CHE FINE HANNO FATTO GLI ANIMALI DEGLI ZOO UCRAINI?

Sono tanti gli animali ospitati negli zoo ucraini che stanno morendo sotto i bombardamenti o per mancanza di cure e cibo. Grazie alle associazioni animaliste europee c’è la speranza di mettere in salvo molti di loro.

AMBIENTE
Chiara Grasso*
CHE FINE HANNO FATTO GLI ANIMALI DEGLI ZOO UCRAINI?

Sono tanti gli animali ospitati negli zoo ucraini che stanno morendo sotto i bombardamenti o per mancanza di cure e cibo. Grazie alle associazioni animaliste europee c’è la speranza di mettere in salvo molti di loro.

Il primo zoo a finire nel mirino dell’esercito russo, lo scorso 5 marzo, è stato il Feldman Ecopark di Kharkiv che ospita circa 2000 animali in più di 350 acri. “Ci sono voluti 10 anni per costruirlo e solo un giorno per distruggerlo” ha detto il direttore dello zoo, Vitaly Ilchenko. Fin dal primo giorno dei combattimenti i dipendenti dello zoo hanno rilasciato caprioli, cervi e alci nella parte boschiva del parco per tenerli lontani dai bombardamenti, dando loro più libertà di movimento. “Purtroppo, dopo il bombardamento, alcuni dei vetri che chiudevano i recinti di primati e piccoli predatori sono stati danneggiati e gli animali spaventati hanno iniziato a uscire dalle recinzioni” scrive su Facebook lo zoo. Gli operatori sono riusciti a recuperare scimmie, porcospini e procioni ma un paio di lupi rossi hanno lasciato la struttura e non sono stati ritrovati, il che può essere un problema per gli animali e per le persone, vista l’abituazione all’essere umano e l’incapacità a cacciare. “Voglio ringraziare ogni dipendente che è uscito dai rifugi per sfamare i nostri animali, fornire loro la vita confortevole a cui sono abituati, rassicurarli con la loro voce familiare. So per certo che dopo la guerra e la costruzione faremo una grande festa al Feldman Ecopark. Festa della vittoria e della pace.” Afferma speranzoso il direttore dello zoo.

Oltre allo zoo di Kharkiv, anche altri zoo ucraini sono sotto assedio o nella traiettoria degli attacchi russi. Tra questi anche lo zoo della capitale, che ospita circa 4000 animali fra elefanti, gorilla e tanti altri esemplari che vivono nel terrore, nella fame e nella sofferenza. La difficoltà principale è quella di far pervenire cibo, oltre allo stress per le sirene dei raid aerei e per il suono delle esplosioni, stando a quanto dicono i 50 dipendenti dello zoo, rimasti a Kiev per prendersi cura degli animali.

Mentre l’avanzata russa continua, le associazioni della capitale stanno cercando di portare via più animali possibili dallo zoo di Kiev. Ad oggi sono stati messi in salvo 6 giovani leoni, 4 tigri, un licaone, 2 caracals e una scimmietta nell’incredibile operazione di salvataggio organizzata dalle associazioni Salviamo gli orsi della luna e Save Wild Found che qualche giorno fa hanno recuperato gli animali dal centro recupero di Kiev e li hanno portati in un temerario viaggio fino a Pozman dove sono stati accolti dallo Zoo della città. Per questo lo zoo polacco ha lanciato una raccolta fondi per sostenere economicamente il mantenimento e le cure dei nuovi arrivati e di quelli che ancora arriveranno. Molti altri animali sono infatti ancora bloccati in Ucraina e altri zoo stanno cercando faticosamente di proteggerli o trasferirli. L’Ente Nazionale Protezione Animali ha supportato la campagna di salvataggio degli animali e invita tutti a sostenere questa campagna. “Non c’è stato il tempo di organizzare i documenti e il viaggio. ma non potevamo lasciarli a Kiev, sotto i bombardamenti. Tutti i giovanissimi leoni, sottratti a tristi condizioni di maltrattamento e Zair, il cucciolo di licaone cieco, li abbiamo conosciuti a novembre quando, con enormi difficoltà, siamo riusciti a trovare una sistemazione idonea in Belgio e a Prima Domus, il Rescue Centre di AAP in Spagna.” afferma l’associazione ‘Salviamo gli orsi della luna’

Il viaggio da Kiev alla Polonia è stato infatti, un viaggio della speranza durato innumerevoli ore che spesso ha rischiato di essere interrotto e messo a rischio dagli attacchi dell’esercito di Putin e dai bombardamenti. Il miracolo però è avvenuto e ora questi animali sono in salvo. È però un miracolo che dovrà ripetersi ancora per chissà quante volte. Gli animali rimasti in territorio di guerra, tra rifugi, zoo e strutture varie, sono ancora decine di migliaia. Come gli orsi salvati dai circhi, ospitati al White Rock bear shelter che però, non sono stati lasciati soli. “Gli orsi del rifugio sono ancora lì, in Ucraina, insieme a noi” hanno tenuto a precisare i volontari di White Rock. Il rifugio si trova circondato dalle forze russe ed è totalmente esposto alle esplosioni, ma i volontari non intendono lasciare gli orsi e rimarranno con loro fino alla fine.

Un felice destino, invece per 5 leoni e una tigre che ad inizio febbraio, ancora prima che scoppiasse il conflitto, furono trasferiti da uno zoo ucraino ad una riserva in Sudafrica in semi-libertà.

La situazione ad oggi, però, è ancora molto critica in tutto l’Ucraina per tutti i canili, i rifugi e gli zoo che stanno lottando ogni giorno contro questa emergenza. Cibo e medicinali scarseggiano a causa del numero di cani, gatti e altri animali domestici abbandonati dalle loro famiglie. È possibile donare e aiutare queste associazioni anche attraverso OIPA (Organizzazione internazionale protezione animali). L’associazione Sava’s Safe Haven, lega-membro romena di Oipa International ha infatti ricevuto 15 mila euro di donazioni grazie alla raccolta fondi Emergenza Ucraina.  Il denaro è stato utilizzato per l’acquisto di cibo, trasportini, ciotole, coperte, guinzagli, medicinali, integratori, pettorine e altri materiali necessari agli animali abbandonati o che stanno uscendo dai confini ucraini insieme ai loro proprietari.