QUANDO LA VACANZA È SOTTO CASA E IL VIAGGIO È NELLA TESTA

Dopo la rivoluzione obbligata dalla pandemia, si è affermata una nuova tipologia di turismo, quello di prossimità. Alla scoperta di piccoli borghi, territori da sempre considerati minori e tanta, tantissima natura.

TURISMO
Francesca Tomassini
QUANDO LA VACANZA È SOTTO CASA E IL VIAGGIO È NELLA TESTA

Dopo la rivoluzione obbligata dalla pandemia, si è affermata una nuova tipologia di turismo, quello di prossimità. Alla scoperta di piccoli borghi, territori da sempre considerati minori e tanta, tantissima natura.

Vacanze a km 0, tutta salute. Dopo lo shock provocato dallo scoppio della pandemia da Coronavirus, si è affacciata sul mercato una nuova tipologia di “viaggio”. Una serie di passaggi obbligati, dettati dalle rigide normative anti contagio e dalla paura che hanno rimodulato completamente il modo di andare in vacanza degli italiani. Vicino, più economico, sicuro. Così, se nel 2020, nella prima estate della pandemia, si è assistito ad una inevitabile rivoluzione obbligata dell’idea stessa di viaggio, in questa estate 2021, quella che sembrava una moda, più o meno imposta, si è rivelata un vero e proprio trend. Parole d’ordine, poco affollato, all’aperto, alternativo che oltre a favorire il benessere psicofisico nei viaggiatori permette di entrare in armonia anche con i ritmi della natura.

Figlio bastardo del “home away home”, il concetto di vacanza cambia faccia e si trasferisce, in pianta stabile, sotto casa. In particolare, nei luoghi più ritirati e nascosti, quelli che per anni si sono ritrovati tagliati fuori da qualsiasi rotta turistica e che invece adesso fanno la parte del leone. Piccoli borghi, siti storico naturalistici poco conosciuti e natura, tantissima natura.

I dati, numeri alla mano, confermano. Un esempio su tutti, i risultati della ricerca su Google Trends sui borghi storici che nel periodo luglio 2020 e lo stesso mese del 2021 ha fatto registrare un incremento del 400%. Risultati confermati dalle ricerche condotti da un operatore del settore affermato come Booking e da Tripadvisor secondo cui almeno il 21% degli italiani per la stagione in corso ha programmato una vacanza vicino casa mentre il 16% entro un’ora e mezza di viaggio.

Per intercettare e soddisfare la domanda sempre più crescente ed esigente di questa tipologia di turisti, gli stessi operatori e le amministrazioni locali si sono trovati a formulare nuove strategie di marketing. In particolare, queste ultime, colte alla sprovvista da una stagione d’oro proprio nel momento di peggiore crisi, si stanno riorganizzando in fretta e furia per saltare su un treno che nessuno (o quasi) si aspettava di veder passare.

Un esempio su tutti, quello di Narni, piccolo borgo dell’Umbria Meridionale che nelle ultime due stagioni sta registrando un afflusso turistico senza precedenti. La promozione del territorio, unita ad una serie di eventi incentrati sulla tradizione, fanno il loro lavoro, ma per stessa ammissione degli addetti ai lavori, per quanto meritevole, una politica attenta a valorizzare le bellezze di un territorio ricco di storia e arte, non basta da sola a giustificare un successo di questa portata. Il plus, sono gli attributi intrinseci. Quella dimensione a misura d’uomo che, unita ad una posizione defilata dalle rotte del turismo di massa e immersa in una natura rigogliosa e selvaggia, ne stanno facendo una meta d’elezione per quel turismo formato slow. Un turismo dalle mille identità coniate per l’occasione o rispolverate dal cassetto, staycation undertourism: turismo di prossimità, che si incontrano tutte sotto l’ombrello della consapevolezza, della lentezza e della sicurezza. L’obbligo è decantato ed è diventato voglia di conoscere meglio il proprio territorio o quelli circostanti, tra storia, cibi genuini e la voglia di immergersi nella natura.

Come ogni formula che si rispetti, anche in questo caso esiste un vademecum. È praticabile tutto l’anno, a prescindere dalla possibilità di spostarsi, la vicinanza permette di utilizzare mezzi alternativi, come la bicicletta, a piedi, il cavallo. Accanto alle attività outdoor, è fiorita una serie di offerte che ha investito anche il mondo del lavoro ibridando lo smart working e la necessità di lavorare comunque fuori di casa, o la voglia di farlo avendo l’impressione di essere in vacanza. Se la pandemia ha svuotato gli uffici e riempito i salotti di casa, anche il contraccolpo sta dando i suoi frutti. In particolare gli hotel delle grandi città, hanno attrezzato una parte delle loro camere a veri e propri uffici. Le regole non cambiano, si può prendere una camera per un giorno, per qualche ora, per una settimana, e usarla come fosse il luogo di lavoro. Unica fonte di distrazione, affacci spettacolari su monumenti o panorami mozzafiato.

Ultimo ma non ultimo, nel panorama del turismo di prossimità, lo “Staycation” ovvero vivere la propria città da turisti che all’estero è già un’abitudine consolidata e in Italia sta prendendo piede. Ecco allora i romani in vacanza a Roma, i palermitani a Palermo e così via per Genova, Firenze, Milano, Torino e Venezia. Città dove alberghi e ristoranti, per lo più di lusso, propongono fughe romantiche, una cena stellata, un weekend con la famiglia. Unica condizione la voglia d’evasione, non importa se a poche centinaia di metri da casa. Del resto, per rilassarsi o divertirsi la formula vincente è aprire gli orizzonti, e a volte, quelli che sembrano i più vicini sono quelli che portano più lontano. Al mondo dell’hotellerie e della ristorazione, nel peggior periodo che probabilmente hanno mai vissuto, va quindi il merito di aver tirato fuori dal cilindro un modo di “viaggiare” che senza troppo sforzo, sta cambiando lo spazio e il tempo della propria quotidianità.