CANCRO, IL PROFESSOR AMUNNI: “LA PANDEMIA HA BLOCCATO LA PREVENZIONE"

“In soli due mesi, 200 tumori al seno diagnosticati con grave ritardo”. Intervista all’oncologo e direttore dell’Ispro-Istituto per lo studio, prevenzione e rete oncologica della Regione Toscana

SALUTE
Clara D'Acunto
CANCRO, IL PROFESSOR AMUNNI: “LA PANDEMIA HA BLOCCATO LA PREVENZIONE"

“In soli due mesi, 200 tumori al seno diagnosticati con grave ritardo”. Intervista all’oncologo e direttore dell’Ispro-Istituto per lo studio, prevenzione e rete oncologica della Regione Toscana

In soli due mesi, 200 tumori al seno non sono stati diagnosticati. Un numero enorme, che dà la misura della tragica potenza che ha il cancro e dei danni collaterali della pandemia da Coronavirus. Il professore Gianni Amunni, oncologo e direttore dell’Ispro-Istituto per lo studio, prevenzione e rete oncologica della Regione Toscana ha ben chiare le macerie che l’emergenza sanitaria sta lasciando e lancia un allarme alla vigilia della giornata mondiale contro il cancro: non abbassare mai la guardia perché, come  dice: “Il Covid grazie ai vaccini andrà via prima poi, il cancro resta”.

 

Professore, abbiamo allentato l’attenzione sulla lotta al cancro?

Diciamo che la pandemia, fra i tanti effetti negativi, ha anche  concentrato tutta l’attenzione sul covid, mettendo da parte altri gravi problemi di salute e patologie molto rilevanti. L’altro grandissimo problema è che nel periodo pandemico c’è stata una riduzione oggettiva del ricorso alla diagnostica per cui abbiamo registrato un aumento dei malati. C’è da dire che in Toscana stiamo tornando ai livelli pre-covid, e siamo tra le poche regioni in Italia, ma è uno sforzo che va fatto in tutto il Paese.

C’è stato un aumento dei malati?

Lo stop di due mesi degli screening oncologici è costato, solo per fare un esempio,  200 tumori in più alla mammella non diagnosticati per tempo. Non fare screening, accompagnato da una riduzione dell’attenzione personale ai propri sintomi, ha provocato non solo un aumento quantitativo dei tumori, ma soprattutto una crescita qualitativa della malattia, che viene scoperta in uno stadio più avanzato e quindi più grave.

Cosa possiamo fare?

Come Toscana, siamo decisamente tra le regioni che hanno puntato di più sulla prevenzione e che, grazie agli sforzi enormi che il sistema sta facendo, torneremo  tra i primi ai livelli di screening pre-pandemia. Questa situazione di emergenza straordinaria può però  mettere in luce un altro elemento di prospettiva in grado di migliorare l’intero sistema: il Covid-19 ha evidenziato quanto sia importante il servizio territoriale diffuso, credo siano maturi i tempi anche per portare il tema in campo oncologico.

Come si fa?

Il cancro è una malattia diffusissima, si pensi che in Italia almeno 3,5 milioni di persone hanno avuto una diagnosi di tumore. Credo sia necessario ripensare all’oncologia anche attraverso servizi territoriali. La mia idea è quella di organizzare una rete di oncologi sul territorio, che lavorino con i medici di base o presso i domicili delle persone. Ci sono tanti bisogni che possono essere soddisfatti in questo modo, penso ai follow-up, alle terapie orali, alla riabilitazione oncologica, alla psiconcologia o al supporto alimentare: tutti servizi che possono essere usufruiti fuori dagli ospedali. In Toscana siamo già avanti, cercando di lavorare in questa direzione.

Sul fronte investimenti, crede che sia necessario fare di più?

La pandemia ha dimostrata che si deve fare per forza di più. Il cancro ha costi di cura elevati, oltre che costi sociali altissimi: è necessario e urgente investire sulla prevenzione e sugli screening per prendere la malattia in tempo e combatterla. E’ fondamentale inoltre che ci sia un’omogeneità sul territorio per dare risposte davvero efficaci. Abbiamo l’occasione degli imponenti fondi dell’Unione Europea, non sprechiamola.

Com’è la situazione in Toscana?

La Regione ha fatto la scelta della rete oncologica coordinata da Ispro. Lavoriamo seguendo la logica della squadra, c’è chi è in difesa e chi va all’attacco, abbiamo accessi diffusi sul territorio che parlano la stessa lingua perché seguono gli stessi protocolli. Personalmente incontro ogni 15 giorni tutti i dirigenti  e i responsabili dello screening. Funziona perché ci occupiamo non solo della qualità delle prestazioni, ma di avere  l’omogeneità necessaria affinché la nostra attività di controllo e di cura sia efficace. Il nostro obiettivo per il prossimo  futuro sarà garantire un  più facile accesso alle pratiche innovative di alta specializzazione.

Per la giornata mondiale contro il cancro vuole lanciare un messaggio?

In tutta Italia è necessario e urgente riprendere in mano la prevenzione e l’attività di screening per recuperare il tempo perso. E’ fondamentale garantire la presa in carico del paziente offrendo ovunque un’elevata e omogenea qualità dei servizi. Non è più sostenibile questa differenza territoriali con tassi di mortalità tra una regione e l’altra che toccano anche i 7 punti percentuali.