CIELO, MARE E NATURA INCONTAMINATA. IL PARADISO PROFUMA DI CEDRO

Il frutto dell’albero più bello sulla Riviera che porta il suo nome. Miti e leggende abbracciano ricerca e nuove tecnologie per promuovere e valorizzare un ecosistema unico al mondo.

TURISMO
Francesca Tomassini
CIELO, MARE E NATURA INCONTAMINATA. IL PARADISO PROFUMA DI CEDRO

Il frutto dell’albero più bello sulla Riviera che porta il suo nome. Miti e leggende abbracciano ricerca e nuove tecnologie per promuovere e valorizzare un ecosistema unico al mondo.

Coste selvagge, scogliere a picco sul mare, fondali da sogno e una vegetazione lussureggiante. Uno scrigno a cielo aperto che racchiude, in soli 35 km, un ecosistema fra i più complessi e delicati al mondo.
È la Riviera dei Cedri, nomen omen, corrispondente alla zona dell’alto Tirreno Calabrese. Un territorio di cui già alla fine dell’Ottocento Francis Marion Crawford, lo scrittore americano autore di capolavori dell’horror, si innamorò perdutamente, tanto da ambientarvi alcune delle sue storie ed eleggere la torre che oggi porta il suo nome, a ritiro estivo. Diamante, Cetraro, San Nicola Arcella, Santa Maria del Cedro sono solo alcune delle perle incastonate su un tratto di costa a soli 35 km dal Parco del Pollino.

Un connubio, quello fra mare e montagna che, oltre a essere spettacolo per gli occhi e balsamo per l’anima, dà vita a endemismi come la primula di Palinuro, il garofano delle rupi e permette la coltivazione del cedro. Frutto dell’albero più bello secondo la tradizione ebraica, profumatissimo capolavoro della natura che per tutto l’anno non lascia il suo ramo e rende unico il paesaggio che lo circonda, il cedro che cresce in queste zone, per le sue caratteristiche organolettiche, è assurto a simbolo di una qualità riconosciuta a livello mondiale. Da aprile a giugno, fiori bianchi dai contorni violacei sprigionano un odore insieme dolce e acre, che si infila nelle narici e dà alla testa.

Simbolo di una Calabria contadina, crocevia di popoli, culture e religioni che nei secoli hanno trovato in questo terreno un humus prezioso, il cedro fu introdotto in queste zone proprio dagli ebrei durante le loro migrazioni. Secondo la tradizione, la qualità più pregiata– il liscio di Diamante– fiorì proprio alle foci del fiume Abatemarco, dopo la caduta di Gerusalemme. Per gli israeliti, durante l’esodo ebraico verso la terra Promessa, fu Dio stesso a indicare a Mosè il cedro (etròg) come una delle quattro piante da utilizzare in occasione della celebrazione religiosa dei Tabernacoli o delle Capanne. Per questo, ogni anno alla fine di agosto, i rabbini di tutto il mondo si danno appuntamento proprio a Santa Maria del Cedro per raccoglierne i frutti più belli e succosi.

Per tutelare, promuovere e valorizzare un prodotto tanto apprezzato quanto particolare, in anni recenti è nato il Consorzio del Cedro di Calabria. Una realtà composta da produttori, trasformatori e operatori commerciali che, se da un lato si impegnano a preservare la tradizione, dall’altro, attraverso la ricerca e gli studi sull’innovazione tecnologica, stanno cercando di proiettare l’intero territorio nel futuro del turismo e della gastronomia. Candito, bollito, essiccato. La tradizione di utilizzare il cedro in cucina è antichissima e risale al tempo dei romani, lo stesso Apicio nel suo De re coquinaria racconta di alcune ricette aromatizzate al cedro. Utilizzato come aroma per creme e bevande, o come gusto per granite, nel tempo il cedro è riuscito ad inserirsi in tante preparazioni. Dai primi ai secondi, sia di carne che di pesce, fino al prodotto di punta, voluto fortemente dal Consorzio, l’olio extra vergine d’oliva aromatizzato al cedro. E ancora liquori, creme, marmellate, passando per i  “Panicelli” di D’Annunzio,  involtini di foglie del cedro riempite con uva zibibbo e cubetti di buccia di cedro.

Passeggiando fra questi alberi secolari, guidati dal loro profumo penetrante e avvolgente, è facile imbattersi in miti e leggende che avvolgono questi luoghi. Reminiscenze di un passato glorioso e auspicio di buona ventura per una terra orgogliosa e selvaggia.