Banca mondiale, una nuova alimentazione contro le CO₂

Un rapporto dell’Istituto di Credito Finanziario consiglia in agroalimentare di privilegiare pollame, frutta e verdura. Il “menù” ideale.

AMBIENTE
Maria Grazia Ardito
Banca mondiale, una nuova alimentazione contro le CO₂

Un rapporto dell’Istituto di Credito Finanziario consiglia in agroalimentare di privilegiare pollame, frutta e verdura. Il “menù” ideale.

Combattere le emissioni di CO₂

Le mucche e il latte sono “out”, il pollo e i broccoli sono “in” per combattere le emissioni di CO₂. La Banca Mondiale potrebbe decidere sul futuro di alcuni alimenti. Infatti, un nuovo documento dell’Istituto di Credito Finanziario suggerisce di riutilizzare i miliardi che i Paesi ricchi investono per incrementare i prodotti carichi di Co2 come la carne rossa e i latticini, a favore di opzioni più rispettose del clima come il pollame e frutta e verdura.

 “È uno dei modi più efficaci dal punto di vista dei costi per salvare il pianeta dal cambiamento climatico” sostiene la banca. La raccomandazione è un suggerimento che viene proposto per ridurre l’inquinamento proveniente dal settore agricolo e alimentare, responsabile di circa un terzo delle emissioni globali di gas serra. “Dobbiamo smettere di distruggere il pianeta mentre ci nutriamo” ha dichiarato Julian Lampietti, responsabile della Banca Mondiale per l’impegno globale nelle pratiche agricole e alimentari globali.

Secondo il rapporto i Paesi devono investire 260 miliardi di dollari ogni anno in questi settori per impegnarsi seriamente nella eliminazione delle proprie emissioni entro il 2050. Si tratta di 18 volte in più di quanto investono ora, raccomandazione che sicuramente farà infuriare le parti più conservatrici dei Paesi ricchi. Ma secondo la Banca Mondiale i governi possono colmare in parte il divario riorientando i sussidi per la carne rossa e i latticini verso alternative a basse emissioni di carbonio.

emissioni di CO₂

Il risultato però, sempre secondo il rapporto della Banca, trasformerebbe essenzialmente l’impatto climatico in costi alimentari. “Prezzare l’intero costo degli alimenti di origine animale per riflettere i loro reali costi planetari renderebbe più competitive le opzioni alimentari a basse emissioni” si legge nel documento, sottolineando che il passaggio a diete a base vegetale potrebbe far risparmiare il doppio di gas serra rispetto ad altri metodi.

E se è vero che la produzione di carne e latticini rappresenta il 60% delle emissioni agroalimentari, una scelta di riconversione nel settore diventa uno dei seri rimedi alla fase di climalterato che stiamo attraversando. Lampietti comunque consiglia di evitare di mettere troppo in risalto ciò che non si dovrebbe fare, cercando in vece di mettere in rilievo “ciò che si dovrebbe fare”.

L’alimentazione è fatta da “una scelta molto personale” ha sottolineato Julian Lampietti, perché “il timore principale è che la gente inizi a usare la questione come uno strumento politico”. È evidente invece che non si tratta di una guerra culturale, ma di un regime alimentare che ci aiuta a mantenere in vita questo nostro pianeta, e forse anche a salvaguardare la nostra salute.