BIOGAS E BIOMETANO, SOSTENIBILITÀ ENERGETICA

Si è tenuto a Roma il convegno “Think Negative”, organizzato dal Consorzio Biogas: due giorni di dibattiti e confronti tra impresa, politica, scienza e associazioni di settore.

APPROFONDIMENTO
Alessio Ramaccioni
BIOGAS E BIOMETANO, SOSTENIBILITÀ ENERGETICA

Si è tenuto a Roma il convegno “Think Negative”, organizzato dal Consorzio Biogas: due giorni di dibattiti e confronti tra impresa, politica, scienza e associazioni di settore.

Esiste un tipo di combustibile del tutto sostenibile, sia dal punto di vista ambientale che da quello economico, che potrebbe diventare anche un importante strumento di reddito per il settore dell’agricoltura. È il biogas, ed in particolare il bio metano. Si tratta, appunto, di combustibili che vengono prodotti sfruttando la fermentazione batterica in assenza di ossigeno di residui organici vegetali o animali. E’ facile intuire la potenzialità di un simile mezzo di produzione energetica, in un momento storico nel quale gli approvvigionamenti energetici sono sempre più costosi, e d’altra parte è necessario spingere con forza nella direzione della decarbonizzazione.

Produrre su due mercati: energetico e ambientale

Lo “stato dell’arte” dei biogas e del biometano in Italia è stato il tema centrale di un convegno – “Think Negative”, in riferimento al concetto di approvvigionamenti energetici “carbon negative” – che si è tenuto qualche giorno fa a Roma: organizzato dal Consorzio Italiano Biogas, ha visto la partecipazione di numerose aziende e di importanti rappresentanti della politica e del mercato energetico. Un momento di confronto e di dibattito utile a valutare il presente ed immaginare interessanti percorsi futuri, sul fronte dell’approvvigionamento energetico ma anche su quello dell’incremento delle produzioni agricole.  “I grossi shock che abbiamo vissuto hanno riportato all’attenzione il tema dell’approvvigionamento e l’importanza dell’indipendenza sia alimentare che energetica”, ha spiegato Paolo Gattoni, presidente del Consorzio Italiano Biogas a margine dei panel del convegno. “Noi pensiamo che l’obiettivo dovrebbe essere combattere le emissioni, non le produzioni” ha aggiunto: “E la digestione anaerobica (la tecnica che permette di produrre i biogas, ndr) permette questo. Permette infatti, attraverso la produzione di biogas, di produrre su due mercati sia il mercato alimentare prodotti di qualità che il mercato energetico. Oggi il biometano può rappresentare un 10% del consumo di gas naturale. E lo sviluppo del potenziale del biometano al 2030 che il Piano nazionale Clima Energia individua in circa 6 miliardi di metri cubi potrebbe a poteva rappresentare quindi la quasi dimezzamento del di quello che era l’importazione dalla Russia”, ha concluso. Concetti e numeri chiari, che evidenziano l’importanza di investire in questo tipo di combustibile.

L’attenzione del mondo agricolo

Tema centrale del convegno, oltre quello della decarbonizzazione e della tutela ambientale, è quello della possibilità che i biogas rappresentano per il settore agricolo: “È fuori dubbio che gli impianti di biogas e gli impianti di biometano rappresentino una ottima possibilità di crescita e di sviluppo per il settore agricolo” ha spiegato il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini.  “Dobbiamo semplificare però” ha voluto aggiungere Prandini “tutti quelli che sono i processi di carattere burocratico che riguardano da un lato l’autorizzazione degli impianti”. Un rapporto, quello tra agricoltura e produzione di energia “green”, ribadito anche da Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura: “Vent’anni fa in Italia eravamo gli unici che sostenevano il valore delle energie rinnovabili prodotte dagli agricoltori. Oggi siamo una grande realtà, parlo ovviamente come comparto generale: 1500 impianti diffusi in tutta Italia che hanno saputo dimostrare come l’agricoltura integrata all’ambiente riesca a costruire produttività producendo energia”.

“Obbiettivo? 5 milioni di metri cubi”

Il problema principale, tra quelli emersi nel corso del dibattito, è quello delle dimensioni del “comparto biogas” in Italia: troppo ridotte, ancora, per poter rappresentare una effettiva alternativa ad altre forme di energia. Lo spiega bene il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica dell’Italia Gilberto Pichetto Fratin, intervenuto in chiusura della prima delle due giornate di convegno: “Il modello di transizione è quello indicato dal Piano nazionale integrato Energia e clima dell’Italia, con l’obiettivo – per il 2050 – di azzerare il gas fossile. Un modello che vede il biogas, e il biometano in particolare, come elemento fondamentale di decarbonizzazione e di sviluppo, anche del sistema agricolo”. Ma, per raggiungere questo ambizioso risultato, occorre stringere i tempi, come chiarisce sempre il ministro Pichetto Fratin: “Le tempistiche sono quelle dettate dal piano: arrivare ad almeno 10 miliardi di metri cubi. Per quanto riguarda il biometano, che la parte importante del biogas, quella di qualità, l’obiettivo che dobbiamo darci è almeno 5 miliardi di metri cubi: oggi siamo a 600, forse 700″. Insomma, il biogas ha tante potenzialità, che però vanno messe in atto, attraverso uno sforzo strutturale che rappresenta una vera e propria sfida.