CAMMINARE AL TEMPO DEL COVID

Un modo per uccidere il virus fra un passo e l’altro e tornare alla normalità

AMBIENTE
Tempo di lettura:7 Minuti
Gianfranco Bracci
CAMMINARE AL TEMPO DEL COVID

Un modo per uccidere il virus fra un passo e l’altro e tornare alla normalità

Non so se ve ne siete accorti ma i sentieri nei pressi delle colline vicino alle città, appaiono molto battuti. Fino ad un anno fa, molti di quei viottoli, erano stretti, infrascati o da ripulire. Si seguivano solamente grazie ai segnavia bianco-rossi del CAI. La gente infatti preferiva camminare in Valle d’Aosta, nelle Dolomiti o all’Abetone, luoghi di vacanza deputati da sempre all’escursionismo. Adesso, a causa delle reiterate limitazioni dovute al Covid 19, nessuno poteva viaggiare e quindi è stato costretto a riscopre tutti quei meravigliosi luoghi che prima sottovalutava. Sia ben chiaro Noi che abbiamo fatto del “Camminare” una ragione di vita, ne siamo ben felici. Però ci siamo anche chiesti: quanto durerà? Come potremmo fare per incanalare le “attuali masse” di persone che calcano i sentieri locali verso una maggiore “maturità escursionistica”? Visitare per Amare e poi Proteggere. Questa è la regola.

Credo fermamente che una delle mission di Stradenuove, sia proprio quella di contribuire ad educare e consigliare chi ama camminare nella natura e nella cultura. L’occasione che ci si presenta è certamente unica. Ma proviamo a ragionare:
Quando nei primi anni Ottanta, io e Alfonso Bietolini, progettammo la GEA (Grande Escursione Appenninica – 425 chilometri in 25 tappe dall’Umbria alla Liguria), diventata poi un pezzo del Sentiero Italia (attualmente rivalutata dal CAI nazionale) alla cui invenzione contribuimmo, coloro che passavano le vacanze a piedi in Italia, erano veramente pochi. Solo i soci Cai, Fie e qualche straniero. Grazie al cielo, anche nel centro Italia, in questi quaranta anni, gli italiani che camminano sono sempre di più. Adesso, con questa situazione, sono ancora molti di più. Nei mesi della chiusura ho visto intere famigliole arrancare su per i Monti del Chianti, della Calvana o di Monte Morello. Queste persone impareranno ad amare le loro terre? I loro sentieri? Facciamo in modo che possa succedere. Ormai da più di un anno e mezzo stiamo vivendo una tragedia epocale.

Questo lo abbiamo capito a nostre spese ma nessuno di noi riesce ad immaginare il futuro che ci attende quando la pandemia si esaurirà. La passata primavera- estate 2020, essendosi abbassato molto l’indice di contagio, per prima cosa siamo tornati a camminare per boschi, riviere e monti. Tutti hanno compreso che all’aria aperta il virus trova vita dura alla sua replicazione. Però, fino a che non saremo tutti vaccinati, sarà nostra cura camminare a due metri di distanza ed usare la mascherina ed il lavaggio mani frequentemente e comunque alla bisogna, durante le soste. Una cosa che mi piace pensare però è che – essendo in cammino – avremo la possibilità di:

  1. mettersi alle spalle l’angoscia e la paura della morte ad ogni passo. Quindi di purificarsi.
  2. poter meditare sul nostro passato e soprattutto cercar di immaginare in qualche modo un futuro diverso e più sostenibile.

In questo ci potrebbe aiutare il grande filosofo e camminatore Herman Hesse. Egli diceva che – quando si cammina per almeno due, tre giorni – si entra in una specie di fase onirica che lui definiva “l’essere in cammino”. Una sorta di “meditazione camminata” che ci apre agli altri oltre che a noi stessi. Spalanca la nostra anima preparandola a nuovi incontri, con paesaggi del mondo naturale e umano, i quali ci fanno crescere, salire verso il cielo dello star bene, in equilibrio con tutto ciò che ci circonda. Al punto che il camminare diventa una specie di “droga” virtuosa, utile ad aprire le porte di un mondo che non si pensava neppure potesse esistere e invece è insito in quel breve spazio tra un passo e l’altro. Un universo sconfinato, dove appunto è proprio questa leggerezza d’animo che solleva lo spirito verso il sacro del mondo che ci circonda, che noi uomini moderni non riusciamo più ad ascoltare e far nostro, abituati come siamo a penetrarvi con dei filtri, quali i mezzi motorizzati o la realtà virtuale e digitale. Camminando si riceve anche una specie di “effetto placebo”. Infatti il nostro corpo si stanca ma la mente ed il sistema nervoso si rilassano e ne traggono un grande beneficio. Ancora in epoche molto recenti, abbiamo smesso di camminare quotidianamente, nell’adempimento dei compiti usuali della nostra vita. Camminare è la dimensione fondante della natura umana, che consente di riconnetterci con la nostra interiorità per riscoprire meccanismi atavici.

Buon camino amici – ce la stiamo facendo…mettiamoci alle spalle questo incubo, uccidendolo fra un passo e l’altro.