“CHE SIA LUCE. E LUCE FU”

La CEI in campo per le energie alternative. La Chiesa punta ad attivare in tutte le parrocchie le comunità energetiche per combattere la povertà energetica e rafforzare la comunità sociale.

AMBIENTE
Maria Grazia Ardito
“CHE SIA LUCE. E LUCE FU”

La CEI in campo per le energie alternative. La Chiesa punta ad attivare in tutte le parrocchie le comunità energetiche per combattere la povertà energetica e rafforzare la comunità sociale.

Energia in Comunione potrebbe essere questa la sintesi della politica energetica che vede anche la Chiesa protagonista per lo sviluppo delle energie alternative. D’altra parte, gli incendi, il caldo asfissiante che avvolge le nostre città in questi giorni, oltre i fiumi in secca, sono segnali evidenti della grave malattia del pianeta, segnali che fanno da promemoria anche ai più distratti. Si parla ormai di razionamento di acqua ed elettricità, come accade in ogni economia di guerra. Ma oltre la guerra in atto in Ucraina, c’è una guerra meno visibile, ma altrettanto tragica che ci coinvolge, quella della salvaguardia della Terra. A fronte di tale gravità ora scendono in campo i Vescovi, che già alla fine dello scorso anno hanno concluso la quarantanovesima Settimana Sociale con un appello ai fedeli a creare delle Comunità Energetiche in ogni parrocchia.

La proposta, arrivata direttamente dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana), rappresenta una grande opportunità per una nascita dal basso della transizione ecologica ed è stata immaginata come un’evoluzione delle aggregazioni già esistenti. E ancora la realizzazione di comunità energetiche in ogni parrocchia può significare “uno strumento di creazione di reddito in grado di sostenere fedeli, parrocchie, case famiglia, comunità famiglia e comunità locali” secondo Mons Santoro, vescovo di Taranto.

Ora quell’appello comincia a diventare impegno concreto e in un loro dépliant leggiamo che considerati 200 chilowatt di potenza installata in ciascuna delle 25.610 parrocchie, si potrebbe arrivare a una potenza addizionale di 5,2 gigawatt. Questi dati rappresenterebbero quindi 4 volte la nuova capacità di rinnovabili installata in Italia nel 2021. L’impegno della CEI non è certo improvvisato se già nell’EnciclicaLaudato sì” si legge: “In alcuni luoghi si stanno sviluppando cooperative per lo sfruttamento delle energie rinnovabili che consento l’autosufficienza locale e persino la vendita della produzione in eccesso… Mentre l’ordine mondiale esistente si mostra impotente ad assumere responsabilità, l’istanza locale può fare la differenza. È li infatti che possono nascere una maggiore responsabilità, un forte senso comunitario, una speciale capacità di cura e una creatività più generosa, un amore per la propria terra, pure il pensare a quello che si lascia a figli e nipoti”.

Indicazioni che oggi vengono riprese con obiettivi precisi: la riduzione del costo della bolletta fino al 30%, premi per l’autoconsumo fissati dal governo, vendita al gestore dell’energia per l’immissione in rete dell’eccedenza.

La Chiesa, è Storia, quando individua un obiettivo non lascia correre, per questo oggi le comunità energetiche sono individuate come palestre sociali, per costruire un movimento che ricorda quello della grande cooperazione cattolica dell’inizio del secolo scorso. All’inizio del Novecento fu infatti necessario coinvolgere i contadini, le loro competenze, la terra, per rispondere alle esigenze del mercato e combattere l’indigenza costruendo nuovi modelli, attualmente la povertà da contrastare con questa operazione è anche quella energetica.