CATTURA DI CARBONIO: LA NUOVA STRATEGIA PER UN BUSINESS "VERDE"

Un modello di bioagricoltura che prevede di immagazzinare il carbonio nel suolo e utilizzarlo come fertilizzante. Un contributo alla riduzione delle emissioni di CO2 e degli effetti nocivi del cambiamento climatico.

AMBIENTE
Pamela Preschern
CATTURA DI CARBONIO: LA NUOVA STRATEGIA PER UN BUSINESS "VERDE"

Un modello di bioagricoltura che prevede di immagazzinare il carbonio nel suolo e utilizzarlo come fertilizzante. Un contributo alla riduzione delle emissioni di CO2 e degli effetti nocivi del cambiamento climatico.

Avrà come oggetto il “carbon farming” l’iniziativa per il sequestro del carbonio nei terreni agricoli, prevista dalla Strategia “Dal produttore al consumatore” (Farm to Fork) in attesa di pubblicazione entro la fine di quest’anno. Un’occasione per agricoltori e gli attori del settore di fare business, ma anche un guadagno per l’ambiente. Grazie alla protezione della biodiversità e alla riduzione delle emissioni di gas nocivi, nell’ambito dell’impegno europeo per la mitigazione delle conseguenze del cambio climatico. Premesso ciò, appare più che giustificato, anzi necessario, un ulteriore sviluppo e potenziamento delle azioni di sequestro di carbonio in tutti gli Stati membri dell’UE.

Come funziona il carbon farming

Si tratta di raccogliere l’anidride carbonica, il principale gas ad effetto serra, riducendone le emissioni disperse in atmosfera.  Il carbonio è quindi utilizzato come sostanza organica per i terreni per migliorarne la salute, la resilienza e produttività attraverso diversi metodi: rotazione delle colture, la lavorazione ridotta del terreno, l’applicazione di azoto di precisione. Nulla di nuovo in realtà, come precisa Célia Nyssens, esperta dell’Ufficio europeo dell’ambiente. La cattura del carbonio comporta infatti pratiche agricole già utilizzate in passato dai nostri antenati; ad essere nuova è solo la conoscenza scientifica dei vantaggi di tali pratiche .Le entrate derivanti dal carbon farming rappresentano una fonte di reddito aggiuntiva rispetto a quella derivante dai prodotti tradizionali per gli agricoltori, che vengono premiati per i loro metodi di gestione dei terreni o per la quantità effettiva di carbonio sequestrato.

Le iniziative UE attuali e future a difesa del suolo

La Commissione europea ha pubblicato lo scorso aprile 2021 una Guida tecnica relativa all’avvio e allo sviluppo del carbon farming in UE.  Si tratta del rapporto finale di uno studio biennale (2018-2020) i cui risultati si aggiungono a quelli di altri progetti pilota cofinanziati dall’UE attraverso il Programma LIFE e il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR). Su questi si baserà quindi l’iniziativa Carbon Farmingche, secondo quanto annunciato nella StrategiaFarm to Fork” , dovrebbe essere lanciata alla fine di quest’anno. Entro il 2023, inoltre, l’UE dovrebbe presentare un quadro normativo per la certificazione delle rimozioni di carbonio, basato su una contabilità del carbonio solida e trasparente per monitorare e verificare l’autenticità delle rimozioni, come già annunciato nel nuovo Piano d’azione per l’economia circolare.  Tali azioni rientrano nella Strategia UE per il suolo per il 2030 contenente misure per la protezione, il ripristino e l’uso sostenibile del suolo attraverso azioni sia volontarie che vincolanti. Gli obiettivi, da raggiungere entro il 2050, sono: aumentare l’uso del carbonio nei terreni agricoli, combattere la desertificazione, ripristinare i terreni degradati e garantire che tutti gli ecosistemi terrestri siano in buona salute.  Il ruolo del privato e del pubblico nelle iniziative di “business verde”  Sono ventisette gli agricoltori di sette paesi (Francia, Spagna, Belgio, Danimarca, Germania, Regno Unito e Ucraina) che stanno partecipando a un progetto triennale incentrato su pratiche agricole di carbon farming, come l’utilizzo di colture di copertura e riduzione della lavorazione dei terreni. Agricoltori, esperti e attori della catena del valore alimentare che lavorano in un laboratorio di carbon farming per monitorare regolarmente e migliorare l’implementazione delle pratiche sul terreno. Il progetto è guidato da Bayer e fa seguito al lancio da parte di quest’ultimo del “Programma carbonio” in Europa della scorsa estate. Il “colosso” agroalimentare vuole infatti contribuire al potenziamento delle attività di carbon farming in Europa, puntando sull’innovazione e mettendo gli agricoltori al centro del suo impegno e attenzione.

Il carbon farming può essere promosso, oltre che attraverso iniziative private, anche tramite politiche pubbliche dell’UE e nazionali. La sua diffusione può esser accelerata, ad esempio, tramite gli eco-schemi previsti dalla Politica Agricola Comune (PAC), volti a remunerare pratiche agricole sostenibili e seguendo le Raccomandazioni della Commissione relative ai Piani strategici della PAC, agli Stati membri, affinché questi  introducano questo modello agricolo nei rispettivi piani nazionali. Ma anche tramite regimi di sostegno per lo sviluppo rurale destinati agli agricoltori, che potrebbero arrivare a oltre 50 miliardi di euro, così come tramite aiuti di Stato.

La percezione del carbon farming tra i protagonisti del settore

La maggioranza degli attori del comparto agroalimentare vede positivamente questo nuovo modello di gestione agricola, ma sottolinea la necessità di maggior chiarezza sugli incentivi finanziari pubblici e privati, affinché i costi non superino i guadagni. Se il carbon farming può rappresentare un’ulteriore fonte di reddito per gli agricoltori che compiono scelte “verdi”,  al tempo stesso può diventare un onere finanziario e amministrativo, aumentare i costi, ridurre la produttività e i redditi, come sostiene il Segretario Generale dell’Associazione europea degli agricoltori e delle cooperative (Copa-Cogeca).All’applicazione dei premi previsti dalla Politica Agricola Comune, va preferito il ricorso al mercato del carbonio con l’adozione di crediti di carbonio in base ai quali gli agricoltori vengono remunerati per le loro azioni rispettose dell’ambiente, in conformità con le linee guida del Gruppo di esperti intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC).Inoltre particolare attenzione va posta all’ipotesi che i crediti di carbonio diventino un meccanismo usato dalle grandi imprese e le multinazionali per compensare le proprie emissioni nocive.

Se il sostegno ai programmi agroambientali che rispettino la biodiversità e incentivino l’agricoltura biologica è di indubbia utilità per favorire il benessere nostro e dell’ambiente, d’altra parte occorre considerare e superare gli ostacoli presenti e le difficoltà che il carbon farming comporta. In un’ottica inclusiva, coinvolgendo tutte le parti interessate e assicurandosi che le scelte fatte siano basate sulla lungimiranza.