C’È VITA SU ALTRI PIANETI?

Un team di ricercatori sostiene che in una atmosfera ricca di carbonio potrebbe essere un segno di acqua e quindi di vita.

APPROFONDIMENTO
Maria Grazia Ardito
C’È VITA SU ALTRI PIANETI?

Un team di ricercatori sostiene che in una atmosfera ricca di carbonio potrebbe essere un segno di acqua e quindi di vita.

Secondo uno studio pubblicato su Nature Astronomy e condotto da un team dell’Università di Birmingham  nel Regno Unito, l’indicatore più efficace della presenza di acqua liquida sugli espianeti è l’anidride carbonica.

Gli scienziati propongono che se un pianeta terrestre ha sostanzialmente meno anidride carbonica nella sua atmosfera rispetto ad altri pianeti nello stesso sistema, potrebbe essere un segno di acqua liquida, e forse di vita, sulla superficie di quel pianeta. Questa nuova firma è nel mirino del James Webb Space Telescope (JWST) della NASA.

Sebbene i ricercatori abbiano proposto altri segni di abitabilità, queste caratteristiche sono difficili se non impossibili da misurare, con le tecnologie attuali.

Il team, composto da scienziati del Mit, del Woods Hole Oceanographic Institution, del’ Ecole Polytecnique e del Laboratoire d’Astrofisique de Bordeaux, afferma che questa nuova firma, costituita da anidride carbonica relativamente impoverita, è l’unico segno di abitabilità rilevabile ora.

Il Santo Graal nella scienza degli espianeti è cercare mondi abitabili e la presenza di vita, ma tutte le caratteristiche di cui si è parlato finora erano fuori dalla portata dei più nuovi osservatori” afferma Julien de Wit, assistente professore di Scienze Planetarie al Mit. “Ora abbiamo un modo per scoprire se c’è acqua liquida su un altro pianeta, Ed è qualcosa a cui possiamo arrivare nei prossimi anni”.

Un pianeta è considerato abitabile quando orbita alla giusta distanza dalla sua stella, ovvero nella cosiddetta fascia di abitabilità, la zona di spazio attorno a una stella in cui le condizioni sono tali da permettere al pianeta di  sostenere la presenza di acqua liquida in superficie.

Con gli attuali telescopi, gli astronomi possono misurare quindi la distanza che intercorre tra un pianeta e la sua stella e il tempo impiegato per completare un’orbita, ma non c’è stato ancora modo di confermare direttamente se un pianeta sia effettivamente abitabile.

Nel nostro sistema solare, gli studiosi possono rilevare la presenza di oceani liquidi osservando ‘i luccichii’ (lampi di luce solare che si riflettono sulle superfici liquide). Questi stessi, o riflessi speculari, sono stati osservati su Titano, la luna più grande di Saturno, e ciò ha contribuito a confermare  la presenza di oceani liquidi.

Rilevare un barlume simile in pianeti lontani, tuttavia, è fuori portata con le attuali tecnologie. Ma de Wit e i suoi colleghi hanno capito che esiste un’altra struttura abitabile vicino casa  che potrebbe essere rilevabile in mondi lontani.

Ci è venuta un’idea, osservando cosa sta succedendo ai pianeti terrestri nel nostro sistema”, dice Triaud, dell’Università di Birmingham.

Venere, Terra e Marte, condividono somiglianze, in quanto tutti e tre sono rocciosi e abitano una regione relativamente temperata rispetto al sole. La Terra è l’unico pianeta, nel trio,  che attualmente ospita acqua liquida.

Ma il team ha notato un’altra ovvia distinzione : la Terra ha significativamente meno anidride carbonica nella sua atmosfera. “ Partiamo dal presupposto che questi pianeti siano simili e se ora si nota molto meno carbonio in uno di loro, deve essere andato da qualche parte” dice Triaud. “ L’unico processo che potrebbe rimuovere così tanto carbonio da un’atmosfera è un forte ciclo dell’acqua che coinvolge oceani di acqua liquida”.

In effetti, gli oceani della Terra hanno svolto un ruolo importante e duraturo nell’assorbire l’anidride carbonica.

Nel corso di centinaia di milioni di anni, hanno assorbito un’enorme quantità di anidride carbonica, quasi uguale alla quantità che persiste oggi nell’atmosfera di Venere. Questo effetto su scala planetaria ha lasciato l’atmosfera terrestre significativamente impoverita di anidride carbonica rispetto ai suoi vicini planetari.

Il team ha concluso che se un simile impoverimento fosse rilevato in un pianeta lontano, sarebbe un segnale affidabile  della presenza di oceani liquidi e di vita sulla sua superficie.