BOSCO DELL’ALEVÈ, IL TESORO VERDE CANTATO DA VIRGILIO

Alle pendici del Monviso in alta Valle Varaita si estende la cembreta più grande d’Europa, 825 ettari di ossigeno puro le cui origini si fanno risalire alle grandi glaciazioni del quaternario.

AMBIENTE
Francesca Tomassini
BOSCO DELL’ALEVÈ, IL TESORO VERDE CANTATO DA VIRGILIO

Alle pendici del Monviso in alta Valle Varaita si estende la cembreta più grande d’Europa, 825 ettari di ossigeno puro le cui origini si fanno risalire alle grandi glaciazioni del quaternario.

“Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, affrontando solo i fatti essenziali della vita, per vedere se non fossi riuscito a imparare quanto essa aveva da insegnarmi e per non dover scoprire in punto di morte di non aver vissuto”. (Henry David Thoreau)

C’era una volta, e, per fortuna, c’è ancora, un bosco. Fatto di alberi millenari, “magici” e unici al mondo. Antichi testimoni delle umane vicende, patrimonio di inestimabile valore, monumenti di una natura madrina che protegge i suoi figli e accoglie quanti si avventurano rispettosamente al suo cospetto. È il bosco dell’Alevè, tesoro incastonato sul versante meridionale del massiccio del Monviso in Valle Varaita che affonda le proprie radici nelle grandi glaciazioni del quaternario, entrando a pieno titolo nella classifica dei boschi più antichi d’Europa.

Già nell’Eneide, Virgilio si riferisce al Monviso come “Vesulus pinifer” ovvero montagna visibile da ogni luogo e ricoperta da una foresta di pini e Plinio il Vecchio dimostra di conoscere il Bosco dell’Alevè, il cui toponimo deriva da “èlvou” termine con cui viene chiamato in lingua occitana il pino cembro, citandolo nella sua opera “Naturalis historia”. Una distesa verde smeraldo di 825 ettari che si sviluppa tra i 1.500 e i 2.500 metri di quota nei territori dei comuni di Casteldelfino, Pontechianale e Sampeyre. Una formazione unica e preziosa per l’intero Arco Alpino costituita per oltre il 90% da pini cembri, che ne fanno la cembreta pura più grande d’Europa. Fusti alti fino a 25 metri, chiome larghe e fitte, corteccia liscia e grigiastra, aghi di un color verde scuro, riempiono i quattro punti cardinali, giù fin oltre l’orizzonte, creando un panorama spettacolare e un habitat unico.

Un meraviglioso bosco “in purezza”, custode di una varietà arborea, il Pino cembro, in passato assai diffuso su tutto l’arco alpino, purtroppo poi sistematicamente eliminato dall’uomo per la creazione di aree a pascolo. Anche per questo, il Bosco dell’Alevè rappresenta un “unicum” di grande valore storico ed ecologico e nel 1949 il sito è stato inserito nel Registro dei boschi da seme. I pinoli, raccolti a cura dell’ex-corpo forestale dello Stato vengono fatti germogliare nei vivai e successivamente posti a dimora per dare vita a nuove cembrete sulle montagne italiane. Non solo. Nel 2000 il Bosco dell’Alevè è stato dichiarato Sito di Interesse Comunitario nell’ambito della Rete Natura 2000 e nel 2016 sono state approvate le misure di conservazione sitospecifiche, un importante strumento gestionale che potrà consentire la conservazione nel tempo di un ecosistema unico nel suo genere.

Due laghi alimentati da nevai d’alta quota, Bagnour e Lago Secco, oltre 140 specie di vertebrati e un sottobosco, dove, all’ombra delle fronde, cresce un mondo di fiori rosa pallido o rosso porpora dei rododendri, piante di lampone, fragole, uvaspina e mirtillo rosso, i delicati fiori azzurri della clematide alpina, estesi e compatti cuscini di ginepro nano, gerani selvatici, ranuncoli, anemoni e ancora, piante velenose come il veratro fino alle carici, tipiche delle zone più umide.

Nel cuore del bosco, nelle vicinanze del lago del Bagnour con i suoi circa 550 anni, 360 cm di circonferenza e 18 metri di altezza si trova il pino cembro più vecchio della foresta iscritto dal 2018 nell’elenco degli Alberi Monumentali d’Italia. Meta di turisti e camminatori, il bosco è attraversato da una rete di sentieri di diversi gradi di difficoltà che permettono di esplorare un universo fatto di quiete e frescura. Grazie a Beatrice Ottonelli, per tutti Tris, è anche possibile portare a casa un pezzettino di questa natura maestosa e incontaminata. La giovane artigiana infatti, scolpisce pannelli di pino cembro e mette i trucioli derivanti dalla preparazione delle tavole dentro cuscini al profumo di bosco. Resinosi e dalle proprietà rilassanti per stupendi sogni d’oro… verde.