BASTA UNO SGUARDO AL TELEFONO E SONO TANTI I TELEFONI IN MANO

Qualcuno vicino a noi prende lo smartphone, lo guarda e, in breve tempo, tutti facciamo lo stesso gesto. Uno studio etologico dell’Università di Pisa spiega il meccanismo.

APPROFONDIMENTO
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Susanna Bagnoli
BASTA UNO SGUARDO AL TELEFONO E SONO TANTI I TELEFONI IN MANO

Qualcuno vicino a noi prende lo smartphone, lo guarda e, in breve tempo, tutti facciamo lo stesso gesto. Uno studio etologico dell’Università di Pisa spiega il meccanismo.

Il fenomeno lo conosciamo bene e ciascuno lo osserva nel quotidiano, nei contesti più diversi, magari senza dargli troppa importanza. Se una persona prende il cellulare e inizia a guardarlo è altamente frequente che altre persone intorno facciano lo stesso. Adesso c’è una spiegazione a questo comportamento, frutto di una ricerca condotta dalla professoressa Elisabetta Palagi, etologa dell’Università di Pisa, e dal gruppo di lavoro composto da Dimitri Giunchi, ricercatore del Dipartimento di Biologia, Veronica Maglieri, dottoranda, e dallo studente magistrale Marco Riccobono.

Si tratta di un comportamento di tipo imitativo, che rientra , per meglio dire, nei fenomeni di mimica spontanea, meccanismi noti come nel caso del contagio della risata e dello sbadiglio, fenomeni biologici, quest’ultimi, che hanno la capacità di accrescere la familiarità tra i soggetti e che, in qualche modo, creano un legame tra chi li vive. Nel caso del telefonino, invece, si va in altra direzione.
Ma partiamo dall’inizio. L’idea della ricerca, pubblicata recentemente sul Journal of Ethology, condotta nel 2020 principalmente dopo il primo lockdown, è della dott.ssa Maglieri. “Un giorno mi ha fatto presente che aveva osservato il fenomeno a tavola, in famiglia, notando appunto che se uno prende il cellulare poi tutti lo prendono. – racconta Palagi – Ci è sembrato molto interessante iniziare a studiare il fenomeno proprio guardando le persone, studiando il comportamento e registrando esattamente quello che fanno. Il nostro è il primo studio etologico che va a guardare quali sono i meccanismi alla base di un fenomeno così dilagante come l’uso del cellulare”.

Nel corso delle settimane sono state osservate oltre un centinaio di persone, senza che sapessero di essere al centro della ricerca degli etologi dell’Università di Pisa. Donne e uomini di età diverse, ma comunque maggiorenni. In coda al supermercato, o in una sala d’attesa di uno studio medico. Spiega Palagi, “Ciascun soggetto osservato veniva sottoposto a due diversi stimoli. In un caso gli sperimentatori prendevano il loro smartphone e lo manipolavano per almeno 5 secondi guardando direttamente lo schermo illuminato. Nell’altro eseguivano esattamente le stesse azioni, fatta eccezione per lo sguardo che non era diretto verso lo schermo illuminato, ma altrove”. Risultato: nel primo caso, con un’altissima frequenza le persone prendevano il loro smartphone e si mettevano a guardarlo entro 30 secondi , mentre non succedeva la stessa cosa nel caso di una semplice manipolazione del device, magari per giocherellarci senza usarlo. “Il comportamento che stimolava la risposta imitativa era lo sguardo rivolto al cellulare. Pensiamo che la molla che fa scattare il contagio sia l’attenzione, mentre la semplice manipolazione del telefonino non è sufficiente a far scattare un fenomeno di mimica spontanea. In sintesi, se giocherello con l’oggetto, la risposta imitativa non scatta, se lo guardo invece sì”, specifica Palagi.

Adesso si apre uno scenario nuovo da esplorare perché, se in natura il comportamento imitativo fa scattare un legame tra le persone, in questo caso invece crea distanza. Ognuno viene catturato dal suo telefono e si chiude nel suo mondo online.
“Nella mimica spontanea si entra in risonanza emotiva con l’altro e questo generalmente stimola comportamenti empatici – racconta Palagi – invece nel caso studiato ci stacchiamo dalla realtà e ci isoliamo. Dobbiamo continuare nell’indagine per capire sempre di più dinamiche e specificità del fenomeno”.