BIOT: DALL’AMORE AI CAPOLAVORI IN VETRO

Il passaggio dei Templari Museo Nazionale Fernand Léger. Piccoli giardini con tante piante ovunque.

TURISMO
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Gloria Ciabattoni
BIOT: DALL’AMORE AI CAPOLAVORI IN VETRO

Il passaggio dei Templari Museo Nazionale Fernand Léger. Piccoli giardini con tante piante ovunque.

In Costa Azzurra, vicina a Cannes, a 15 minuti dall’aeroporto di Nizza, c’è una cittadina di 10mila abitanti ricca di sorprese: è Biot.
Biot è famosa per l’arte del vetro, che nasce da una storia d’amore: quella di Éloi Monod, ingegnere ceramista, per Luce, figlia di René Augé- Laribé, noto fabbricante di giare. E il giovane ingegnere per omaggiare la sua amata volle riprodurre in vetro quei contenitori: era il 1956 e nasceva la Vetreria di Biot, che fece scuola.

E diventò famosa con il “vetro a bolle”, una tecnica che consiste nel imprigionare nel vetro delle bollicine ottenute cospargendo di bicarbonato di sodio uno strato di vetro prima di ricoprirlo con un secondo strato. Sono vetri destinati all’arte della tavola: piatti, bicchieri, brocche, oliere, e così via, realizzati dagli abili artigiani allievi o seguaci di Monod. Come Daniel & Christophe, padre e figlio (Verrerie du Val de Pome) che esportano anche nei Paesi Arabi.

Nella Verrerie de Biot i maestri vetrai sotto i nostri occhi soffiando il vetro creano oggetti per la tavola, da acquistare nell’adiacente show room. Troviamo poi preziose sculture di vetro nell’atelier creato nel 1980 da Robert Pierini, che fu allievo di Monod: lo spazio ricavato da un mulino da olio del XV° secolo racchiude opere di vari artisti, comprese quelle di Antoine figlio di Robert. A Biot ci sono 4 grandi vetrerie ma anche più di 50 laboratori di artigiani che lavorano il vetro, senza contare quelli di ceramica, di gioielli, di tessuti.

Ma c’è un’altra storia legata all’ arte. Infatti a Biot troviamo il Museo Nazionale Fernand Léger, artista che visse a Biot: alla sua scomparsa la sua vedova volle questo museo che, inaugurato nel 1960, fu donato allo stato francese nel 1969 e oggi racchiude circa 300 opere. E’ attorniato da un parco con cipressi, pini e olivi, con diverse installazioni dell’artista, e dove alla “Tavola del Museo” si possono fare sfiziosi spuntini.

La terza ragione per sostare a Biot è che qui siamo nel cuore di una storia lontana e misteriosa: quella dei Templari, che ricevettero in dono Biot, nel 1209, dal Conte di Provenza. Allora il villaggio era un gruppo di case, con Place des Arcades e la chiesa di Santa Maria Maddalena. Dopo la soppressione dell’ordine del Tempio, nel 1307 il territorio passò agli Ospedalieri, che divennero ordine di Malta nel 1530, e al vescovato di Grasse.

In Palace des Arcades, così detta per le due antiche gallerie ad archi che la cingono, siamo nel cuore del nucleo antico e in fondo alla piazza, vicino alla chiesa di Santa Maria Maddalena, c’è ancora la casa del comando dei Templari (oggi privata): quella di Biot fu una “commanderie” fra le più importanti della Provenza orientale e ogni anno il primo aprile viene fatta una rievocazione storica. Oggi è incantevole percorrere le antiche stradine del borgo, con piccoli giardini, tante piante ovunque, e bei gatti pigri. E ci si imbatte ogni tanto in una pietra con un simbolo, un’iscrizione che ci riporta ai Templari. Sempre presenti: si dice anche che qui sia nascosto il loro mitico tesoro.

Info
www.biot-tourisme.com
cotedazurfrance.fr