CARO AMICO A QUATTRO ZAMPE…QUANTO CONSUMI!

Possedere un animale domestico comporta l’emissione di gas nocivi. Tra le possibili soluzioni c’è la scelta di un cibo e della specie animale adatta all’ambiente.

AMBIENTE
Pamela Preschern
CARO AMICO A QUATTRO ZAMPE…QUANTO CONSUMI!

Possedere un animale domestico comporta l’emissione di gas nocivi. Tra le possibili soluzioni c’è la scelta di un cibo e della specie animale adatta all’ambiente.

Gli animali domestici hanno un effetto negativo sull’ambiente, arrivando a inquinare come (o più) di un jet privato. È quanto rivela l’amministratore delegato di Luxaviation, una compagnia aerea di lusso con sede in Lussemburgo.

Secondo uno studio recente circa 90 milioni (20 milioni in più di un decennio fa) possiedono animali domestici in Europa.

Il numero di persone con un amico a quattro zampe continua a crescere di anno in anno nel mondo. Nel 2023, il 66 per cento delle famiglie statunitensi risulta avere un animale da compagnia: un balzo del 10% in 35 anni rispetto al 56 per cento del 1988.

L’impatto ambientale della pet economy

Nutrire, lavare, trasportare e smaltire i rifiuti dei nostri amici inquina, come tante altre attività umane.

Calcolare l’impronta di carbonio di un animale domestico non è facile, perché i fattori da considerare nel conto sono diversi: quella di un gatto che viaggia molto in aereo è di certo superiore a quella di un gatto “sedentario”, così come un pastore tedesco consuma più cibo di un bassotto. In media,  è possibile stimare che in un anno un cane emette tra 350 e 1400  chilogrammi di CO2, mentre un gatto tra 150 e 250 chilogrammi.

Possedere un cane equivale a bere una bottiglia di vino rosso al giorno e per compensare la vita di un cane occorrerebbe piantare almeno una ventina di alberi nel giardino, e farli crescere assieme a lui.

Stando ai dati raccolti sembrerebbe necessario riconsiderare la gestione dei nostri animali domestici in senso eco-friendly. Ma come conciliare l’amore per i nostri compagni pelosi con la limitazione dei danni all’ambiente?

L’impatto del cibo sull’inquinamento ambientale

Una buona percentuale dell’impronta di carbonio dipende quindi dalla dieta degli animali. Le scelte alimentari che meritano speciale attenzione: negli ultimi anni il comparto del cibo per animali ha visto una considerevole crescita di prodotti di alta qualità, in particolare a base di carne, che richiedono notevoli quantità di acqua e appezzamenti di terra.

La gran parte dei cani e gatti sono nutriti con carne. Inoltre circa il 15 per cento della produzione mondiale di questa è destinata al nutrimento animale e l’industria dei mangimi è responsabile di circa il 3 per cento delle emissioni di CO2.

Negli Stati Uniti, uno dei più grandi mercati di cibo per animali al mondo, questi sono nutriti prevalentemente con pollo. In Spagna, invece, si prediligono oltre al pollo manzo e pesce, oltre a cibi umidi misti, così come in Francia, come la Spagna, preferisce una varietà di scelte, mentre in Grecia e nella Repubblica Ceca prevale la carne di manzo per i loro cani.

Seppure gli studi sull’impatto ambientale degli alimenti per animali domestici siano limitati, la scelta di prodotti con un contenuto di carne inferiore alla media comporta senza dubbio una riduzione delle emissioni di gas nocivi.

Tornare a un’alimentazione semplice, fatta di prodotti essenziali e non elaborati che includano alternative sostenibili, come cibi a base di insetti o di origine vegetale (che assicura una riduzione di anidride carbonica del 50 per cento rispetto a un’alimentazione mista o carnivora), comporterebbe un minore impatto ambientale. I mangimi a base di alghe e insetti sono un’alternativa interessante per un impatto ambientale piuttosto limitato, oltre a rappresentare un’importante fonte di proteine. Così come una riduzione nelle quantità, spesso eccessive e  responsabili dello spreco.

Questo, assieme alla perdita di cibo, ossia quello che viene prodotto e poi bruciato o gettato durante i processi di produzione e trasporto (quindi prima di essere venduto) causa l’emissione di gas nocivi. E neanche pochi se si pensa che a 1 kg di cibo prodotto e mai consumato corrispondono 2 kg di CO2! Tra i prodotti maggiormente sprecati circa l’80 per cento è costituito da cereali e legumi, seguiti da tuberi e vegetali utilizzati per produrre oli (palma e colza soprattutto). Il motivo principale è legato alla distanza del luogo di produzione; maggiore è questa maggiore è l’impronta di carbonio. Insomma, la lotta allo spreco e alla perdita di cibo è almeno tanto importante quanto scegliere prodotti sostenibili per il pianeta.

Il rapporto tra razza ed ecosistema

Per ridurre l’impronta ecologica degli animali è anche importante considerare il clima e l’ambiente a cui il nostro amico a quattro zampe è destinato.

Tra le opzioni percorribili c’è la scelta di un animale di piccola taglia e di una specie che non presenta eccessiva necessità di muoversi o nutrirsi. Oppure la preparazione in casa di cibo, evitando alimenti già pronti, confezionati. Un’altra possibilità è l’adozione piuttosto che invece che l’acquisto non solo per evitare una domanda addizionale ma anche per contribuire a ridurre il fenomeno degli abbandoni. O ancora l’utilizzo di sacchetti compostabili per la raccolta dei bisogni degli animali come quelli biodegradabili.

Non è da soli che si può contenere l’inquinamento causato dai nostri amici ma agendo in modo collaborativo.

Facendo ognuno la propria parte possiamo contribuire ad abbassare l’impronta di carbonio nostra e dei nostri animali da compagnia. Ogni gesto quotidiano quindi, anche piccolo, è importante e pertanto non va trascurato.