CANAPA PER TORNARE ALLE FIBRE NATURALI

Angela coltiva un campo di canapa sativa nella campagna salentina. La biotecnologia nel paese della sostenibilità.

AMBIENTE
Francesca Franceschi
CANAPA PER TORNARE ALLE FIBRE NATURALI

Angela coltiva un campo di canapa sativa nella campagna salentina. La biotecnologia nel paese della sostenibilità.

Ci siamo conosciute per caso. Sì, proprio per caso. Commentando un programma televisivo sui social e, scoprendo, una “CorradoGuzzantimania” reciproca. Poi alcune storie si incontrano, si parlano, si scoprono. Ed eccoci qua. Entrambe abbiamo a cuore la sostenibilità e la sana voglia di fare qualcosa di concreto per dare una piccola mano a questo pianeta che ogni giorno, sempre di più, sta gridando aiuto con ogni mezzo possibile. C’è chi fa finta di non vedere, peggio ancora chi pensa sia meglio non sentire e, ultima escalation, chi pensa che questo allarme non lo riguardi.

Poi c’è chi, come Angela Martina, 30 anni, biotecnologa, cerca di fare la sua parte rimboccandosi le maniche per dare il suo contributo alla ricerca per la sostenibilità ambientale. E la scommessa è iniziata proprio da Nardò in provincia di Lecce quando, nel 2017, Angela e suo fratello Andrea hanno seguito le orme paterne strizzando l’occhio all’agricoltura e iniziando a coltivare Canapa sativa. No, questa non si fuma. Non tutta la canapa è uguale. Ma, di certo, la sua coltivazione è in espansione.

“Un anno in cui io e mio fratello ci siamo occupati di tutte le fasi della coltivazione e dal nostro campo abbiamo fatto fibra e prodotti da forno – interviene Angela Martina -. L’anno successivo invece con l’Università ho fatto una ricerca sul fitorimedio e, da un ettaro, mi sono estesa su due ettari”. Dopo anni di proibizionismo, questa pianta è stata infatti recentemente rivalutata grazie ai numerosi studi di ricerca che hanno portato alla luce le sue effettive potenzialità in campo medico e tessile, oltre che in settori innovativi, come la bioedilizia, la produzione di biomateriali e il fitorisanamento.

La Canapa Sativa (o Cannabis Sativa), durante la sua rapida crescita, sviluppa un’imponente biomassa, raggiungendo fino ai 4 metri d’altezza. E fin qui nulla di strano. Non tutti sanno però che la cannabis legale può rappresentare una risorsa in diversi ambiti a partire da quello energetico ed edilizio passando per l’ambiente. Ecco che in Italia negli ultimi anni sono stati tanti gli agricoltori e i giovani che si sono dati a questo tipo di coltivazione perché è proprio dalla canapa sativa che si può ricavare un materiale organico destinato ai lavori di bioingegneria o prodotti utili per la bioedilizia nonché materiale finalizzato alla fitodepurazione per la bonifica di siti inquinati.

“La canapa, infatti, è una pianta estremamente versatile e ogni sua parte può essere utilizzata per uno scopo preciso. La capacità delle radici, ad esempio, di penetrare a fondo nel terreno, e le sue capacità iperaccumulatrici, la rendono ideale ad essere utilizzata per la fitodepurazione. In tale contesto la Canapa assorbe i metalli pesanti, come piombo e cadmio, dal terreno e li accumula nelle foglie. Inoltre, la rapida e spiccata crescita del fusto di questa pianta consente di fissare una grande quantità di carbonio e avere una rigogliosa fonte d’ossigeno in tempi brevi. Trattandosi di una specie estremamente resistente ha un limitato fabbisogno di acqua (inferiore al cotone, per esempio) e non necessita di essere trattata con agenti chimici – come i fertilizzanti di sintesi – rendendola ecosostenibile. In aggiunta, grazie allo sviluppo in profondità dell’apparato radicale, la canapa costituisce un’ottima soluzione per il contrasto all’erosione del suolo”.

Ecco dunque che Angela e Andrea provano a recepire i trucchi dell’agricoltura dal padre Maurizio e iniziano a coltivare nella campagna salentina la canapa pensando che possa essere un’ottima risorsa energetica. Del resto le coltivazioni di canapa sativa hanno un minore fabbisogno di acqua e offrono una resa maggiore, ragion per cui, in termini di sostenibilità, sarebbe auspicabile convertire, anche solo in parte, la produzione di cotone con quella di canapa.

“Un altro comparto che potrebbe beneficiare di un più vasto impiego dei derivati della canapa è quello energetico” precisa la biologa. Infatti questa pianta, è ormai assodato, può essere utilizzata anche per ottenere oli o carburanti, per forniture alle industrie e alle attività artigianali di diversi settori, compreso quello energetico. Ma non è finita qui.

“Con la crescita continua delle problematiche legate all’inquinamento da metalli pesanti e indrocarburi, in Italia e nel mondo, a causa delle più svariate attività umane, l’utilizzo della canapa nella tecnica del fitorisanamento ha assunto un ruolo particolarmente interessante per la possibilità offerta da queste specie di abbinare la riqualificazione del terreno ad un riutilizzo industriale della biomassa vegetale – prosegue la biologa nell’intento di spiegarmi il progetto suo e del fratello Andrea -. Molti metalli pesanti sono ampiamente diffusi nell’ambiente e sono estremamente persistenti, non biodegradabili e facilmente accumulabili nell’organismo a livelli tossici. Pensi che anche basse concentrazioni di metalli pesanti sono tossiche perché non esiste un buon meccanismo per la loro eliminazione dal corpo. Da ultimo, non certo per ordine di importanza, è necessario ricordare che i metalli pesanti possono accumularsi nel suolo a livelli fitotossici, soprattutto nei terreni a basso pH. Questo riduce la crescita delle piante e favorisce la loro entrata nella catena alimentare quando le piante sono consumate come alimento da animali”.

Da qui l’idea di coltivare canapa sativa nel loro campo di Nardò. Non tutti infatti sanno che questa pianta viene usata per la navigazione, carta, tessuti, abiti, lenzuola e tendaggi ma anche medicinali che hanno curato in passato generazioni e generazioni. Questa è la canapa sativa, coltivazione che dalla metà del secolo scorso è stata abbandonata, per fare spazio a prodotti di origine sintetica. Oggi si sta cercando di invertire il ciclo e di recuperare le fibre naturali.  “La Canapa è stata già abbastanza demonizzata – conclude Martina -. Sarebbe il caso – e arrivato il momento – di volgere lo sguardo al futuro e considerare, in modo intelligente, le risorse per il loro valore”.