CHI CI VUOLE BENE NON CI LASCIA MAI

I racconti del prof. Stefano Grifoni: ogni riferimento a fatti e personaggi non è puramente casuale.

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Stefano Grifoni
CHI CI VUOLE BENE NON CI LASCIA MAI

I racconti del prof. Stefano Grifoni: ogni riferimento a fatti e personaggi non è puramente casuale.

Non respiro aiutatemi” Maria era arrivata in Pronto soccorso accompagnata da una amica. Non riusciva nemmeno a parlare dal grande affanno che le stava impedendo anche di camminare, “Ha avuto febbre signora?” chiese l’infermiera della accoglienza. Maria scosse la testa facendo cenno di no! “Quando è cominciata questa difficoltà?” “Somministrate ossigeno alla paziente!” disse a voce alta il medico e chiese alla amica che accompagnava Maria “Sa se la signora soffre di cuore? o di asma bronchiale?” “No dottore fino a qualche giorno fa era in vacanza in montagna e quando ci siamo sentite andava tutto bene.”

Il personale stava trasportando Maria nella stanza di terapia intensiva. Il dottore chiese ancora alla amica: “Sa se prende dei farmaci? Ha famiglia, figli che dobbiamo avvertire?” “Non è sposata convive con un uomo da molto tempo e non ha figli”. “Occorre che lei avverta qualcuno dei familiari che Maria si trova in ospedale in gravi condizioni”. “Ho provato a chiamare ma il convivente è fuori per lavoro e non risponde a telefono. Più tardi riprovo…”. Maria intanto peggiorava fino a quando non respirò più e fu necessario ricorrere alla intubazione e a un respiratore per ossigenare il sangue. La radiografia del torace mise in evidenza un’importante congestione polmonare e pose il dubbio di una polmonite. L’ecografia del cuore dimostrò una dilatazione importante del ventricolo sinistro: il referto ecografico parlava di cardiomiopatia dilatativa. Il medico chiese ancora: “Avete trovato il familiare?”. Luca raggiunto da una telefonata dell’ospedale si scusò con i colleghi. Durante la riunione di lavoro si erano accorti che qualcosa di grave era successo perché improvvisamente lo avevano visto impallidire. “Maria sta male, è ricoverata in ospedale…sembra sia stata attaccata a un respiratore”, – disse ai presenti con le lacrime agli occhi – “la riunione termina qui la riprenderemo in occasione migliore”. Tutti i presenti si alzarono dichiarando la propria preoccupazione, ma Luca sentiva che si trattava solo di una formalità.

Luca e Maria si erano incontrati per caso durante una vacanza a Parigi e poi ritornando in Italia avevano cominciato a frequentarsi. Maria gli era piaciuta perché era più fragile e dolce delle altre donne che aveva conosciuto. A sedurlo era stato il suo profumo al mughetto. Era carina ma non bella, vivace e allegra e più intraprendente con lui delle altre donne anche se mostrava una certa timidezza nei gesti e nello sguardo. Quando l’aveva baciata per la prima volta aveva trovato in quel bacio tanta dolcezza e accarezzandola nelle parti più intime, si era accorto che il suo seno era sudaticcio come il resto del corpo. “L’emozione” pensò. Da quando aveva ricevuto la telefonata dell’ospedale non sapeva più quello che faceva se camminava o correva. In taxi il tempo non passava mai. “Tenga pure il resto”, scese dalla macchina e salì di corsa le scale del palazzo dove abitava. Dalla fretta non riusciva ad aprire la porta della sua abitazione. Entrò in casa cercando disperatamente le chiavi dello scooter. Appena trovate, discese le scale, aprì il portone, raggiunse lo scooter e partì a tutta velocità verso l’ospedale. Mentre guidava sentiva freddo alla schiena ma il pensiero di lei che stava male e che lo stava cercando, non lo lasciava. Il cuore di Maria smise di battere prima che lui arrivasse in ospedale. Il dottore sembrava che lo stesse aspettando sulla porta della camera dove era stata trasferita Maria.

“Mi creda Luca abbiamo fatto di tutto, ma purtroppo il cuore… lo sapeva? “Aveva una grave cardiopatia”. “No non lo sapevo” rispose Luca. “Vorrei vedere Maria”, poi ripensò un attimo a quelle parole “Purtroppo cosa?” “Purtroppo devo dirle che ….” Luca si girò di scatto verso il medico che lo accompagnava …. “Purtroppo è morta poco prima che arrivasse”. No dottore non è morta stava benissimo… l’avete uccisa con le vostre cure aggressive, con i vostri interventi sempre più tecnologici. A voi non interessano le persone a voi interessa sperimentare, vincere la malattia ma intanto la gente muore…. Maria così debole e fragile ha ceduto alle vostre pesanti cure”. Luca non si pentì di quello che aveva detto che del resto era quello che pensava realmente da sempre. Sentiva che doveva fare qualcosa. Stringeva i pugni digrignava i denti, piangeva e la saliva gli colava sulla cravatta e sui i vestiti, le lacrime lo devastavano insieme ad un pianto dirotto. “L’avete uccisa…”. Batteva i pugni sulla parete della camera dove si trovava Maria e la chiamava a voce alta. Il dottore si allontanò da lui.

Luca era disperato e la sua sofferenza era tale che pensava di dover morire insieme a lei. Ad un certo punto gli mancarono le forze riuscì solo a chiamare il dottore. Uscì dalla camera e si affacciò sul corridoio esterno. Cominciò a vomitare e ad avere la fronte madida di sudore freddo. La vista si annebbiò… sentì solo la voce del dottore che stava correndo per soccorrerlo. Perse coscienza. Vide Maria che veniva verso di lui in camicia da notte: “Amore ho fatto di tutto per arrivare prima possibile e tenerti stretta a me. Hai avuto paura amore mio, angelo mio. Mi avevi sempre detto che non mi avresti mai lasciato e poi te ne sei andata senza di me…ma ora sei qui, sei tornata… Si risvegliò in terapia intensiva cardiologica. Il dottore gli sorrise: “Ha avuto un infarto Luca… alla coronarografia aveva una arteria chiusa. L’abbiamo riaperta con l’angioplastica e ora va bene Come si sente?”. “Un po’ confuso, Maria dov’è?”. Il medico guardò l’infermiere accanto a lui e poi …. “Maria è morta ieri Luca e ora si trova da un’altra parte…. non è più qui in ospedale. Le lacrime cominciarono a solcare il volto di Luca. Cercava di trattenersi ma il pensiero di Maria che lo aveva lasciato e il rimorso di non essere stato accanto a lei divorava il suo animo”. Sa dottore mi era sembrato di vederla quando mi sono sentito male. Non ricordo nulla di quello che è successo …”. Il medico lo guardò, riconobbe la sua sofferenza e disse commosso: “Chi ci vuole bene non ci lascia mai…”