BIODIVERSITÀ NELLA SETTIMANA DELLA NATURA

Ogni specie svolge un ruolo per il benessere del tutto, anche l’uomo è parte dell’ecosistema. Mantenere la biodiversità significa rispettare la vita.

AMBIENTE
Alessio Mariani
BIODIVERSITÀ NELLA SETTIMANA DELLA NATURA

Ogni specie svolge un ruolo per il benessere del tutto, anche l’uomo è parte dell’ecosistema. Mantenere la biodiversità significa rispettare la vita.

Biodiversità significa diversità della vita. Di solito, osserviamo la biodiversità nel numero di specie presenti in un determinato ecosistema. Ma anche la varietà degli ecosistemi stessi o dei paesaggi, all’interno di una certa area geografica, rappresenta una forma particolare di biodiversità. In ogni caso, la biodiversità colpisce da sempre l’uomo con la sua bellezza e varietà.

Infatti, lo studio dei fossili mostra come la diversità delle forme viventi sia dinamica, continuo mutamento. Nel corso di centinaia di milioni di anni, nuove specie sono nate e vecchie specie si sono estinte.
Così, i fossili degli organismi marini e dei mammiferi hanno permesso agli scienziati di stimare un tasso di estinzione naturale medio annuo che risulta compreso tra 0.1 ed una specie, ogni milione. Questo tasso di sottofondo si impenna raramente. Negli ultimi quattrocento milioni di anni si sono verificate soltanto cinque estinzioni di massa, causate da fenomeni naturali, dalle enormi eruzioni vulcaniche, all’impatto dei meteoriti.

La sesta estinzione di massa è in corso adesso. In un anno, ogni milione di specie, circa cento scompaiono. Le cause dipendono dall’attività umana e soprattutto dalla civiltà moderna: cambiamento climatico, distruzione e frammentazione degli habitat, sfruttamento eccessivo, inquinamento, introduzione di specie aliene.
Un tasso di estinzione tanto alto, conduce in una terra incognita. Ogni specie che se ne va, minaccia di trascinarne altre con sé, fino a degradare interi ecosistemi. Eppure, nonostante il potere della tecnica, la vita umana necessita ancora di ecosistemi sani.

Una foresta tropicale degradata, ove troppi vuoti si aprono nella cupola della vegetazione, vede diminuire la capacità di trattenere l’umidità del suolo ed “attirare” le piogge. Simili foreste rischiano di trasformarsi in savane. E le conseguenze possono essere gravi, per l’agricoltura di intere regioni.
Una barriera corallina, aggredita al contempo dal riscaldamento e dall’acidificazione delle acque, destabilizzata nella catena alimentare dalla pesca eccessiva, soprattutto di pesci erbivori e predatori apicali come gli squali, può lasciare spazio ai coralli molli o trasformarsi in una scogliera di macroalghe. Allora il pescato può diminuire drasticamente.
Gli insetti impollinatori, api, vespe, farfalle, ricordano un altro esempio ben conosciuto di come la nostra capacità di produrre il cibo dipenda dalla biodiversità.

Foreste tropicali e barriere coralline sono tra gli ecosistemi più ricchi di vita e più minacciati. Esse svolgono un ruolo importante anche nella regolazione del clima e dell’equilibrio biologico negli oceani. Questioni di rilievo planetario.

Se troppe foreste o barriere coralline dovessero collassare, le conseguenze potrebbero eccedere ampiamente le dimensioni locali. La Settimana della Natura può rappresentare l’occasione di pensarci. Ricorrono infatti:

– Giornata mondiale delle api, 20 maggio: ricorda l’importanza di tutti gli insetti impollinatori, nell’equilibrio degli ecosistemi e per la produzione agricola.
– Giornata europea della Rete Natura 2000, 21 maggio: festeggia il trentesimo compleanno della direttiva Habitat dell’Unione Europea, attuata dal programma Life ed incarnata nella Rete Natura 2000.
– Giornata mondiale della biodiversità, 22 maggio: festeggia un altro trentesimo compleanno, quello della Convenzione mondiale sulla diversità biologica, adottata a Nairobi.
– Giornata mondiale delle tartarughe, 23 maggio.
– Giornata europea dei parchi, 24 maggio.

La Rete Natura 2000 comprende 450.000 ettari, suddivisi tra 26.000 siti, studiati per conservare specie ed ecosistemi: allo stato attuale, il 9% del mare e il 18% della terra europei. Dal 1992 al 2020, Italia ha sorpreso positivamente, assieme alla Spagna, quale pese meglio in grado di rivolgersi allo strumento del Programma Life, ottenendo più finanziamenti (850 milioni di euro); nonostante la procedura di infrazione in corso per la mancata protezione di alcuni habitat come scogliere e grotte marine, nonché di specie quali la foca monaca, il delfino tursiope e la tartaruga caretta caretta.

In occasione del doppio trentesimo compleanno, Legambiente ha pubblicato il rapporto: Biodiversità a rischio, particolarmente attento al quadro italiano. Oltre le criticità, i progetti di salvaguardia sono in corso. Osserviamo alcuni esempi.

Florent Life, dedicato a specie floreali rare come il Giaggiolo della Marsica, la Scarpetta di Venere o l’Astragalo Aquilano, coinvolge diversi parchi naturali dell’Appennino centrale, a partire da quello dell’Abruzzo. Florent Life ha promosso pratiche di turismo, sfalcio e pascolo compatibili con la sopravvivenza delle specie. Quindi le piante rare sono state riprodotte in vivaio e trasferite nell’ambiente naturale.

Life Falkon, ha aiutato il piccolo falco Grillaio a invertire una tendenza al declino, lunga tutto il Novecento. Solito deporre le uova nelle cavità degli edifici più o meno dismessi nelle campagne,  soffre l’agricoltura intensiva e la scomparsa dei luoghi di nidificazione. Il progetto ha dato al falco la possibilità di nidificare in apposite cassette, installate soprattutto in Pianura Padana e in Grecia.

Life Wet Fly Amphibia si è rivolto ad anfibi e farfalle delle aree umide, attraverso i parchi appenninici dell’Emilia Romagna e della Toscana. La crisi della Salamandrina di Savi o della Falena dell’Edera, dipendeva dalla riduzione delle aree umide, loro ambiente naturale che il progetto ha provveduto a ripristinare. Ciò ha significato scavare stagni e ripiantare la vegetazione tipica delle rive.

Quando una specie si estingue, il danno è irrecuperabile. Le aree protette sono fondamentali. Tanto più in Italia dove crescono circa la metà dei vegetali europei e vivono un terzo degli animali, con molte specie endemiche. Tuttavia, sempre in Italia, il 54% della flora terrestre e d’acqua dolce gode di uno stato di conservazione sfavorevole, che nel 13% dei casi va piuttosto definito cattivo. Le stesse condizioni si riscontrano rispettivamente nel 36% e nel 17% delle specie di fauna terrestre. Nel 22% e nel 17% degli animali marini, percentuali che considerata la delicatezza del Mediterraneo sono tutt’altro che rassicuranti.
Mentre a livello globale è in corso un’estinzione di massa.

La Strategia per la biodiversità al 2030 dell’Unione Europea ambisce a proteggere il 30% degli ecosistemi. Ad oggi, significherebbe triplicare l’estensione sulla terra dei parchi italiani (11% del territorio) e moltiplicare di sei volte coste e mari tutelati (5%). Senza dubbio, i benefici sarebbero notevoli.
Perfino oltre l’antropocentrismo e la dimensione socio-economica, lo bellezza della vita ha plasmato la cultura e la psiche umane per decine di migliaia di anni ed è facile riconoscerle valore in sé e per sé.
Tuttavia, cambiamento climatico, inquinamento, specie aliene, non guardano ai confini delle aree protette. Possibile che gli animali si salvino in “gabbia”, mentre il mondo attorno decade? Certo non sarebbe poco utile. Anche un’agricoltura che mantenga le api sui campi ed una pesca sostenibile che permetta di continuare a pescare, sono necessarie. La terra è un sistema unico, l’uomo e la biodiversità dovrebbero tutelarsi assieme, adeguando il complesso dell’attività umana alle dimensioni del pianeta.