CASTRO DEI VOLSCI, IL “BALCONE DELLA CIOCIARIA”

In Ciociaria, arroccato su di un cucuzzolo, sorge un paese del Lazio che è tra i Borghi più Belli d’Italia. È Castro dei Volsci, città natale di Nino Manfredi.

TURISMO
Monica Riccio
CASTRO DEI VOLSCI, IL “BALCONE DELLA CIOCIARIA”

In Ciociaria, arroccato su di un cucuzzolo, sorge un paese del Lazio che è tra i Borghi più Belli d’Italia. È Castro dei Volsci, città natale di Nino Manfredi.

Soprannominato “il Balcone della Ciociaria”, Castro dei Volsci, comune laziale in provincia di Frosinone, sorge laddove un tempo vi era il confine tra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli. Il borgo è circondato da uno splendido paesaggio ricco d’acqua, che scende lungo i fianchi dei monti dopo le piogge o alimenta ruscelli raggiungendo a valle il fiume Sacco. Si va dalla pianura ai 1.116 metri di Monte Calvilli passando per biancheggianti calcari o colline ricoperte di boschi. Tra le mura di sasso del paese è nato nel 1921 Nino Manfredi, attore tra i più noti e importanti della cinematografia italiana. Il comune è uno dei “Borghi più belli d’Italia” e insignito della Medaglia d’argento al Valor Civile.

Storia
Il territorio di Castro fu abitato sin dall’antichità, come dimostra l’insediamento di Montenero, oggi abbandonato ma risalente ad epoche remote, che appare circondato da un’ampia cerchia muraria composta da blocchi di pietra molto grandi e sovrapposti con la ben nota tecnica diffusa anticamente nel Lazio meridionale, ovvero collocati di taglio senza l’uso di malta. La presenza di questa cinta ha fatto nascere la leggenda, tramandata di generazione in generazione, della presenza di una popolazione di giganti. In realtà si tratta di un insediamento eretto dai Volsci (si è anche ipotizzato, senza alcun fondamento, l’identità con l’antico centro volsco di Castriminium), consolidatosi con la distruzione delle città romane dell’area: Fregellae e Fabrateria. In epoca romana furono edificate lungo l’antica strada alcune ville rustiche: in particolare a Casale è stato portato alla luce un vasto complesso edilizio. Una delle ville fa parte di un grande impianto termale, nelle vicinanze di una sorgente di acqua sulfurea. E stata scoperta anche la necropoli di una popolazione germanica, fatto questo singolare che può fornire informazioni su un periodo quasi del tutto sconosciuto della storia laziale. Dopo l’anno Mille, la posizione strategica di Castro fece sì che il villaggio diventasse proprietà dello stato pontificio. Nel 1151 papa Eugenio III consacrò la rurale Chiesa di Santa Croce e lo stesso anno donò al monastero cistercense di Casamari vasti possedimenti e due chiese nel territorio di Castro. Papa Alessandro III donò all’Abbazia di Casamari la chiesa di Sant’Angelo de Meruleta.

La Chiesa gestì il feudo di Castro con molto rigore, e nei momenti critici, durante le lotte con gli svevi e Io stato siciliano, nominò rappresentanti della curia papale, a capo della guarnigione castrese. Per questo troviamo diversi anagnini tra i balivi e ciò determinò stretti rapporti fra Anagni e Castro, resi ancora più saldi dalla comune venerazione per Santa Oliva, divenuta patrona di entrambi i villaggi.

Nel 1165 Castro fu conquistato dalle truppe di Federico Barbarossa, guidate dall’arcivescovo Cristiano di Magonza, mentre i rapporti con i vicini signori di Ceccano non furono mai ostili. Il governo pontificio, a partire dal Duecento, spesso designò rettori e vicari al governo di città e paesi con l’evidente intenzione di legare a sé potenti famiglie. Alla metà del Trecento Castro fu organizzato in comune rurale, e nel XV secolo la comunità fu regolata da uno statuto, emanato dai Colonna, a cui il feudo fu concesso fin dai primi anni del Quattrocento. Alla potente famiglia i castresi rimasero fedeli anche nei momenti più critici, seguendola durante la guerra di Campagna contro papa Paolo IV e nella battaglia di Lepanto al seguito di Marcantonio II. I Colonna possedettero in Castro circa mille e cento ettari di terreno, la rocca, il mulino sul fiume Sacco e diverse regalie.

Nel corso del XVIII secolo la pacifica comunità castrese registrò un incremento demografico e, nel 1795, furono approntate riforme agrarie. In epoca napoleonica, la presenza di un ampio movimento filo-pontificio favorì la nascita del brigantaggio. Castro divenne, infatti, uno degli epicentri del fenomeno: le bande di malviventi si annidavano nel sicuro triangolo Castro-Sonnino-Vallecorsa, al confine dello stato pontificio. Il brigantaggio ricomparve intorno aI 1825, e dopo il 1870, con la presenza di bande filoborboniche. L’incremento della popolazione portò ad un forte disboscamento per creare terreni atti alla coltivazione. Fallendo, per vari motivi, questo obiettivo, la gente cercò rimedio nell’emigrazione, soprattutto in Francia. Perciò nei primi decenni del Novecento, e soprattutto nel secondo dopoguerra, il centro storico castrese si è spopolato, mentre le aree rurali circostanti hanno conosciuto un incremento demografico dovuto all’immigrazione da altre zone.

Nel 1927 il comune venne distaccato dalla Provincia di Roma e aggregato alla quella di Frosinone, di nuova istituzione.

La seconda guerra mondiale è stata un periodo tragico per Castro dei Volsci: nel periodo precedente la liberazione, avvenuta il 27 maggio 1944, ci furono rastrellamenti, deportazioni e fucilazioni da parte tedesca; bombardamenti degli alleati, furti, sevizie e violenze delle truppe nordafricane dell’esercito francese hanno segnato assai duramente il paese. A pace avvenuta Castro dei Volsci ha avviato la ricostruzione dell’abitato pur tra molte difficoltà. Le conseguenze luttuose della guerra si ripresentarono tragicamente il primo di Novembre 1968, quando una granata di un obice americano da 155 mm esplose nel cimitero comunale, causando 4 morti e 17 feriti. Il residuato bellico, posizionato anni prima quale ornato per il monumento ai Caduti, era ancora pieno di tritolo che fu probabilmente innescato da un lumino votivo inserito nel cavo della spoletta

Medaglia d’argento al Valor Civile
La motivazione: «Piccolo Comune del frusinate, posto sulla linea Gustav, fu oggetto di feroci rastrellamenti da parte delle truppe naziste e di devastanti bombardamenti che provocarono numerose vittime civili e la distruzione della metà del patrimonio abitativo. La popolazione fu costretta ad abbandonare i propri beni e a trovare rifugio in montagna, tra stenti e sofferenze. Con l’arrivo degli alleati il paese dovette registrare poi alcuni atti di efferata violenza su concittadine da parte delle truppe marocchine. Ammirevole esempio di spirito di sacrificio ed amor patrio.»

Cosa vedere

Monumento alla Mamma Ciociara, in memoria delle donne della Ciociaria vittime dei soldati francesi durante la seconda guerra mondiale. Fu posto sulla Rocca dei Colonna precisamente il 3 giugno del 1964. L’opera fu realizzata dallo scultore Fedele Andreani, in marmo di Carrara.Quest’ultima raffigura una madre, che con il suo corpo tenta di proteggere sua figlia dalle violenze. Questa scultura ricorda tutte le donne vittime delle “Marocchinate”. Questi avvenimenti sono documentati nella celebre pellicola “La Ciociara” di Vittorio de Sica, tratto dall’omonimo libro di Alberto Moravia.

Chiesa di Sant’Oliva: è intitolata alla santa protettrice di Castro dei Volsci. Nella Bolla di Papa Onorio II, datata 28 Novembre 1125 dal Laterano, si elencano le chiese di Castro e per la prima volta si fa menzione della chiesa di Sant’Oliva. Presumibilmente si trovava già nel posto attuale: contigua alla Rocca, forse costruita proprio dove era stata quella di San Pietro, nel perimetro delle mura castellane, come fa fede una “portella”, affiorata dopo gli sbancamenti effettuati per la nuova via di accesso alla parte più alta del paese, quasi sotto l’abside della chiesa medesima. L’altare maggiore fu consacrato nell’anno 1537 dall’allora vescovo di Veroli, poi cardinale, Ennio Filonardi. Decorosa nella sua veste interna, non priva di solennità e di qualche ricchezza di marmi, merita anche per le sue cappelle laterali e le pitture che la adornano una breve ricognizione descrittiva.

Chiesa di San Nicola: è il principale monumento storico di Castro dei Volsci. Conserva tracce rilevanti di affreschi, alcuni contemporanei alla sua edificazione, quando più che una chiesa era un modesto oratorio. Il nucleo originario della chiesa attuale fu costruito nella metà del VI sec. d.C. e dedicata al Santo protettore di Bari. San Nicola nacque a Patara, importante città della Licia (attuale Turchia). Visse durante le persecuzioni di Diocleziano e Massimiliano nel IV sec. d.C. e divenne vescovo di Mira, dove morì. Secondo la tradizione, nel 1087, le sue spoglie furono trafugate e portate a Bari, di cui divenne il Santo Protettore.

Come arrivare

Da Roma
Autostrada A1
Prendere l’uscita in direzione: FROSINONE
Seguire la direzione: SS156 – LATINA –  CECCANO – PRIVERNO – TERRACINA
In prossimità di Frosinone,continuare su: SS156 – Strada Asi – SS156DIR
Attraversare Ceccano-  Continuare su: SS156DIR / Via Anime Sante
Uscita Ceccano

Da Napoli
Autostrada A1
Prendere l’uscita in direzione: CEPRANO
Attraversare Ceprano Uscita Ceprano

Riferimenti
comune.castrodeivolsci.fr.it
www.prolococastrodeivolsci.it
borghipiubelliditalia.it/borgo/castrodeivolsci/