LA SVOLTA PER LE EMISSIONI DI CO2 ARRIVA DAL MARE

Gli armatori del mondo chiedono all’Onu di mettere una tassa sulle navi per abbattere le emissioni di carbonio. L’industria è alla disperata ricerca di navi a zero emissioni di CO2 che dovranno essere varate dai cantieri navali entro il 2030.

AMBIENTE
Enzo Millepiedi
LA SVOLTA PER LE EMISSIONI DI CO2 ARRIVA DAL MARE

Gli armatori del mondo chiedono all’Onu di mettere una tassa sulle navi per abbattere le emissioni di carbonio. L’industria è alla disperata ricerca di navi a zero emissioni di CO2 che dovranno essere varate dai cantieri navali entro il 2030.

Viene dal mondo degli armatori la richiesta di una svolta radicale, non per ridurre, ma per azzerare le emissioni di carbonio. A rompere gli indugi, nella marcia ormai globale verso la transizione verde, è stata infatti l’autorevole International Chamber of Shipping (ICS), che rappresenta le associazioni nazionali degli armatori mondiali, cioè oltre l’80% della flotta mercantile, a chiedere alle Nazioni Unite “di istituire una tassa a livello internazionale per accelerare l’adozione e l’impiego di combustibili a zero emissioni di carbonio”. Ed è partendo dal dato che il trasporto marittimo è responsabile – come rileva Confitarma, l’associazione degli armatori italiani – di circa il 2% delle emissioni globali di carbonio, che l’Organizzazione marittima internazionale (IMO), cui è stata consegnata la richiesta, ha “riconosciuto la necessità di un’azione urgente per la decarbonizzazione”.

Ma c’è un’altra considerazione che ha spinto a non temporeggiare più: l’industria è alla disperata ricerca di navi a zero emissioni di carbonio che dovranno essere varate dai cantieri navali entro il 2030. E questo è, tenuto conto che gli attuali tassi di produzione e i combustibili a zero emissioni di carbonio non sono disponibili in commercio, nella misura necessaria per fare fronte alle richieste della flotta globale. Allora come si fa a cambiare rapidamente rotta con il conto alla rovescia che è già cominciato? Con una tassa sul carbonio per creare un mercato che renda praticabile il trasporto marittimo a emissioni zero.

Secondo il dossier consegnato all’Organizzazione marittima internazionale (IMO), l’organismo di regolamentazione dell’Onu sulla navigazione, la tassa si dovrebbe basare sui contributi obbligatori delle navi che commerciano a livello globale, navi superiori a 5.000 tonnellate di stazza lorda, nella misura di ogni tonnellata di CO2 emessa”. I proventi di questa tassa di scopo andrebbero a un “Fondo IMO per il clima” che, oltre a colmare il divario di prezzo tra i combustibili a zero emissioni di carbonio e quelli convenzionali, servirebbe a potenziare le infrastrutture di bunkeraggio nei porti per fornire combustibili come l’idrogeno e l’ammoniaca, garantendo così coerenza nella transizione verde, sia per le economie sviluppate che per quelle in via di sviluppo. Sarebbe compito del Fondo calcolare i contributi climatici dovuti dalle navi di stazza superiore a 5.000 tonnellate, raccogliere i contributi e dimostrare che sono stati effettivamente versati.

L’International Chamber of Shipping (ICS) prevede anche, per ridurre al minimo gli oneri per gli Stati membri delle Nazioni Unite e garantire nel contempo la rapida istituzione della tassa sul carbonio, di adottare il meccanismo già proposto dai governi per un Fondo R&S separato di 5 miliardi di dollari, pensato per accelerare lo sviluppo di tecnologie a zero emissioni di carbonio, misura che l’Organizzazione marittima internazionale dell’Onu dovrebbe approvare a novembre, immediatamente dopo la COP 26 di Glaskow.

Non sfuggirà che un sistema globale condiviso eviterebbe anche qualsiasi applicazione unilaterale e regionale. Tant’è che lo stesso segretario generale dell’ICS, Guy Platten, ha insistito proprio su questo aspetto: “Ciò di cui ha bisogno il trasporto marittimo è una misura basata sul mercato veramente globale come questa che ridurrà il divario di prezzo tra i combustibili a zero emissioni di carbonio e i combustibili convenzionali”. E ha aggiunto con una vena di polemica: “Il rapido sviluppo di un tale meccanismo è ora una necessità vitale se i governi devono abbinare le azioni alla retorica e dimostrare una leadership per decarbonizzare il trasporto marittimo”. Il guanto è stato lanciato e la sfida ha una scadenza. Perché, fatti salvi i miglioramenti tecnologici per aiutare la transizione, bisogna essere in grado “di mettere in acqua navi a emissioni zero entro il 2030 senza problemi di prezzo e sicurezza”. E con la consapevolezza di “essere ancora in grado di cambiare questa situazione e distribuire le tecnologie in modo economico ed equo”.