BUON COMPLEANNO INSULINA!

Compie 100 anni la scoperta dell’ormone che permette di regolare i livelli di glucosio nel sangue. Viene utilizzato nella terapia del diabete mellito e ha salvato da morte certa milioni e milioni di persone.

SALUTE
Sara Stefanini
BUON COMPLEANNO INSULINA!

Compie 100 anni la scoperta dell’ormone che permette di regolare i livelli di glucosio nel sangue. Viene utilizzato nella terapia del diabete mellito e ha salvato da morte certa milioni e milioni di persone.

È passato un secolo da quel giorno del 1921 quando due medici canadesi, Frederick Grant Banting e Charles Herbert Best (quest’ultimo all’epoca degli esperimenti era ancora studente) isolarono per la prima volta l’isletina, oggi nota come insulina. Un anno più tardi, Leonard Thompson, un ragazzo di 14 anni che rischiava di morire di diabete in un ospedale di Toronto, divenne la prima persona a ricevere un’iniezione di insulina. Il risultato fu incredibile: entro 24 ore, i livelli pericolosamente alti di glucosio nel sangue di Leonard scesero a livelli quasi normali, salvandogli la vita. La notizia sulla possibilità di iniettare l’insulina si diffuse rapidamente in tutto il mondo. Frederick Grant Banting che all’epoca aveva solo 30 anni, con l’aiuto del collega John James Macleod, professore di fisiologia all’Università di Toronto ed esperto del metabolismo dei carboidrati, sviluppò così una forma di insulina più pura, prodotta dal pancreas bovino. Cosa che nel 1923 li portò a vincere il premio Nobel per la medicina.

Ma la storia di questa scoperta, che ha salvato da morte certa milioni di persone, è affascinante e allo stesso tempo incredibile. Come spesso accade per tutte le scoperte cardine dell’umanità. Numerosi sono stati i personaggi coinvolti: perché oltre a Frederick Grant Banting e John James Macleod, il premio Nobel fu poi diviso per quattro, inserendo altri due ricercatori: Charles Best e Bert Collip. Tutto questo portò un infinito corteo di polemiche, recriminazioni e liti. E come se non bastasse a rivendicarne l’imprimatur originale si aggiunse anche Nicolae Paulescu, fisiologo rumeno che fino alla morte lottò per vedere riconosciute le sue ricerche, svolte parallelamente a quelle canadesi. Ma che non vennero mai prese in considerazione dal comitato del Nobel. Senza contare i coniugi August e Marie Krogh che contribuirono allo sviluppo della produzione su scala industriale dell’insulina. E molti altri ancora che con il passare degli anni e il miglioramento di questa scoperta si sono incrociati come in un gioco affascinante di scatole cinesi. Tuttavia, i decenni successivi alla scoperta furono cruciali per sviluppare diverse varietà di insulina, tutte di origine estrattiva animale, con durata d’azione più rapida o più lenta, che portarono alla capacità di coprire le necessità di insulina per le persone con diabete durante le 24 ore, salvando così milioni di vite umane. Per farlo però c’è bisogno del controllo della glicemia che è parte essenziale della terapia poiché per i diabetici è importante monitorare e mantenere costanti i livelli di zucchero nel sangue. Prima del “pungidito” la valutazione della concentrazione di glucosio avveniva misurando la presenza di questo componente nelle urine. Solo negli anni ’70 e ’80 del secolo scorso si sono potuti misurare gli zuccheri nella goccia di sangue capillare. E più precisamente nel 1967 quando venne realizzato il primo strumento per la determinazione della glicemia su una goccia di sangue.  È stata questa la premessa per l’avvio dell’autocontrollo glicemico domiciliare: finalmente chi soffriva di diabete poteva così monitorare i livelli di zucchero nel corpo durante il giorno e agire di conseguenza. Bisognerà invece attendere il 1978 per avere la prima insulina umana ottenuta per via sintetica coni tanti vantaggi associati, compreso quello di eliminare tutte le possibili reazioni allergiche.

Resta di fatto che la scoperta dell’insulina, ormone proteico secreto dalle cellule delle isole di Langerhans del pancreas che stimola l’assunzione del glucosio nelle cellule muscolari e adipose e, insieme al glucagone, partecipa alla regolazione dei livelli di glucosio nel sangue e che viene usata per curare le persone affette da diabete mellito, è certamente uno degli avvenimenti chiave nella storia della medicina. Una scoperta che ha permesso di cambiare la vita di molte persone. Senza l’insulina, infatti, non saremmo in grado di utilizzare lo zucchero che assumiamo tramite i cibi per i processi energetici all’interno di tutte le cellule del nostro corpo. Negli ultimi cento anni, la ricerca ha ovviamente compiuto molti passi in avanti nel campo del diabete, mettendo a punto farmaci sempre più efficaci, in grado di agire non solo sulla glicemia, ma anche su ipoglicemie, riduzione del peso corporeo, rischio cardiovascolare, nefropatia, tutte condizioni che sono associate alla malattia.

Insulina

Le persone affette da diabete sono circa 400 milioni nel mondo, di cui quattro milioni solo in Italia. È una patologia in continua crescita che coinvolge sempre più i bambini nei primissimi anni di età e che registra un netto divario tra le regioni del nord e quelle del sud, in cui l’incidenza è più elevata non solo a causa di fattori genetici, ma anche degli stili di vita. La nota positiva dell’ultimo decennio è la riduzione della mortalità per diabete che è diminuita di oltre il 20 per cento. Questo è un segnale forte, frutto dei progressi della ricerca che affonda le sue radici proprio nella scoperta. Nonché dell’efficacia del sistema di diagnosi e cura nella rete dei centri di diabetologia, dei nuovi farmaci per il diabete e per le sue complicanze. Nonché di una tecnologia che permette la miniaturizzazione e la indossabilità di strumenti avanzati per la misurazione del glucosio che ha aperto ai pazienti una nuova era, quella del “monitoraggio continuo”. Niente più pungidito, ma un sensore da indossare e un lettore che, avvicinato al dispositivo, può dare il quadro completo del profilo glicemico in meno di un secondo.

Oggi i ricercatori puntano a trovare soluzioni non solo di cura, ma soprattutto di prevenzione. Perché non bisogna parlare di sola cura: curare è fondamentale, ma prendersi cura è ancora più importante. Per questo la ricerca rimane fondamentale per cercare di comprendere le cause di questa malattia che sono prevalentemente ancora ignote. È la ricerca continua l’unica possibilità per giungere a una cura definitiva ed alla prevenzione.

Le tappe più importanti della scoperta dell’insulina
1869: Paul Langerhans identifica la presenza di piccoli heaps di cellule il cui secreto è importante per la regolazione della digestione.
1916: Nicolae Paulescu estrae dal pancreas una soluzione acquosa che, iniettata in un cane diabetico, normalizza i valori di glicemia nel sangue.
1921: Frederick Grant Banting e Charles Herbert Best isolano l’isletina, oggi nota come insulina, e ne testano l’effetto ipoglicemico nei cani diabetici.
1922: estrazione dell’insulina dal pancreas bovino grazie al quale viene trattato il primo paziente.
1922: il professore August Krogh e la moglie Marie ottengono il permesso di produrre l’insulina in Europa.
1923: premio Nobel a Banting e Macleod per la scoperta dell’insulina.
1925: l’insulina è disponibile per la prima volta insieme ad un’apposita siringa semiautomatica.
1935-1936: sviluppo della prima insulina lenta, l’insulina zinco-protamina, che dura fino a 24 ore.
1946: introdotta l’insulina a PH neutro e durata intermedia (12 ore), la Neutral-Protamin-Hagedorn (dal nome del ricercatore che l’ha introdotta) che oggi è la più utilizzata.
1954: Frederick Sanger e collaboratori dell’Università di Cambridge scoprono la struttura molecolare dell’insulina. A Sanger va il Premio Nobel per la Medicina nel 1955.
1968-1970: arriva l’insulina monocomponente pura (MC), che riduce al minimo il rischio di risposta del sistema immunitario di chi la riceve.
<>1982: si ottiene la prima insulina umana biosintetica con la tecnologia del DNA ricombinante, a partire da cellule di lievito.
1999: disponibile la prima insulina umana veloce che si può iniettare immediatamente prima dei pasti.