BOOM DELLE DUE RUOTE, MA I SERVIZI NON SONO UGUALI PER TUTTI

Il quinto rapporto sulla sharing mobility rileva il boom dei servizi di noleggio di scooter e monopattini elettrici. I dati rivelano il trend crescente verso la mobilità leggera, ma anche la concentrazione del servizio in poche città.

AMBIENTE
Thais Palermo
BOOM DELLE DUE RUOTE, MA I SERVIZI NON SONO UGUALI PER TUTTI

Il quinto rapporto sulla sharing mobility rileva il boom dei servizi di noleggio di scooter e monopattini elettrici. I dati rivelano il trend crescente verso la mobilità leggera, ma anche la concentrazione del servizio in poche città.

Per il quinto anno di seguito l’Osservatorio Nazionale sulla Sharing mobility elabora il suo rapporto annuale sulla mobilità condivisa, il fenomeno socio-economico che ha investito il settore dei trasporti segnando un cambiamento epocale nel comportamento delle persone. Sempre di più la scelta degli utenti premia maggiormente i servizi di mobilità piuttosto che l’utilizzo del mezzo di trasporto.

Il documento fa riferimento al 2020 e ai primi dieci mesi del 2021: un lasso temporale critico a livello globale e nazionale. I dati del 2021 indicano comunque la ripresa e il consolidamento della mobilità condivisa, che torna a crescere dopo l’impatto negativo della pandemia. I numeri danno un’idea precisa dell’incidenza delle misure di contenimento sul settore, che ha visto l’azzeramento o la forte riduzione di interi segmenti di domanda. I servizi di sharing mobility hanno registrato complessivamente nel 2020 una riduzione annuale delle percorrenze del 30,6%, pari al calo della mobilità privata, che ha segnato un -32,3%. Numeri importanti ma inferiori a quelli di altri comparti del settore quali il trasporto ferroviario regionale (-38%), l’alta velocità (-66%) e il trasporto aereo (-69%).

Le oscillazioni della domanda relativa alla sharing mobility indicano comunque una differente configurazione territoriale e una tipologia di offerta che è variata anche grazie a nuovi players che si sono affacciati al mercato. I servizi di condivisione su quattro ruote sono quelli che hanno risentito di più delle limitazioni alla mobilità del biennio appena trascorso. Ma la riduzione della domanda ha colpito anche il bikesharing, la cui ripresa è condizionata dall’esplosione dei servizi di monopattini. Rispetto ai servizi di condivisione di biciclette, quello dello scootersharing ha segnato performance migliori.

Il boom della condivisione non arriva a tutti

L’anno appena trascorso ha visto l’esplosione della sharing mobility in Italia, con numeri che hanno raggiunto, e poi superato, i valori del 2019. Cifre che parlano da sole: sono più di 5 milioni e mezzo le nuove iscrizioni ai 158 servizi di mobilità condivisa in 49 città della penisola. Un aumento di utilizzo di ben tre colte rispetto al precedente anno. Restano però i problemi di concentrazione dei servizi su base territoriale. Di tutte le città italiane, soltanto quattro offrono tutti e quattro i servizi di condivisione esistenti – automobile, biciclette, monopattini e scooter: Roma, Milano, Firenze e Torino, con la Capitale alla guida della ripresa della domanda. Spetta però al capoluogo lombardo il primo posto per i tre indicatori presi in considerazione dal rapporto: percorrenze, numero di veicoli e numero di noleggi. Milano è anche rappresentativa delle disparità tra le regioni settentrionali e meridionali nell’offerta dei servizi di mobilità condivisa. Se le città del Nord si caratterizzano per una presenza ampia e variegata di servizi, al Sud la mobilità condivisa non è presente in due regioni, Molise e Basilicata.

Micromobilità: una tendenza che si conferma con i monopattini

Il monopattino elettrico in condivisione è diventato il servizio più diffuso del Paese, confermando una tendenza che ormai da qualche anno caratterizza l’intero settore: quello di privilegiare i veicoli sempre più leggeri e meno ingombranti. I monopattini hanno infatti abbassato ancora di più il peso dei veicoli medi in flotta, spingendo al 90% la quota dei veicoli di micromobilità, insieme a biciclette e scooter.

Sebbene la mobilità condivisa si stia affermando come una delle principali modalità di locomozione urbana del futuro, l’attuazione del settore pubblico è ancora marginale. L’assenza di un quadro normativo che regoli organicamente l’offerta della sharing mobility, l’eterogeneità territoriale dell’offerta e la scarsa integrazione tra i differenti servizi – che restano totalmente nelle mani del settore privato – sono alcune delle criticità individuate dal rapporto, che rappresentano al contempo le sfide da superare per rendere la riduzione dei veicoli di proprietà un obiettivo raggiungibile, almeno nel medio termine.