CLIMA: GLI ITALIANI DISPOSTI A RIVEDERE LO STILE DI VITA

Un sondaggio condotto da YouGov in sette Paesi europei ha registrato la propensione dei cittadini a modificare le abitudini quotidiane per mitigare gli effetti dell’emergenza climatica.

AMBIENTE
Maria Carla Ottaiano
CLIMA: GLI ITALIANI DISPOSTI A RIVEDERE LO STILE DI VITA

Un sondaggio condotto da YouGov in sette Paesi europei ha registrato la propensione dei cittadini a modificare le abitudini quotidiane per mitigare gli effetti dell’emergenza climatica.

Quanto e cosa siamo disposti a cambiare dei nostri stili di vita per cercare di contrastare le conseguenze dei cambiamenti climatici in atto?

È la domanda posta da YouGov nel corso di un sondaggio condotto in esclusiva per il quotidiano britannico The Guardian tra il 5 ed il 24 aprile scorsi in 7 diversi paesi europei (Italia, Francia, Spagna, Regno Unito, Germania, Svezia e Danimarca), su un campione di circa mille persone per nazione.

Ebbene, stando alle rilevazioni, su molte delle questioni sottoposte agli intervistati, siamo proprio noi italiani a dichiararci tra più propensi alle rinunce e/o alle revisioni richieste dall’emergenza climatica.

Un orientamento determinato probabilmente dall’indice di preoccupazione che, rispetto cambiamenti climatici, ci vede in vetta alla classifica con un 81% di punti percentuali, seguiti da francesi (79%), spagnoli (77%) inglesi (65%), tedeschi (63%) e svedesi (60%) e dall’altrettanto alta percentuale (75%) di nostri connazionali convinti che le azioni individuali possano avere un grande impatto sulla lotta al cambiamento climatico.

Fatto sta che gli italiani, con una percentuale del 40% sono secondi solo agli spagnoli (44%) se interrogati sulla possibilità di sostituire le auto a carburante con quelle elettriche o di lasciarle addirittura in garage sostituendole con le biciclette o con sane passeggiate e il ricorso al trasporto pubblico. Percentuali che si dimezzano invece nelle risposte date dai tedeschi (24%), dagli inglesi (22%), e dai danesi (20%), paesi in cui va però considerato che l’utilizzo il trasporto pubblico è già largamente diffuso.

Sono ancora gli italiani fra i più pronti (43%) a rivedere la dieta riducendo largamente – e per una seppur ridotta percentuale (17%) anche astenendoci totalmente – dal consumare carne e derivati del latte in favore di frutta e verdura di stagione, regime al quale sono invece risultati assai contrari i tedeschi.

I dati raccolti ci dicono ancora che siamo in buona parte disponibili a investire i nostri risparmi nell’efficientamento energetico delle nostre abitazioni (40%) e a limitare l’acquisto di prodotti in plastica monouso (56%), ma molto meno, invece, a pagare biglietti aerei maggiorati al fine di compensarne le emissioni.

Percentuali decisamente più basse di consensi si registrano invece – in Italia come negli altri Paesi non superano la media del 20% – per le proposte di acquistare solo vestiti di seconda mano o diminuire il numero dei figli desiderati.

Più in generale, il consenso degli intervistati è piuttosto unanime – tra il 76 e l’85% –  nel sostenere la necessità di strategie più efficaci e di un’unione fra i Paesi per affrontare la crisi ma se la domanda si sposta sull’utilità della COP26 – la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici – le percentuali segnalano un certo scetticismo, con i tedeschi al primo posto (64%), seguiti da inglesi (62%), francesi (56%), spagnoli (55%) e, con più indulgenza, da noi italiani (51%).

Insomma, le abitudini e i contesti diversi portano evidentemente a registrare risposte diverse fra i cittadini europei, segnando di fatto una strada ancora lunga da percorrere per giungere alla definizione di misure condivise ed efficaci al fine di combattere una crisi climatica da cui però tutti e ugualmente siamo minacciati.