abbandonati di prede di altri animali ed invertebrati. Ha una particolare attitudine alla necrofagia ed è quindi un animale completamente innocuo per l’Uomo e il bestiame.

Alla luce di ciò, risulta fondamentale sottolineare l’importanza della convivenza con animali come lo sciacallo affinché non si verifichino casi di bracconaggio come per lupi, volpi o orsi. Oltretutto si tratta di una specie protetta: la legge 157 del 1992, come ricorda la Forestale di Tolmezzo, tutela anche questa specie. Chi abbatte o cattura un esemplare rischia l’arresto da due a otto mesi o l’ammenda da 774 a 2.065 euro.
Dobbiamo essere fieri ed orgogliosi dell’arrivo e dell’espansione di questo animale in Italia. Ci stiamo arricchendo di specie che spontaneamente scelgono il nostro Paese come casa, non si tratta di specie aliene introdotte dall’Uomo. La biodiversità che aumenta, nuove specie che si stabiliscono negli ecosistemi ed entrano a far parte degli equilibri naturali sono un fenomeno ecologico importantissimo, da monitorare e ammirare, senza intervenire.