BIOLOGICO VS BIODINAMICO, SEPARATI IN CASA

L’Italia punta sul biologico e lo separa dal biodinamico, approvata la legge che elimina l’equiparazione fra due sistemi di coltivazione agricola.

AMBIENTE
Valentino De Luca
BIOLOGICO VS BIODINAMICO, SEPARATI IN CASA

L’Italia punta sul biologico e lo separa dal biodinamico, approvata la legge che elimina l’equiparazione fra due sistemi di coltivazione agricola.

Biologico e biodinamico separati in casa. Con 195 favorevoli, 4 astenuti e nessun contrario il Senato ha approvato la legge che prevede le nuove disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico. Una legge dall’iter tortuoso, che ha ricevuto l’ok definitivo in quarta lettura solo dopo l’eliminazione dell’equiparazione tra biologico e biodinamico, dovuta alla strenua opposizione di scienziati e politici.
Spesso biodinamico e biologico seguono percorsi paralleli, nel senso che il biodinamico è anche biologico, ma la legge in prima battuta prevedeva l’equiparazione tra i due metodi, cosa che ha scatenato non poche polemiche.

Mentre l’Enciclopedia Treccani mantiene una definizione più neutrale (biodinàmico agg. 1. In biologia, che si riferisce alla relazione dinamica tra gli organismi e l’ambiente. 2. Nelle scienze agrarie, di sistema di coltivazione che impiega esclusivam. fertilizzanti organici: agricoltura biodinamica), la telematica Wikipedia non lascia dubbi a fraintendimenti: “L’agricoltura biodinamica è un insieme di pratiche pseudoscientifiche basate sulla visione spirituale antroposofica del mondo elaborata dal teosofo ed esoterista Rudolf Steiner, da attuarsi durante la produzione agricola, in particolare di prodotti alimentari. Lo scopo di chi abbraccia questo sistema di credenze vorrebbe essere il raggiungimento di una agricoltura più in equilibrio con l’ecosistema terrestre”.

Con l’approvazione di queste norme, le strade tra i due metodi trovano, dal punto di vista legislativo, percorsi diversi per la propria affermazione.
La produzione biologica viene definita attività di interesse nazionale con funzione sociale e ambientale. L’Autorità nazionale in materia è il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, chiamato a svolgere attività di indirizzo e di coordinamento a livello nazionale per l’attuazione della normativa europea.

Secondo Franco Battistoni, sottosegretario al Ministero dell’Agricoltura grazie al parere positivo del Senato saremo in grado di dare un ulteriore impulso al comparto grazie alle novità introdotte, come il marchio biologico, la definizione giuridica dei distretti bio e la legge delega al Governo per la revisione della normativa in materia di armonizzazione e razionalizzazione sui controlli. L’Italia è seconda a livello mondiale, dietro soltanto agli Stati Uniti, per prodotti biologici esportati”.

Le nozze, però, non possono essere celebrate coi proverbiali fichi secchi. Ecco, dunque, l’istituzione del Fondo per lo sviluppo della produzione biologica, alimentato ogni anno dal 2 per cento del fatturato dell’anno precedente, dalle imprese titolari dell’autorizzazione all’immissione in commercio di determinati prodotti fitosanitari considerati nocivi per l’ambiente.

In epoca di tracciabilità dei prodotti e controllo della filiera, nascono inoltre due strumenti utili per definire delle linee guida per gli alimenti Bio: il Tavolo tecnico per la produzione biologica, che ha il compito di delineare indirizzi e definire le priorità per il Piano d’azione nazionale per l’agricoltura biologica e il Marchio biologico italiano (di proprietà del Mipaaf)  per quei prodotti biologici ottenuti da materia prima italiana.

Questi nello specifico i compiti del Piano d’azione nazionale per la produzione biologica e i prodotti biologici:

  1. agevolare la conversione al biologico, con particolare riferimento alle piccole imprese agricole;
  2. sostenere la costituzione di forme associative e contrattuali per rafforzare la filiera del biologico;
  3. incentivare il biologico attraverso iniziative di informazione ed educazione al consumo;
  4. monitorare l’andamento del settore;
  5. favorire l’insediamento di nuove aziende biologiche nelle aree rurali montane;
  6. migliorare il sistema di controllo e di certificazione;
  7. prevedere il consumo di prodotti biologici nelle mense pubbliche e in quelle private in regime di convenzione;
  8. incentivare la ricerca.

Il legislatore è dunque intervenuto nel normare un settore che in Italia da anni sta riscuotendo un grandissimo interesse presso i consumatori.
Coldiretti ricorda come solo nel 2021 gli acquisti di prodotti bio Made in Italy hanno raggiunto, tra consumi interni ed export, il valore di 7,5 miliardi di euro.
Scrive la principale associazione di rappresentanza e assistenza dell’agricoltura italiana: “Nell’ultimo decennio le vendite bio totali sono più che raddoppiate e la produzione nazionale ha raggiunto i 2 milioni di ettari di terreno coltivati”.

Con questi numeri e con l’adeguata tutela legislativa il settore del Bio ha davanti a sé gli strumenti necessari per vincere le sfide che un mercato sempre più globalizzato e spesso non così normato,  impone a tutto il settore alimentare.